Oggi ascolteremo la finale del discorso di Gesù sul Regno di Dioil terzo dei cinque nel Vangelo di Matteo). E lo fa sempre con parabole: le ultime tre. Sono le seguenti: il tesoro nascosto, il mercante che trova una perla preziosa di grande valore e la rete da pesca. Poi Gesù chiede agli Apostoli se hanno capito (Matteo 13, 51) e si finisce presentando lo scriba (= specialista della Parola di Dio), che tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie. Quelle nuove riguardano il Vangelo di Gesù. Quelle vecchie sono quelle dell'Antico Testamento, da ricordare se sono in linea con l'insegnamento del Signore.

In questa ricerca del Regno di Dio c'è una parola da sottolineare ed è la gioia. Dice Gesù che un uomo trovò un tesoro nascosto in un campo. E per la gioia di questo ritrovamento, vende tutto quello che ha e compera quel campo (Matteo 13, 44). Che cos'è questa gioia? E' la decisione del discepolo di seguire Gesù. Egli ha detto infatti: “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna” (Matteo 19, 29). C'è uno scrittore napoletano, Luciano De Crescenzo (1928-2019) che definisce il Cristianesimo come una religione triste, come qualcosa di negativo, che ci  rattrista la vita, come la filosofia greca chiamata Stoicismo. In realtà De Crescenzo si rifaceva a uno scrittore di nome Celso (del terzo secolo dopo Cristo), che nel suo libro non aveva fatto altro che sbeffeggiare il Vangelo. Anche in tempi più recenti ci si diletta a criticare e soprattutto a prendere in giro i discepoli di Gesù e a definirli “sciocchi e poveri illusi”, come Ludwig Feuerbach (1804-1872), filosofo tedesco, come Voltaire (1694-1778), celebre scrittore francese, e in generale tutto l'Illuminismo. 

Una risposta pacata a tutte queste critiche e a tutte queste derisioni viene data da Papa Benedetto XVI, nell'enciclica “Deus caritas est” del 25 dicembre 2005. Ma c'è una risposta ancora più bella, quella data da Papa Francesco. Infatti Papa Francesco ha pubblicato un'enciclica dal titolo ”Evangelii gaudium” (= la gioia del Vangelo) il 24 novembre 2013. Seguire Gesù ed entrare nel Regno di Dio ci riempie di gioia.

Marc François Lacan (1908-1994), benedettino e biblista francese, afferma che la rivelazione di Dio creatore e salvatore riempie il cuore dell'uomo di una grande gioia. “Si allietino i cieli ed esulti la terra... davanti al Signore che viene” così canta il salmista (Salmo 96, 11-13). Dio infatti ci dona la gioia nella realtà della vita umana e ci dona ancora gioie maggiori se noi saremo fedeli alla sua Alleanza, come canta il Salmo 119, 1-2. 

Gesù poi, soprattutto nel Vangelo di Luca, ci porta un clima di gioia, grazie alla salvezza donata per mezzo della sua Pasqua. “Ecco vi annuncio una grande gioia” dice l'angelo ai pastori nella notte di Natale (Luca 2, 10). La nascita del Salvatore nella città di Davide a Betlemme è l'inizio di una festa per tutta l'umanità: finalmente sperimentiamo la salvezza e l'amicizia con Dio, grazie al Cristo Signore. E' il Regno di Dio, che si fa presente, ora, nella nostra vita. Non si tratta di aspettare chissà quando e chissà quale vita futura. Attualmente, entrando nel Regno di Dio, sperimentiamo una società nuova, alternativa a quella che vediamo, che si presenta come un tesoro, come una perla preziosa, il cui possesso ci riempie di gioia. Questa società alternativa è la risposta al nostro desiderio di vivere la vita con pienezza. Quando si scopre questo tesoro, tutto il resto perde di valore. Dice san Paolo Apostolo: “Ma queste cose (= la vita secondo la legge mosaica), … io le ho considerate una perdita a motivo di Cristo... le considero spazzatura per guadagnare Cristo” (Filippesi 3, 7-8). Allora possiamo farci una domanda: che cosa ci porta e che cosa ci offre Gesù? La risposta ci riempie veramente il cuore di gioia. Infatti Dio ci ama tanto da dare il suo Figlio Unigenito per la nostra salvezza (Giovanni 3, 16). Perché il fondamento di tutto, cioè dell'azione di Dio e della nostra comunione con Lui è la carità (1 Giovanni 4, 8). L'uomo di fronte a Dio si trova in una posizione quasi di uguaglianza, perché siamo chiamati ad amare, come Dio ama. Dio è carità e noi siamo chiamati a rispondere a questa carità con l'amore. E' l'amore che ci rende simili a Dio. Non c'è sottomissione a Dio come nell'Islam. C'è comunione, grazie alla carità. 

San Giovanni ci spiega qual'è la chiave per entrare nel Regno di Dio e non divenire “pesci cattivi”, cioè senza lische, senza spina dorsale e quindi da gettare via (secondo la cultura ebraica).  La chiave è questa: “Chi ama Dio, ami anche il suo fratello” (1 Giovanni 4, 21). Da questo principio prende forma la società alternativa che Gesù è venuto ad inaugurare. Questo è il Regno di Dio, che le sette parabole del Vangelo di Matteo ci hanno spiegato. Un grande teologo africano e un genio della comunicazione, sant'Agostino, Vescovo di Ippona (Algeria), (354-430), diceva: “Dilige et fac quod vis” (= ama e poi fa' pure quello che ti pare). Infatti se ami, farai solo del bene, avrai trovato il tesoro nascosto nel campo e sarai raccolto dalla rete che ti salva e ti porta alla realizzazione piena della tua vita.

San Daniele Comboni (1831-1881) amava gli Africani, perché i più poveri e disprezzati del Mondo, ma amati anch'essi da Dio. E Dio vuole la loro salvezza, come vuole il bene di tutta l'umanità, destinata ad entrare nel Regno di Dio. Così egli ha scritto a p. Sembianti, superiore del suo Istituto a Verona, il 9 luglio 1881: “Io sono qui esposto alla morte per servire il mio Gesù fra le sofferenze e le croci,... per la salvezza dei poveri Africani e per essere fedele alla mia vocazione missionaria, ardua, difficile e santa”.

 

Tonino Falaguasta Nyabenda

missionario comboniano

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