Nel 1981 al mio secondo anno nello Zaire di allora fui inviato nella missione di Ndedu a circa duecento chilometri dalla frontiera con il Sud Sudan. Mi ritrovai, unico fratello comboniano, con altri tre confratelli padri. Fui incaritato della formazione di quattro giovani che desideravano diventare comboniani, e di tutti i servizi pratici della missione e dei vari villaggi. Il lavoro era abbondante e il territorio della missione erava vasto e gli ultimi villaggi si trovavano a oltre 140 chilometri dalla missione centrale. Eravamo tutti giovani ed entusiasti del nostro servizio missionario. E’ qui che incontrai per la prima volta Thérèse che veniva dal villaggio di Mangbetu e stava seguendo i primi anni delle scuole superiori assieme ad altre compagne. Già prima di venire a Ndedu si sentiva chiamata a una vocazione speciale… Sono trascorsi alcuni decenni e di tanto in tanto ho l’occasione di rivederla. Così ultimamente ho colto l’occasione per ascolatare qualcosa della sua vita.
Mi racconta:
Fui battezzata con il nome di Marie Therese Severine e il mio cognome è Nombeanesu Tebwane Siamo della tribu “Mangbetu”. Anche il mio villaggio e la cappella del villaggio hanno lo stesso nome “Mangbetu”. Il papà si chiamava Severin Tebu, la mamma Odilia. morì quando eravamo bambini, e il papà poi nel 2005. Oggi nel villaggio restano i miei fratelli maggiori: Jean, Antoinette, Vilana, con una sorella minore che si chiama Coletta. Nel mio piccolo villaggio ho potuto frequentare la prima e seconda elementare e poi continuare nel villaggio di Ndedu fino alla seconda superiore.
Come hai sentito che il Signore ti chiamava a essere Suora?
Beh a dire il vero, quando ero una ragazzina sentii il desiderio di diventare sacerdote per celebrare la Messa. Si proprio sacerdote! Pensavo che anche le donne potevano esserlo. Suor Stefania Balsarri e suor Veronica Fassi, comboniane, mi fecero capire che non era possibile per una ragazza essere sacerdote e allora decisi di mettermi al servizio del Signore come suora. Mi aiutarono molto per il mio cammino vocazionale, anche se non mi sentivo di essere chiamata ad essere missionaria come loro per altre terre. Rientrai nel mio villaggio per parlarne con mio padre per ricevere il suo consenso perché, quando in un primo tempo avevo manifestato questo mio desiderio, era nettamente contrario. Qualche anno dopo, quando poi feci la professione religiosa consacrandomi a Dio, mio papà, colmo di gioia mi disse : “Ora sii fedele e non tradire la tua vocazione restando al servizio del Signore per sempre, sì per sempre”.
Quali sono i primi passi che hai fatto?
Nell’anno 1984, sono entrata dalle suore “domenicane” qui conosciute come “Caterinette” (da Santa Caterina da Siena…), nel convento di Niangara, cittadina che era la prima sede della nostra diocesi, in seguito fece posto alla città di Isiro e fu ribattezzata in Diocesi di Isiro-Niangara. Con me sono entrate in convento altre due ragazze di Ndedu che presero poi il nome di suor Candida e suor Marie Elena. Una delle caratteristiche di Niangara, oltre che ad essere una cittadina della tribù Mangbetu con un magnifico, artistico e storico tribunale tradizionale ed essere nei pressi del fiume Uele, è che gli esploratori europei l’hanno definita come: “centro geografico dell’Africa”. Come l’hanno calcolato solo loro lo sanno… fatto sta che all’inizio della cittadina, hanno eretto il “monumento del Centro geografico dell’Africa”.
Dopo il periodo formativo a Niangara dove sei stata inviata?
A Niangara seguii il cammino formativo come aspirante e poi nel”85 come novizia, per essere suora domenicana. Poi, assieme alle altre compagne, fui traserita a Isiro perché continuassimo gli studi e ottenni il diploma delle superiori. Dopo qualche anno suor Candida ebbe una crisi vocazionale e decise di uscire, si sposò e non la rividi più.
Quale è stata la tua prima missione ?
Fui inviata a Tadu quasi all’estremo della diocesi verso est a qualche centinaia di chilometri da Isiro, tra i “Logo”. Fui incaricata del servizio di guardarobiera, di insegnante per la scuola di “Taglio e cucito” per le mamme e le ragazze del villaggio e del lavoro dei campi. Restai a Tadu solo due anni poi fui richiamata a Isiro per impegnarmi nell’apostolato alla “Maison Bleu”, il luogo dove fu uccisa la nostra martire congolese Suor Clementine Anwarite Nengapeta. Nella chiesa santuario avevo il compito di dirigere i canti e quello di sacrestana. Tenere pulite le strutture e la chiesa m’impegnava molto visto l’importante afflusso dei fedeli per le celebrazioni. Ero felice di poter essere in servizio per questo santuario, lo consideravo e lo considero ancora un dono. Mi domandavo spesso: “Sarei pronta per il martirio come Anwarite?” E mi dicevo che: “Con la grazia di Dio, darei con gioia la mia vita”.
Quanto sei rimasta in servizio alla “Maison Bleu”?
Sono rimasta per tre anni poi con un certo dispiacere per dover lasciare il luogo del Martirio suor Anwarite spriritualmente importante per tutti, fui inviata nel convento della parrocchia di “Saint Rosaire” su richiesta della Madre Generale dove rimasi per sette anni. Era il tempo della guerra per spodestare il presidente Mobutu, un tempo di caos e pericoli. I rischi venivano soprattutto da parte dei soldati di Mobutu che si ritiravano facendo morti, razie e violenze. In effetti la soldataglia arrivò anche in parrocchia per i saccheggi, ma noi nel frattempo ci eravamo noscoste in foresta dove un bon papà ci aveva accolto e nascoste nella sua casa per proteggerci dai militari, che non ci trovarono. Trascorsi poi un paio d’anni nel convento di Teli. In seguito mi è stato chiesto di andare a Kisangani per essere economa tra le nostre giovani studenti. Neanch’io possedevo un diploma e per ottenerlo fui poi inviata nella nostra capitale Kinshasa, dove ottenni il diploma in “Taglio e cucito”.
Dove ti trovi ora?
Ora mi trovo a Dungu una grossa e bella cittadina a poco più di duecento chilometri a nord d’Isiro con il compito di superiora della comunità. Faccio scuola di taglio e cucito per le mamme e le numerose ragazze madri. Purtroppo i mezzi sono carenti. Non abbiamo né stoffa, né macchine per cucire e non possiamo realizzare gran che per far funzionare la scuola in autogestione. Recentemente, trasportata in moto, ho avuto un incidente e la mano destra non va bene. Vorrei essere di aiuto alla comunità nel lavoro dei campi ma non riesco a lavorare con la zappa e con il machete. Le altre consorelle della comunità sono insegnanti nella scuola elementare e nelle superiori. Ci sono poi alcune suore anziane che con semplicità danno la loro testimonianza di vita e si dedicano all’incontro con le persone e alla preghiera.
Com’è la situazione a Dungu?
Dungu è una cittadina che ha sofferto molto in un passato non tanto lontano, in un primo tempo per la massiccia presenza di rifugiati sudanaesi, che erano più numerosi degli abitanti di Dungu, poi ancora di recente per la presenza dei ribelli del LRA (“Esercito di Resistenza del Signore” ribelli violenti ugndesi noti per una guerriglia brutale e terrorista con rapimento di bambini soldato che hanno operato in Uganda e poi anche in RDC). Ne hanno fatte di cotte e di crude, commettendo gravissimi crimini e che ora per fortuna, sono spariti. Una volta liberati dal LRA, anche il contingente del ONU (chiamato Monusco) che garantiva una certa sicurezza, ha lasciato completamente il teritorio e da pochi anni è tornata la calma. Speriamo che la pace regga e che cose simili non si ripertano. I problemi restano gravi per altre zone della RDC specie verso verso l’Uganda e il Rwanda.
Cosa ti resta a cuore del cammino vocazionale che hai fatto?
Sono riconoscente verso tutte le comboniane e i comboniani che mi hanno aiutato molto, che considero come miei veri genitori spirituali. Mi hanno sostenuto in tante difficoltà, in particolare nel affrontare con decisione le provocazioni di persone malintenzionate che volevano che lasciassi la vita religiosa e li sposassi. Sono innamorata del Signore, felicissima e grata del dono della vocazione religiosa, di quanto ha operato in me e di quanto mi ha permesso di fare per la sua Gloria, e per la nostra gente. So che ho bisogno di sostegno e chiedo di pregare perché sia sempre e fino alla fine, fedele e generosa nel seguire con gioia il Signore, come ho promesso a Lui e a mio padre.
Sei a 45 chilometri da Ndedu e altre due decine dal tuo villaggio Mangbetu, non sei attrata per un possibile ritorno verso la tua gente?
Le suore Comboniane hanno lasciato Ndedu da decenni, e da allora è lì presente una delle nostre comunità di suore “Caterinette”. Non ho occasione di ritornarci.
Grazie suor Severine per questa tua condivisione, ti ricordiamo e sosteniamo con la nostra preghiera sapendo che il Signore che ti ha scelto ti donerà sempre quello che ti servirà per essere sempre una generosa ed entusiasta testimone del suo Amore per tutte le persone che incontri .





