Mamà Regina Mbolinie ha vissuto il periodo della ribellione dei Simba tra Mambasa e Nduye e ha un vivo ricordo di quei tragici avvenimenti. Ricorda in particolare Padre Bernardo Longo, missionario Dehoniano di Pieve di Curtarolo (PD), ucciso dai Simba, i ribelli “mulelisti”, il 3 novembre 1964. Padre Bernardo è stato un grande missionario santo e capace che non si è risparmiato e che è stato accanto alla sua gente fino al martirio. Ci ha lasciato un breve diario scritto tra il 20 agosto e il 17 ottobre 1964, che come qualcuno ha detto “ è stato scritto perché non rimanga nascosta una testimonianza preziosa e diretta del sacrificio di tempi durissimi, culminati con il dono della propria vita”. È auspicabile che questo prezioso diario sia ristampato e pubblicato. Padre Roberto Ardini, anche lui di Curtarolo, mi diceva che la sua vocazione missionaria, in particolare per il Congo, è nata dall’incontro e dalla testimonianza di vita di questo grande missionario.

Mamà Regina mi racconta:

Padre Bernardo aveva a cuore l’istruzione scolastica dei bambini e la formazione professionale e soprattutto quella religiosa affinché diventassero buoni cristiani. In accordo con le suore comboniane li raccoglieva nei villaggi e li portava nell’internato (convitto …suona meglio) di Nduye. Per raccogliere i ragazzini passava nei villaggi contattando le famiglie che già lo conoscevano non solo di fama. Avendo il loro accordo li caricava sul suo camion e li portava a Nduye. Andava anche lontano fino a Butembo. Non c’è da stupirsi quindi se nel convitto ci fossero settecento bambini e ragazzini. Sempre con il suo camion, padre Bernardo li riportava poi a casa loro per le grandi vacanze.

Mamà Regina, come sei giunta anche tu tra gli allievi della scuola di Nduye?

I miei genitori abitavano a Mambasa  e un giorno padre Bernardo giunse a casa nostra  per vedere se c’era qualche ragazzino o ragazzina da condurre a Nduye. I miei genitori furono contentissimi di affidarmi a padre Bernardo per condurmi a Nduye per il cammino di formazione scolastico religiosa.  Salii sul camion assieme agli altri compagni per il  viaggio di una sessantina di chilometri. A Nduye avevamo a nostra disposizione le scuole e un lungo edificio con i nostri dormitori. Eravmo divisi in due gruppi: i più piccoli e i grandicelli. Le direttrici della scuola e del internato erano le suore. Ricordo in particolare suor Rosa Calmia, egiziana. La comunità era composta da erano sei suore:  Manuelita, Anna Clara, Ginetta, Rosa Calmia, Rosa Lamonaca, Gemma. P. Bernardo era un innamorato della Madonna, di cui aveva messo statue sia all’aperto sia all’interno degli edifici principali. Ci faveva recitare ogni giorno il rosario, cosa che facevamo con entusiasmo.

Mamà Regina, sei testimone di tutti quegli avvenimenti tragici degli ultimi giorni di P. Bernardo. Cosa ti è rimasto impresso ?

I ribelli Simba giunsero a Nduye diverse volte per rubare, uccidere, violentare e obbligare la gente a essere presente ai maltrattamenti e alle esecuzioni, inneggiare in loro favore. Chi non lo faceva o si mostrava contrario veniva ucciso. Entrarono anche nell’internato mettendoci paura. Entrarono nella casa dei padri dove rimaneva solo P. Bernardo perché il suo confratello, padre Luigi Noacco, era già rientrato in Italia passando in foresta e raggiungendo a suo rischio e pericolo, l’ Uganda. Anche Don Giacinto Toneatto ( Sacerdote “Fidei donum” diocesano di Udine) amico di Padre Bernardo, e già minacciato più volte di uccisione da parte dei Simba, passò da Nduye e seguendo sentieri di foresta si mise in salvo giungendo a suo turno in Uganda. I ribelli affrontarono padre Bernardo, domandandogli se fosse belga, disse che era Italiano. Lo presero, lo caricarono in macchina e lo portarono a Mambasa dove subi interrogatori e maltrattamenti. Fu poi riportato a Nduye.

Cosa sai del martirio di P. Longo?

Non trascorsero molti giorni che i ribelli si ripresentarono e presero P. Bernardo e le suore portando tutti a Mambasa in prigione. C’erano prigionieri altri bianchi e alcuni religiosi. Un certo Likarani,  ragazzo simba che era stato allievo a Nduye, rimandato a casa per comportamenti alquanto scorretti, continuava a dire ai Simba di uccidere P. Bernardo. Lasciarono libere le suore che ritornarono verso Nduye e i cristiani a loro rischio le nascosero in foresta. Il Padre, fu dapprima giudicato da un tribunale popolare. Fu accusato di avere un apparecchio trasmittente mentre in missione non c’era che un vecchio magnetofono fuori uso. Fu condotto al bivio della strada che dalla pista principale va verso Nduye. Eravamo presenti e ci era proibito piangere o manifestare dolore. Mentre il padre pregava e pregava anche per i suoi sicari, uno di loro lo colpi con una lancia al petto, poi gli spararono una raffica e lo lasciarono morto lì in strada. Appena fu possibile un infermiere  gli praticò una iniezione perché il corpo si conservasse il più possibile e fu ancora lui che il giorno dopo tolse il corpo dalla strada e lo seppellì direttamente in terra di lato al bivio della strada. Quel giorno furono uccise trentasei persone, che poi furono sepolte assieme. Questo infermiere sparì per due anni, poi quando ritornò, indicò dove era stato sepolto p. Bernardo. Si scavò e il corpo fu ritrovato, sembrava stesse dormendo tanto il corpo era ben conservato. Lo presero e portano a Nduye per seppelirlo.

Che ricordi hai del vostro ritorno a Nduye?

Come ho detto, le suore rilasciate, si sono poi rifugiate in foresta per evitare il peggio. Quando giunsero i sodati belgi le cercarono e fecero fatica a ritrovarle portandole poi in salvo fino in Uganda e rimpatriandole in Italia. Alcune di loro fortemente toccate dalla tragedia non fecero più ritono, solo suo Anna Clara e suor Manuelita ebbero la forza e il coraggio di rientrare in Congo e riprendere il loro lavoro  nelle missioni di Dungu e Ndedu. Noi allieve, ritornate a Nduye dopo il martirio di P. Bernardo, temevamo che i Simba, che fino ad allora ci avevano rispettate, inebriati da droghe e bevande, ci facessero del male.  Anche i nostri genitori e la gente temevano per noi e ci consigliarono di nasconderci in foresta.

Per delle ragazzine e dei ragazzini come voi credo non sia facile vivere nascosti in foresta e trovare di che nutrirsi…

Alcune di noi conoscevano la foresta e sapevano che alcuni bianchi si erano costruiti case nelle radure fuori mano creando vari tipi di piantagioni. Queste ragazzine avevano visitato questi luoghi in precedenza. I bianchi erano riusciti a fuggire lasciando case e terreni vuoti. Nei loro campi ben coltivati e abbandonati trovammo abbondantemente di che nutrirci. C’erano anche delle galline. Restammo in foresta per sette mesi, e nessuno sapeva niente di noi. I miei genitori pensavano che fossi morta, tanto che pensavano di fare la “matanga” (veglia funebre). Un giorno ci scoprì un ragazzo nostro amico che corse a dare la notizia ai miei genitori dicendo loro che ero viva e che stavo bene. Anche i miei fratelli si erano nascosti in foresta in altri luoghi. Saputo che la situazione era ritornata tranquilla siamo, uscite disorientate, e siamo rientrate nelle nostre famiglie.

Che ricordo voi conservate di padre Bernardo ?

Padre Bernardo resterà sempre nei nostri cuori e nei cuori della gente di Nduye, non solo per la sua bontà, le sue grandi capacità, anche tecniche, per il suo amore alla Madonna, ma anche perché ha avuto a cuore la nostra formazione affinché crescessimo come brave cristiane e come persone capaci di guardare avanti con fiducia in Dio che ci è Padre e che si prende cura di noi in ogni situazione.

Mamà Regina oggi sei mamma e nonna pluridecorata e amata. Con tuo marito Antoine, che ora è già in Paradiso, vi siete resi disponibili per essere catechisti responsabili delle comunità cristiane successivamente in diversi villaggi e che ancora oggi nonostante i problemi di salute sei la più fedele delle sacrestane e mamme catechiste per i bambini della nostra parrocchia di Sant’Anna. In tutto questo vedo riflessi in te tutta l’attenzione e l’amore che P. Bernardo ti ha trasmesso per formare te e le tue compagne ad essere sante e brave cristiane. Ti ringrazio di cuore per la tua testimonianza di vita.

Fr. Duilio Plazzotta