La mia esperienza di sacerdote missionario a contatto con tante famiglie in continenti e culture diverse, mi fa credere che ci sono ancora famiglie buone in cui i loro membri, genitori e figli, s’impegnano perché non siano uniti soltanto da legami di sangue, ma anche da legami di rispetto, di fede, e dal praticare il perdono vicendevole per le inevitabili mancanze. Quante sono queste famiglie? Non so, ma ce ne sono, e per questo lodo il Signore della vita. Naturalmente, nella nostra società in genere, abbiamo famiglie disastrate, oppure gruppi di persone che in qualche modo si mettono insieme, considerandosi compagni e compagne piuttosto che mariti e mogli, con o senza figli. A tale riguardo, i problemi sono tanti, e spesso manca armonia, e mancano progetti comuni. Si va avanti in qualche modo.

 

Celebrando la festa odierna, ringraziamo Dio per il grande dono della Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, modello e speranza di ogni famiglia umana e di ogni comunità. Contempliamola per ottenere la grazia di conformare ad essa la vita delle nostre famiglie e delle nostre comunità, incluse le comunità religiose.

Ci chiediamo: perché la Famiglia di Gesù, di Maria e di Giuseppe era santa? Ecco come ho letto la vita di questa famiglia stupenda, ed ecco la risposta a questa domanda:

Era santa perché viveva immersa nella fede, una fede di significato profondo e creativo, con le seguenti caratteristiche:

  1. Fede come INCONTRO rinnovato giorno dopo giorno tra di loro e con Dio Padre, nella potenza dello Spirito e mediante la preghiera.
  2. Fede come DISPONIBILITA’ tra di loro e dinanzi al Padre per fare la Sua volontà senza riserve e con generosità.
  3. Fede come CONVERSIONE, come crescita in intima comunione: tre persone, ma un cuor solo e un’anima sola.
  4. Fede come GRATITUDINE per tutti i doni ricevuti dall’Alto, e come spinta in avanti.
  5. Fede come GIOIA, come serenità e armonia nell’intimo e nelle relazioni varie.

In questo contesto consideriamo un particolare dell’episodio riportato dal Vangelo: Gesù rimase nel tempio all’insaputa dei genitori, non per volontà di disobbedienza o irresponsabilità adolescenziale, ma per la sua fedeltà alla missione affidatagli dal Padre, che traboccava nel suo cuore. Parlando con i genitori, fece capire loro l’importanza di mettere il Padre al di sopra di ogni cosa. Così essi compresero, non senza sofferenza, che più che sui legami di sangue, la loro famiglia era fondata sulla volontà del Padre. I legami familiari venivano relativizzati. Ecco allora che le loro menti e i loro cuori diventarono aperti alla volontà di Dio, con fedeltà incondizionata sino alla fine, camminando con lo sguardo sempre orientato verso l’Eterno di Dio.

Cosa possiamo sognare, imparando dalla Santa Famiglia?

  1. Che i legami di sangue, anche se importanti, sono relativi. Più importanti sono i legami creati dall’amore vicendevole fatto di accettazione gli uni degli altri, di rispetto e di sostegno per la crescita di ciascuno, nella libertà e nel proprio cammino di vita.
  2. Che i bambini meritano un’attenzione fatta di tenerezza e di proiezione nel futuro. Infatti è nella famiglia che i bambini possono imparare come crescere e come inserirsi nella grande società civile ed ecclesiale. Ciò mi pare sia un sogno, ma non un’utopia. Certo che la trasmissione dei valori umani e religiosi, costituisce un problema acuto perché ci troviamo in un’epoca che cambia continuamente.
  3. L’auspicio che i genitori abbiano la consapevolezza della loro missione educatrice, e che la vivano evitando l’atteggiamento dell’astensione (Non c’è nulla che possiamo fare!), e quello dell’imposizione (I nostri figli devono essere e vivere a nostra immagine e somiglianza!).
  4. L’atteggiamento giusto e creativo che “rende possibile lo sviluppo personale dei figli, incoraggiandone le qualità e il progresso, risvegliando la loro capacità critica davanti a una società massificata e spersonalizzante, e preparandoli ad assumere la loro vocazione nella vita” (Basilio Caballero, teologo spagnolo).

Ringraziamo Dio Padre per il dono della Santa Famiglia di Nazaret in cui regnava fede, speranza, amore, e tutte le virtù domestiche. Impegniamoci a imitare Gesù, Maria e Giuseppe, aiutando genitori e figli, perché le nuove generazioni abbiano ad avere entusiasmo attivo per un futuro migliore.

 

                                           Giovanni Taneburgo, Missionario Comboniano