Nel Vangelo di Matteo, come sappiamo, ci sono cinque discorsi.  Abbiamo ascoltato il terzo (Matteo 13, 1-51); ora possiamo leggere un lungo intermezzo narrativo, prima del quarto discorso (Matteo 18, 1-35) che tratterà della Chiesa. Non si diventa Chiesa da un giorno all'altro, perché bisogna camminare con Gesù, che ci condurrà a compiere un esodo per arrivare a sfamare le folle, curare gli ammalati, assistere i deboli, accogliere i forestieri, ecc., come si spiega al capitolo 25 del Vangelo di Matteo (Matteo 25, 31-46).

Il libro del profeta Isaia ci parla dell'intervento di Dio nella storia del suo popolo. La sua potenza farà in modo che il resto di Israele, dopo l'esilio a Babilonia cominciato con la distruzione di Gerusalemme nel 586 prima di Cristo, possa tornare nella Terra Promessa e godere della bontà e generosità divine, che sperimenteranno come in un grande banchetto, a cui tutta l'umanità sarà invitata.  Nell'Eucaristia la visione del profeta Isaia si realizza completamente. San Paolo, con la forza del pane eucaristico, potrà sostenere tutte le prove della vita. "Chi ci separerà dall'amore di Cristo? - afferma l'Apostolo.- Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la nudità, il pericolo, la spada?" (Romani 8, 35). Anche il Cristiano non  è liberato dalle difficoltà o prove della vita (2 Corinzi 4, 8-11). Ma vi è la certezza della vittoria, grazie a Cristo Gesù. La Provvidenza di Dio non ci abbandona ai mali della vita, perché nella storia della nostra salvezza, non siamo mai soli e non siamo lasciati alla nostra sorte, perché il Signore interviene e salva.  Il profeta Isaia vedeva in un banchetto l'esperienza dei favori divini e della salvezza. L'apostolo Paolo era sicuro che, nella storia della sua salvezza, l'aiuto non sarebbe mai mancato. Ma come avviene tutto questo? Il Vangelo di Matteo ce lo spiega (Matteo 14, 13-21). L'episodio è talmente importante che tutti e quattro i Vangeli lo narrano. Non si tratta solo di un fatto di cronaca, ma di una lezione di teologia: vi si prefigura la cena eucaristica. Siamo quindi alla sera. La folla aveva seguito Gesù, quasi compiendo un nuovo esodo, una nuova liberazione. I discepoli non capiscono l'intenzione di Gesù di trattenere ancora la gente e gli dicono di congedare la folla, perché tutti se ne vadano nei villaggi a comperare un po' di cibo. Ma il Signore dice: "Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare". Se prendiamo il testo in greco, leggiamo quanto segue: "Date ad essi voi, per condividere". Gesù scarta il verbo comperare, e lo sostituisce con il verbo condividere! E' esattamente l'Eucaristia. Gesù si fa pane, cibo vitale, perché chi lo riceve diventi a sua volta pane spezzato, cibo vitale per gli altri. I discepoli dicono allora: "Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!". Ecco la cifra sette. Per la simbologia biblica, sette significa totalità. Quando si tiene per sé quello che si ha, tutto è insufficiente. Ma quando condividiamo quello che abbiamo, ecco l'abbondanza. Gesù si fa portare i cinque pani e i due pesci; poi ordina di far sedere la folla. Perché ordinare? Perché c'era resistenza. In effetti si può mangiare in piedi, seduti, camminando, ecc. No! Gesù vuole che la gente si allunghi per terra, come se fossero sdraiati su divani, alla moda romana di quel tempo. Ciò significa che i discepoli di Gesù devono sentirsi liberi, cioè "signori", ma al servizio della società dove vivono i poveri, gli scarti, gli ultimi, gli esclusi per far capire loro la dignità delle persone libere. Gesù fa allora i gesti che ripeterà nell'Ultima Cena: prende i pani e i pesci, alza gli occhi al cielo (che vuol dire entrare in comunicazione con Dio), pronuncia la benedizione. Benedire significa che quello che si ha non è più mio e deve essere condiviso, perché in questo modo vengano moltiplicati gli effetti della creazione. Ma prima di mangiare, secondo la tradizione, bisognava purificarsi (cioè lavarsi con acqua corrente). Per Gesù non è necessario purificarsi prima del banchetto. E' la partecipazione al banchetto che ci rende puri e capaci di essere presenti al nuovo culto. Gesù si fa pane e chiede ai discepoli di essere distribuito alla folla, senza mettere alcuna condizione.

"Cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini" si dice a conclusione del brano di oggi. Il culto sinagogale era possibile solo se c'erano presenti dieci uomini adulti; le donne e i bambini non si contavano. Con Gesù (e questo episodio lo prova) è nato un nuovo culto, che non si celebra più in una sinagoga, ma dappertutto dove si vivono le beatitudini e si pratica la condivisione e la carità fraterna.                                          

Tonino Falaguasta Nyabenda

missionario comboniano – Vicolo Pozzo 1   -   V E R O N A