Case d’acqua, case d’aria, case di fango, case di legno

 

- Molti popoli e nazioni vivono una Pasqua insanguinata da chi vuol farsi grande uccidendo gente innocente. Molte nazioni e troppi paesi conoscono il peso di giorni di buio, di incertezza, di violenza e di dolore: innocenti e poveri perdono la vita sotto i bombardamenti; i villaggi e i paesi si svuotano, i giovani partono in cerca di fortuna; migranti e rifugiati fuggono dalle violenze, dalle guerre e si avventurano in cerca di sicurezza e di un pezzo di pane per le loro famiglie; gli anziani resistono e custodiscono storie di gioie, sofferenze e solitudini del passato. E mentre assistiamo impotenti a tutto questo, il nostro sguardo si allarga a un mondo ferito, dove la pace appare fragile e insicura, minacciata dalle guerre, violenze e divisioni, che sembrano non aver fine. Entriamo, allora, nelle case di chi soffre e di chi ha bisogno di speranza per tornare a credere nel bene, nella pace e nella vita. Entriamo nelle case delle zone isolate e abbandonate, nelle periferie delle città. Troveremo case di ogni tipo: alcune costruite con pietre, fango e terra, altre tirate su con pareti di latta, oppure con legno e cartone. Insomma, la necessità dei costruttori ha sollecitato l’arte di arrangiarsi e, come capita agli uccelli quando costruiscono il nido, hanno usato ogni genere di ‘ramoscelli’ tra quei materiali più facili da recuperare. Spesso quello che doveva essere un riparo temporaneo è diventato definitivo. Però non avremmo mai voluto vedere che esistono anche case d’acqua, case d’aria, case di fango, case di legno… È Pasqua e sarà Pasqua se visiteremo ogni giorno queste case segnate dal sangue dell’Agnello innocente:

 Casa d’acqua… quella in cui abiteranno, per sempre, tutti i migranti che hanno perso la vita nel naufragio del loro barcone. Abiteranno per sempre, in fondo al mare, una casa d’acqua. Immensa la casa, come non avrebbero mai pensato di poter avere. Un’unica enorme stanza liquida senza porte né pareti. Mediterraneo, ultimo domicilio conosciuto per chi rimarrà… sconosciuto per sempre.

Casa d’aria… che sia Gaza, oppure l’Ucraina, il Sud Sudan, il Libano, L’Iran o dovunque nel mondo regni la violenza, una casa d’aria è l’abitazione per tutte quelle persone che casa non hanno più. Travolte e sconfitte dalla follia umana non sanno più dove andare. Questa volta un dio diverso da quello incontrato da Elia si è presentato loro, non in un vento leggero, ma in una tempesta che, spazzando via tutto, li ha lasciati solo con una casa d’aria.

Casa di fango… sarà casa di fango quella in cui abiteranno migliaia e migliaia e migliaia di persone che erano proprio come noi. Non erano soldati eppure… sono state spazzate via dalla violenza, sono state colpite nei campi, su qualche montagna, per strada, sulla sabbia, da chi le ha pensate ed etichettate come “danni collaterali”. Sono rimaste lì, in quel fango, e non avranno mai sulla loro ‘non tomba’ una croce, una Mezza Luna, una stella oppure il simbolo in cui credevano. Non saranno mai sole, però, perché nel nostro pensiero potremo ritrovarle tutte insieme a formare una grande famiglia allargata, che abiterà per sempre quella casa umida di fango… ma finalmente nella pace.

 Casa di legno… sarà la casa dei più fortunati, cioè di tutte quelle persone sconosciute che, grazie alla pietà di qualche sconosciuto samaritano, potrà riposare in una cassa di legno. Sono stati spazzati via e abbandonati da chi non ha avuto e non conosce pietà, ma vivranno per sempre custoditi da quattro assi di legno, queste però messe insieme con amore da chi conosce pietà. E tante altre case come queste ci sono nel mondo. Perché questi riferimenti dolorosi, tristi, in questo periodo di Pasqua? Prima di tutto per ricordare e accogliere tutti coloro che abitano case d’acqua, case d’aria, case di fango, case di legno e tutte quelle case che poggiano le loro fondamenta non sulla roccia ma sulla violenza che distrugge.

Nel tempo pasquale la nostra fede passa dal venerdì santo, in cui smarrimento e dolore prevalgono, alla domenica di Risurrezione in cui la gioia della Vita, che non morirà più, abbraccia e accoglie tutti. A qualsiasi fede appartenga.

 Allo stesso modo, noi pensiamo che anche tutte le persone che abitano case d’acqua, case d’aria, case di fango e case di legno lasceranno in quei domicili solo dei corpi, nulla più. Crediamo e speriamo fermamente che la loro passione possa trovare un senso e passare dal dolore del venerdì del Golgota alla vita della domenica pasquale del Tabor. Dietro questa storia concreta, senza togliere nulla al pericolo minacciante, alla fatica e alla sofferenza, la Pasqua ci consegna un annuncio che cambia il cuore delle cose e degli eventi: questo è il giorno di Dio; è il giorno in cui la vita ha vinto la morte. E’ il giorno in cui la speranza torna possibile; è il giorno in cui il Signore ha deposto i potenti e prepotenti dai troni. È il giorno in cui il Cristo risorto entra nelle case, in tutte le case e dice ancora: “Pace a voi”

 

A cura di Teresino Serra

 

Fonti:                                                                                                                                                 

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