
Le dolorose disavventure di suor Enza Stoppele
Suor Enza è una brava, impegnata, capace e attenta suora comboniana veronese di Tregnago che da anni lavora nella RDC. In questi ultimi anni si trova a Kisangani, la vecchia Stanleyville, dove è impegnata particolarmente nella cura degli ammalati. Io mi trovo a Isiro a circa seicento e cinquanta chilometri più a nord e le occasioni di incontrarci sono rarissime. Questa volta ci ha pensato il Signore a scombinare i nostri piani e darci l’occasione di incontrarci in Italia. Prenderò un’altra occasione per intervistarla sui suoni anni di missione e questa volta gli chiedo di parlarmi di una seria disaventura nel giardino di casa a Kisangani.
Suor Enza, so che qualche anno fa hai avuto una brutta avventura nella vostra casa di Kisangani dove vivi e fai il tuo servizio missionario, raccontami qualcosa a proposito di ciò.
Ero uscita di casa per andare a controllare il lavoro svolto da un ragazzo che faceva del “parjour” (lavoro saltuario a ore) per guadagnare i soldi necessari per pagarsi gli studi. Caminavo nel cortile nell’erba quando ho sentito che qualcosa mi aveva punto forte alla gamba sinistra. Ho domandato: “Chi mi ha beccato?” Il ragazzo che mi stava seguendo ha subito notato la vipera che che mi aveva morsicato. Era una di quelle chiamate vipere cornute, ovvero una vipera del Gabon. Un vipera tozza lunga una ottantina di centimetri e con un corpo grosso come il braccio di un uomo adulto.
Conosco bene questa “razza di vipera” con una testa come una nostra bella pera e il muso con due escrescenze all’insù tipo corna da cui prende il nome volgare di vipera cornuta. Lenta nei movimenti e con uno stupendo e vivace disegno a rombi colorati della pelle. Da l’impressione di dire: “Keba (Attenzione) sono bella ma molto pericolosa”. Qualche decennio fa, la nostra sentinella ne uccise una ed ebbi modo di misurare i due famosi denti che iniettano veleno, sono di quattro centimetri in parte coperti da pelle leggera che si ritira nella morsicatura. Con iniezioni così profonde e con un veleno “di qualità” questa vipera non perdona e la morte è assicurata.
Ed è quello che ho subito temuto appena vista la vipera. Era inevitabile che avessi paura di morire. Un po’ agitata, ho rinnovato i miei Voti e ho rivolto una preghiera al Signore: “Non lasciarmi morire per il morso di una vipera, dammi la possibilità di continuare a lavorare per te qui in missione”. Intanto il ragazzo si era strappata la canottiera e l’aveva legata strettamente alla mia gamba come laccio emostatico e mi ha detto di non muovermi. Ha chiamato in soccorso il nostro giardiniere che mi ha caricato sulle spalle e mi ha portato in casa.
Dovevo cercare di far fuoruscire tutto il veleno iniettato dalla vipera. Sono infermiera e tenevo sempre a portata di mano i “ferri del mestiere”. Ho indicato dove cercare i bisturi e farmeli portare. Io stessa iniziai a tagliare profondamente. Sentivo il dolore ma in quelle circostanze non ci fai caso. Il sangue usciva a fiotti, nero come il catrame. Poi ho iniziato ad applicare le “pietre nere” una dietro l’altra che appena “riempite” si scollavano subito. Avevo in casa del cortisone con cui mi sono fatta da sola una iniezione endovenosa. Il ragazzo e l’operaio sono rimasti con me fino al calar della notte, poi vedendo che non c’era pericolo, sono rientrati nelle loro famiglie. Volevo prendere una bella tazza di caffè, ma il ragazzo studente mi ha impedito di farlo perché sapeva che il caffè avrebbe alzato la pressione, data più agitazione e accelerato la circolazione, tutte cose che aumentano i rischi.
So che la pietra nera altro non è che un pezzo d’osso che viene cotta con i forni dei mattoni e che diventa spugnoso e così trattato aspira e assorbe i veleni. Queste “pietre nere” sono semplici ed è facile produrle localmente. Per la loro qualità assorbente sono preziose e si “tengono care a portata di mano”… non si sa mai. Immagino che il ragazzo e l’operaio non abbiano perdonato la vipera…
L’avevano uccisa subito e l’avevano sventrata trovando che aveva nel ventre diversi piccoli. Questo l’ha certamente resa più agressiva. Del resto non l’avevo vista e probabilmente ho rischiato di pestarla.
Questo tipo di vipera è spesso cacciata perché è anche buona da mangiare. Ovviamente si taglia ed elimina la testa e la vescica contenente il veleno, le si toglie con cura la bella pelle che ci resterà come ricordo, e con la carne si fa un buon spezzatino…
Nel mio caso, gli operai gli hanno dato una degna sepoltura. Che io sia rimasta viva, e lo sia ancora dopo qualche anno, è un vero miracolo. Il Signore mi ha voluto bene!
Non hai avuto conseguenze?
Non ho avuto ne mal di testa ne vomito. Ho fatto una sola giornata di riposo. Il giorno dopo era il due novembre, e sono andata in cimitero per la commemorazione dei morti. Poi ho ripreso il lavoro regolarmente. Per un anno abbondante però la gamba sinistra ferita dal morso e dai miei tagli, mi ha fatto molto male. Ringraziando Dio anche questo dolore è cessato.
In passato altri missionari comboniani sono stati morsicati da serpenti di vario tipo. Ecco i casi che conosco...
Una sera a Isiro (RDC) attraversando il cortile delle suore, P. Marco De Angelis è stato morsicato da un serpente (non so di che tipo, ma certamente velenoso). Fr. Tarcisio che camminava accanto lo fece ritornare dalle suore che intervennero con prontezza e andarono a chiedere aiuto a Suor Cristina, domenicana spagnola e dottore chirurgo. Arrivò veloce mentre P. Marco era già svenuto, e intervenne durante tutta la notte per tenerlo in vita. Ci riusci e piano piano il padre si riprese. Anche P. Roberto Cona fu morsicato in Brasile e a sua volta fu salvato. Però tutti e due ebbero conseguenze a lungo termine e probalmente questo influì al loro decesso pochi anni dopo.
Non è che i serpenti “nostrani” abbiano misericordia dei missionari: diversi decenni orsono P. Romano Baraglia è stato beccato da una vipera sui monti di Pescocostanzo in Abruzzo. Lui, dopo un pronto intervento medico, se l’è cavata bene e non ha avuto conseguenze, la vipera no!
Ricordo anche quello che è successo a Fratel Rodolfo Fasolo, comboniano in Brasile: stava camminando lungo una stradicciola di campagna vicino a un muretto, un serpente maleducato l’ha morsicato addirittura nella pancia. Il fratello aveva, oltre ai vestiti, degli addominali con un buon strato di adipe, e probabilmente il veleno si è perso nella ciccia stessa e non ha avuto nessuna conseguenza. Alle volte essere un po' grassottelli può risolvere problemi seri.
So anche che, molti anni fa, ha avuto la stessa disanventura anche Fratel Angelo Zanetti, ma non conosco i particolari di come se la sia cavata.
Sr. Enza so che la tua gamba sinistra ha avuto altri problemi…
Effettivamente qualche mese dopo c’è stato un altro “ma”… Ero guarita bene e un giorno, come facevo sempre, stavo dando da mangiare alla nostra gattina che aveva i piccoli. Neanche oggi capisco il perché: Ha “dato di matta” si è rivoltata e mi ha dato un morsicone piantando profondameente i denti nella già disastrata gamba sinistra. Fu un’altro problema che mi ha fatto penare per diversi mesi. Un chirurgo di Kisangani ha fatto poi un’intervento tagliando la parte sofferente e raschiare profondamente la ferita, mettendoci poi degli innesti di tessuto buono. Ora mi resta una certa fatica per camminare a lungo e devo fare degli stop per riprendere le forze.
Ho il desiderio che dopo un periodo di riposo in Italia, possa ritornare tra la mia gente e continuare il mio servizio missionario con gioia e fiducia testimoniando l’amore di Dio in particolare per i poveri, gli ammalati, gli ultimi e anche per me.
A cura di fr. Duilio Plazzotta





