Perché celebriamo questa festa? Secondo la tradizione, ricordiamo oggi il ritrovamento della Croce da parte di sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, avvenuto nel 320, a Gerusalemme. Ma più prosaicamente ricordiamo oggi, 14 settembre, la consacrazione della Chiesa del Santo Sepolcro in Gerusalemme avvenuta nell'anno 335.
Secondo la tradizione, sant'Elena portò una parte della Croce ritrovata a Roma e fu conservata nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, sempre a Roma, dove si trova fino ad oggi. Nel 614 i Persiani rubarono le preziose reliquie della Croce sulla quale fu immolato Gesù. Ma l'imperatore Eraclio le recuperò nel 628, dopo una vittoriosa battaglia.
Qual è il significato di questa Festa? La Croce è e resta il più terribile dei supplizi, ma per noi Cristiani la Croce diventa l'albero della vita, grazie a Gesù che sulla Croce si è addormentato o meglio, come dicono gli Evangelisti, sulla Croce il Cristo ha reso lo Spirito (Giovanni 19, 30; Luca 23, 46; Marco 15, 37; Matteo 27, 50). La Croce è il trono della Nuova Alleanza, è l'altare sul quale l'agnello pasquale, quello vero, è immolato. Il Cristo, nuovo Adamo addormentato sulla Croce, è l'origine del mirabile sacramento di tutta la Chiesa. La Croce è il segno della signoria di Cristo su coloro che nel Battesimo sono configurati a Lui nella morte e nella gloria. Lo spiega bene san Paolo nella lettera scritta ai Cristiani di Roma: “O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a Lui nella morte affinché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Romani 6, 3-4).
Siamo ben lontani dalle elucubrazioni dello scrittore napoletano De Crescenzo Luciano (1918-2019) che definiva il Cristianesimo una religione triste, un'applicazione pratica dello stoicismo. Papa Francesco gli ha risposto con la celebre esortazione apostolica “Evangelli gaudium” del 2013 e cioè la gioia del Vangelo. La gioia è la caratteristica del Cristiano, perché si sa amato da Dio, grazie alla Croce di Gesù. Giustamente il Cardinal Comastri Angelo (82 anni) ci invita a contemplare la Croce come la vera immagine di Dio, il Dio di Gesù che si china sulle sofferenze umane. “L'onnipotenza di Dio – scrive il Cardinal Comastri – è l'onnipotenza dell'amore. Sulla Croce di Gesù è stata definitivamente inchiodata ogni immagine di Dio che vorrebbe caratterizzarLo come onnipotenza di forza irresistibile e di potere che schiaccia e punisce”. La vera onnipotenza è quella di chi va incontro al martirio per amore. Sulla Croce Gesù ha manifestato, donando la sua vita, il suo infinito amore per Dio suo Padre e per l'umanità, cioè l'insieme di fratelli e sorelle per i quali ha voluto essere immolato come “agnello pasquale”, quello vero, quello dal valore infinito. E' opportuno allora “tenere lo sguardo fisso su Gesù”, come ci spiega la lettera scritta per i Cristiani Ebrei (Ebrei 12, 2). E' in Gesù che ha origine la nostra fede e la porta compimento.
Siamo ben lontani dalle farneticazioni del professor Galimberti Umberto (83 anni), spesso invitato nelle trasmissioni televisive, nelle quali si presenta come un pozzo di scienza e un uomo saggio. Secondo lui i Monoteismi (come il Cristianesimo, e anche l'Islam) sarebbero all'origine di ogni dittatura. Il Dio unico giustifica il dominio assoluto sull'umanità. Al professor Galimberti consiglieremmo la lettura della Bibbia, soprattutto la lettura dei Vangeli, con le spiegazioni che l'apostolo Paolo ci dona.
Purtroppo la Croce fa paura. Ma non perché sarebbe simbolo di violenza e di dominio o di sofferenza volontaria, ma perché nella Croce di Gesù vediamo il massimo dell'amore di uno che dona la vita (e la vita è il massimo bene che abbiamo) per manifestare l'amore verso Dio, suo e nostro Padre, e verso l'umanità tutta intera. Gesù, con la sua Croce e con il Dio di amore che è suo Padre (come ha spiegato il cardinal Comastri), non può certamente essere alla base di ogni dittatura e di ogni dominazione assoluta. Al contrario, chi capisce il significato della Croce, mette al fondamento della convivenza umana l'amore che si dona e che diventa servizio dell'altro, di ogni altro, specie di quelli che sono descritti al capitolo 25 del Vangelo di Matteo (Matteo 25, 31-46). Se il professor Galimberti mettesse in pratica quanto detto in quel brano evangelico, uscito dalla bocca di Gesù, (e anche tutti noi) sul Mondo regnerebbe la pace e la gioia vera della fratellanza universale.
San Daniele Comboni (1831-1881) amava la Croce, non come strumento di violenza e di sofferenza, ma come la amava Gesù. Ed è di quella Croce che si compiaceva. Così scriveva a Marie Deluil Martiny, il 15 ottobre del 1868: “Il mio Gesù ha mostrato una saggezza completamente divina, quando, dopo aver creato l'universo, ha fabbricato la Croce. Ora con la Croce, che è una sublime effusione della carità del Cuore di Gesù, noi diveniamo onnipotenti”.
Tonino Falaguasta Nyabenda
missionario comboniano
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