Ogni due anni, i missionari comboniani in Europa organizzano un simposio, chiamato simposio di Limone, dal luogo di nascita del fondatore. Si tratta di un momento di riflessione sui temi di fondo che guidano il nostro agire in Europa. Quest’anno, una ventina di membri appartenenti ai vari rami della famiglia comboniana si sono trovati a Limone sul Garda del 1 al 5 giugno. Il tema che ha attraversato i giorni di lavoro può essere sintetizzato in una domanda centrale: Come essere cristiani in Europa oggi? Una domanda che si radica in un contesto preciso: un continente che vive una crisi profonda di senso, di partecipazione democratica, di identità culturale, e che al contempo è il luogo in cui milioni di migranti - spesso giovani - cercano un futuro e una nuova casa.

I relatori invitati hanno affrontato questa domanda da quattro angolazioni complementari: il piano psicologico e antropologico dell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (Virginia De Micco); il piano politico-civile della crisi della democrazia e del ruolo delle ONG cristiane (Mario Mancini); il piano teologico-pastorale dell’intervento sociale delle comunità cristiane in Europa (Giorgio Bozza); il piano teologico-missionario del senso stesso dell’essere Chiesa nel “pomeriggio del Cristianesimo” (Wolfgang Palaver).

Tra i fili conduttori emersi trasversalmente vi sono: la necessità di una fede pensata che sappia incarnarsi nel sociale; la centralità del dialogo - interreligioso, interculturale, tra credenti e non credenti; la sfida della partecipazione autentica, che richiede il trasferimento reale del potere; e l’urgenza di accompagnare - giovani, migranti, cercatori - senza pretendere di convertire o risolvere, ma camminando insieme.

Dalle discussioni e i lavori di gruppo sono emerse varie realizzazioni e linee operative. Abbiamo capito che, come missionari, abbiamo ancora la libertà e autorevolezza di proporre cose nuove alle chiese locali in Europa. Possiamo infatti partire dalla nostra sperienza missionaria e dalla nostra presenza tra i migranti in Europa. Anche noi, però, abbiamo bisogno di dare più tempo all’ascolto per migliorare il tipo di accoglienza che possiamo proporre. Occorre quindi darsi dei tempi di riflessione e di ascolto per approfondire i tempi, creare nuova teologia, e ricostruire le metodologie di intervento. La nostra azione dovrebbe inglobare sempre più le prospettive di chi è alla ricerca di un senso, di una nuova patria, di creare una nuova società.