Cosa succede quando Fisici teorici e Filosofi della fisica si incontrano? Non so cosa può succedere in un contesto accademico, ma posso dire quello che è successo in Verona presso i Missionari Comboniani: la libertà di aprirsi al mistero della meccanica quantistica, dei sistemi, alle implicazioni della gravità quantistica, all’ipotizzare una presenza della vita senza lo “spaziotempo”.

Considerando il gruppo di amici di Carlo Rovelli un sistema di flusso di informazioni mi sono sentito un osservatore privilegiato, un osservatore che ha potuto interconnettersi con il loro pensiero e attività accademica introducendo le idee e i progetti altrettanto rivoluzionari di Daniele Comboni e la Missione dei Comboniani oggi.

Il mio interesse per la fisica teorica è nato quando ho studiato e mi sono confrontato con alcuni aspetti della Teologia della Creazione. Dio con il suo Atto creativo fa posto alla Creazione, restringe la sua perfezione per far posto alla creazione e soprattutto alle creature. Nella fisica teorica si parla frequentemente delle variazioni, dei cambi di stato, anche piccoli, di un sistema  e di come queste variazioni delle sue condizioni iniziali possano produrre trasformazioni (creazioni) profondamente diverse. Questo principio sia in Teologia che in Fisica quantistica genera delle discontinuità, delle contraddizioni con la concezione di un universo perfettamente prevedibile, governato da equazioni semplici, chiare e lineari. La fisica teorica mi ha fatto comprendere che dentro gli eventi, nelle informazioni, nelle equazioni si nasconde una fragilità inattesa: l’imprevedibilità non è un difetto del calcolo, è una proprietà del mondo. Nell’osservare il mondo, il creato, l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande non tutto si piega a una soluzione chiusa, non tutto si lascia chiudere in una formula rassicurante. Questo non lasciarsi chiudere in una formula lo percepisco nella libertà di Dio e nella libertà che Dio, pur sapendo di rischiare, ha dato alle sue creature.

Tra le sue tante lezioni di fisica Carlo Rovelli sostiene l’interpretazione relazionale della Meccanica Quantistica: Il creato è relazione ed è in relazione e senza di essa non potrebbe essere tale. Carlo propone che le proprietà delle particelle esistano solo in relazione ad altri oggetti, proprio come il creato e le creature esistono in relazione al loro creatore.

Tra una sessione e l’altra i nostri amici Fisici e Filosofi hanno trovato il tempo di visitare alcuni luoghi della città di Verona e d’intorni. Prima di una sessione pomeridiana hanno visitato il Museo Africano. È stato importante per loro scoprire la ricchezza delle culture e la bellezza della diversità di sguardi e interpretazioni del mondo. Con loro ho potuto confrontarmi sul fatto che le intuizioni, le emozioni hanno un ruolo nella scoperta scientifica, che il vivere a contatto e in armonia con la vita e la terra in molte culture prepara le connessioni prima ancora che la ragione le formalizzi. La scienza non è solo calcolo, è anche visione. Se provassi a parlare di una Spiritualità della Fisica e della Scienza in generale la individuerei proprio in questa tensione tra rigore e intuizione, tra imprevedibilità e meraviglia del respiro della vita. Nell’ascoltare discutere di sistemi e flussi di informazioni ho potuto considerare che le leggi non sono catene, sono mappe provvisorie. E ciò sta a dire che le nostre sono convenzioni efficaci, strumenti che funzionano finché funzionano. Non sono idoli da adorare. In questo vedo un cambiamento di prospettiva radicale: la scienza non possiede il reale, lo descrive. E lo descrive sempre da un punto di vista. Non tutto ciò che è complesso è incomprensibile. Viviamo in sistemi sensibili, viviamo profondamente immersi nelle relazioni, nelle scelte, nelle parole che possono costruire e cambiare la storia, il nostro essere e relazionarsi dentro questa storia può fare la differenza se le variazioni e i contributi che poniamo in essere sono indirizzati al bene comune, all’amicizia sociale e alla pace.

Paolo Latorre