UNA SCELTA NECESSARIA

SCEGLIENDO DIO PER CELEBRARE LA VITA

Iniziamo la nostra riflessione accogliendo l’affermazione che segue: Quando tra Dio e il denaro scegliamo Dio, e usiamo ogni dono che abbiamo con saggezza e con amore, allora diventiamo capaci di fare tanto bene e di riscattare perfino un inganno. Vediamo come ciò avviene.

Ecco una proclamazione molto importante che troviamo nella seconda lettura della Liturgia Eucaristica di oggi. San Paolo dice: “Dio, nostro salvatore, vuole che tutti siano salvati e giungano alla conoscenza della verità”. Inoltre, Egli proclama Cristo Gesù che “ha dato sé stesso in riscatto per tutti” come l’unico mediatore tra Dio e l’umanità. Tutto ciò è il contesto in cui siamo chiamati a continuare il nostro cammino di vita:

  • Innanzi tutto abbiamo l’accoglienza del Piano di Salvezza che Dio ha concepito per l’umanità, piano che implica l’indignazione per coloro che, essendo attaccati alla ricchezza, inventano ogni espediente per sfruttare e calpestare i poveri.
  • Abbiamo poi l’apertura a Cristo Salvatore e alle sue proposte per costruire una vita dignitosa, giusta e creativa.
  • Segue la preghiera per coloro che ci governano, perché abbiano ad evitare la schiavitù della sete del potere, e siano più inventivi ed intraprendenti nel fare il bene.
  • Poi l’uso di ogni dono che Dio ci dà, con saggezza e amore, anche per riscattare eventuali inganni, come l’inganno dell’amministratore disonesto che agì con scaltrezza. Di lui ci parla il passo evangelico odierno.

Ci soffermiamo su questo quarto punto che troviamo nel passo evangelico in cui si parla di un amministratore disonesto che viene lodato dal padrone che da lui era stato sfruttato; naturalmente è lodato non per la sua disonestà, ma per la sua scaltrezza, cioè per la sua prudenza e la sua sapienza, per il fatto che fu capace di fermarsi per pensare al suo futuro. Così capì che bisognava usare il patrimonio economico per creare il vero patrimonio, quello relazionale. Di conseguenza agì in modo tale che i debitori del suo padrone diventassero suoi amici e l’accogliessero nelle loro case, quando si sarebbe trovato nel bisogno. Potremmo pensare all’inizio di un piano di solidarietà messo in atto a vantaggio dei debitori del suo padrone e quini suo. Per questo diminuì la somma che essi dovevano al loro padrone, “forse eliminando la percentuale che spettava a lui” (Hermes Ronchi).

Nella parabola Gesù dice: “I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce”. E Gesù continua invitandoci ad avere noi stessi scaltrezza intesa come impegno di amore inventivo e intraprendente nel nostro cammino di vita cristiana. Nella storia della Chiesa abbiamo avuto e abbiamo tanti esempi di tale amore da cui dovremmo prendere ispirazione. Pensiamo a San Pio da Pietrelcina che si servì delle abbondanti offerte che riceveva, per costruire un grande ospedale. Pensiamo a Santa Teresa di Calcutta che sacrificò tutto per prendersi cura dei più poveri tra i poveri, come fece anche San Daniele Comboni e come tanti continuano a fare oggi con l’uso corretto della ricchezza e di altre risorse personali. Ringrazio il Signore perché ne conosco parecchi.

Gesù continua il racconto invitandoci a farci amici che potranno accoglierci nelle dimore eterne, condividendo generosamente con loro ciò che abbiamo. Gesù ci fa capire che le persone sono più importanti della ricchezza trattenuta tutta per sé e sono più importanti di ogni cosa materiale. Ci fa capire anche che il vero concorrente di Dio è la ricchezza atea che fa ammalare il cuore di tutti, il nostro incluso. Ricordiamo che come dice il biblista spagnolo, Basilio Caballero, “il denaro è un dio che ha l’altare in quasi tutti i cuori”. I nostri cuori possono guarire, e noi dovremmo farli guarire mettendoli a contato con il Cuore di Cristo.

Giovanni Taneburgo

Missionario Comboniano