Al termine della visita apostolica di Leone XIV in quattro Paesi dell’ Africa, giovedì 23 aprile, l’arcivescovo metropolita di Kinshasa e presidente del Secam esprime orgoglio, speranza e ottimismo per l’esito della visita di Leone XIV: il suo messaggio è stato profetico e un richiamo alla coscienza di chi comanda nel continente perché si pensi al futuro dei giovani
– Francesa Sabatinelli – Inviata a Malabo –
La scelta dei Paesi visitati illustra la diversità delle sfide africane: il dialogo interreligioso in Algeria, la ricerca della pace in Camerun e la richiesta di una più equa distribuzione della ricchezza in Angola e Guinea Equatoriale. Il cardinale Fridolin Ambongo Besungu, arcivescovo metropolita di Kinshasa e presidente del Simposio delle conferenze episcopali di Africa e Madagascar (Secam) sottolinea l’importanza del viaggio del Papa e dei suoi richiami ai leader politici, sollecitati a frenare l’esodo dei giovani creando condizioni di vita dignitose a livello locale.
Eminenza, che bilancio fa del viaggio di Papa Leone XIV?
Sono felice, sono contento, in nome di tutto il popolo dell’Africa. Per noi è un orgoglio ma anche una assunzione di responsabilità, perché questo significa che la Chiesa universale di domani dovrà confrontarsi con la Chiesa africana, è questa è una responsabilità per noi e dobbiamo assumercela. In secondo luogo, c’è da sottolineare la scelta dei quattro Paesi. Uno arabo a maggioranza musulmana, che dal Papa ha ricevuto un messaggio sull’importanza della libertà dei cristiani che vivono lì. Ha poi visitato il Camerun, Paese che soffre, più o meno, della convivenza fra le comunità. Lì ha portato questo messaggio forte sulla pace e sul vivere insieme in pace. Gli altri due sono Paesi che hanno risorse e il messaggio del Papa si è concentrato sulla necessità di una giusta distribuzione di questa ricchezza: i beni di tutti per il bene di tutti.
Per quanto riguarda noi cattolici d’Africa penso che il messaggio principale sia stato quello sull’approfondimento della fede, sulla nostra identità di cattolici, dobbiamo conoscere prima di tutto noi stessi, prima di entrare in contato con gli altri. Il messaggio principale per la Chiesa è questo: riconoscere la nostra identità di cattolici. In un viaggio ha visitato tutte le realtà della Chiesa in Africa. Per me questo è stato molto bello.
Dal punto di vista sociopolitico ha insistito sulla pace, sulla la giustizia, sulla buona governance. Questo vale per tutti questi Paesi. Leone XIV ha visitato un Paese più o meno francofono, ma diciamo arabo, quello di Algeria, ha visitato Camerun dove c’è una parte francese e una inglese, ha visitato l’Angola che è portoghese e poi ha finito in Guinea Equatoriale, l’unico Paese africano che parla spagnolo.
Qual è il volto della Chiesa che il Papa ha incontrato?
Sono due, il primo è quello di una Chiesa giovane, dinamica, fiduciosa per il suo futuro. Lo si è visto in tutti gli appuntamenti del Papa di questi giorni: è una Chiesa piena di giovani. E questo è il futuro. Dall’altra parte però è una Chiesa che si trova davanti a tante sfide: la povertà, la mancanza di giustizia in alcuni Paesi, la difficoltà di vivere in pace con chi è manipolato dal potere. È questa la Chiesa che il Papa è venuto a incontrare e la sua visita è stata percepita proprio come un incoraggiamento a continuare a lottare per il futuro. È un incoraggiamento incredibile per noi e per i cattolici, è un momento di conferma nella fede, siamo confermati nella nostra fede, siamo cattolici.
Il Papa ha parlato in modo molto forte della libertà, del significato di libertà, di eguaglianza, ha denunciato il divario tra i pochi ricchi e i molti, moltissimi, poveri e ha chiesto il rispetto della dignità umana. Secondo lei in questi quattro Paesi quanto questo messaggio potrà penetrare?
Io vedo il messaggio del Papa come un messaggio profetico. Intendo che, quando il profeta parla alcuni ascoltano, altri non ascoltano. Era così con Gesù, quando ha vissuto su questa terra, e sarà anche così con il messaggio di Papa Leone.
E per quanto riguarda la popolazione, quanto invece le parole di Papa Leone sono state fondamentali e importanti per dare loro coraggio? Si è vista la gioia di tutti e dei tanti giovani. Il messaggio del Pontefice potrà dare loro fiducia e forza per riuscire ad andare avanti?
Il valore del messaggio del Papa è che è un richiamo alla coscienza dei dirigenti qui in Africa affinché vengano create opportunità per il futuro dei giovani. E abbiamo visto quanti giovani erano lì, entusiasti sì, però pensiamo a tutti coloro che lasciano il continente e che vanno dove pensano che ci sia il paradiso. E poi tanti finiscono nel deserto del Sahara o in mare. E questo significa che c’è qualche cosa che non va qui in Africa. il messaggio del Papa ai dirigenti è giustamente quello di chiedere: create voi delle condizioni per permettere ai giovani di godere della vita qui e non di essere costretti a andare altrove per cercare questa felicità.
Lei è ottimista?
Molto. Io continuo a credere al futuro di questo continente, anzitutto del mio Paese (Repubblica Democratica del Congo), che oggi è un Paese che soffre. Ma io credo nel futuro.
Quale è il suo stato d’animo?
La prima emozione che provo direi che è di orgoglio. Mi sento orgoglioso e felice e penso che tutti gli africani vivano ora questo sentimento, spero sia così anche per il futuro. Ci saranno dei frutti anche per la Chiesa in Africa, il cui ruolo dovrà essere universalmente valorizzato. Vedendo il lavoro che ha fatto il Papa Leone in un anno di Pontificato, siamo fiduciosi per il futuro.
Da: https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2026-04/papa-leone-xiv-africa-viaggio-apostolico-cardinale-ambongo.html

