Siamo arrivati, con questa 16° domenica del tempo ordinario, alla lettura del terzo discorso di Gesù, secondo il Vangelo di Matteo, quello sul Regno di Dio. Il Vangelo di Matteo ne comprende cinque di discorsi, a imitazione di Mosè, che nella Bibbia ebraica (= Antico Testamento) ha scritto i primi cinque libri, cioè il Pentateuco.
Il Signore ne parla raccontandoci sette parabole. Come sappiamo, il numero sette indica la completezza dell'insegnamento. Ma che cos'è una parabola? Andiamo ad ascoltare un grande biblista Daniel Sesboué (1923-2020). Alla base del termine greco “parabolé” c'è l'idea di paragone. Se si vuole spiegare il genere parabolico, bisogna interpretare come la messa in scena di simboli, cioè di immagini, prese dalla realtà terrena, allo scopo di esprimere le realtà rivelate dal Signore, che spesso richiedono una spiegazione ulteriore, più approfondita.
La parabola del seminatore (Matteo 13, 3-9) è come l'introduzione del discorso di Gesù sul Regno di Dio. Nel Vangelo di oggi (Matteo 13, 24-43) ne ascolteremo un gruppo di tre. Poi ne resteranno altre tre. Gesù, secondo il Vangelo di Matteo, è il nuovo Mosè che deve guidare il popolo dei suoi discepoli verso la Terra Promessa. Questa Terra Promessa non è un luogo geografico. E' piuttosto la realizzazione del sogno del profeta Isaia (8°secolo prima di Cristo), che così diceva: “Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e si innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno tutte le genti... Da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la Parola del Signore... Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci. Una nazione non alzerà più la spada contro un'altra nazione” (Isaia 2, 2-4). Che sogno stupendo! Dopo migliaia di anni stiamo ancora aspettando la realizzazione di questo sogno! Ma la colpa è nostra. Ci sono ancora più di sessanta guerre che stiamo combattendo: una terza guerra mondiale a pezzi, come diceva Papa Francesco. Eppure Gesù aveva detto: “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Marco 1, 15).
Che cos'è questo Regno di Dio? Il Regno di Dio, secondo il Vangelo, è una società dove si vive un nuovo tipo di relazioni fra Dio e l'umanità, fra gli individui e i popoli, perché Dio vuol fare dell'umanità intera la sua famiglia, che Egli ama, dove tutti sono accolti. Lo ha ripetuto anche Papa Leone andando a Lampedusa, il 4 luglio scorso.
Ma ci vuole la conversione dei cuori, come diceva Gesù. Il Regno di Dio è pertanto una società diversa, che deve prendere il posto di quella attuale, dove, dopo la disobbedienza di Adamo ed Eva (Genesi 3, 1-7), l'odio, la violenza, la guerra, lo sfruttamento, le sopraffazioni sono causa di sofferenze indicibili. Gesù dice che la nuova società deve avere le Beatitudini come legge fondamentale (Vangelo di Matteo 5, 1-12).
Ma vi sono anche altre difficoltà (o tentazioni) che le tre parabole del Vangelo di oggi cercano di spiegarci. Si vorrebbe, come prima tentazione, che il Regno di Dio fosse una società composta da persone scelte, come una aristocrazia. La seconda tentazione riguarda la grandezza. E la terza tentazione è lo scoraggiamento. Le tre parabole di oggi rispondono a queste difficoltà.
Nella prima si parla di un uomo che ha seminato della buona semente. Ma poi qualcuno ha gettato nel campo della zizzania, una pianta tossica. Il seminatore, secondo la spiegazione del Signore, è Cristo stesso. La zizzania è seminata dai figli del Maligno, cioè da coloro che rifiutano i valori proposti da Gesù. La fine del Mondo è solo la fine di questo mondo, che corrisponde con la morte di ciascuno di noi.. E allora alla mietitura, la zizzania sarà gettata, secondo un'espressione del profeta Daniele (Daniele 3, 16-17), nella fornace di fuoco. Cioè per i figli del Maligno, la fornace di fuoco significa la distruzione totale.
Gesù poi, nella seconda parabola, parla del granello di senape: è un granello piccolo, quasi insignificante, ma può essere trasportato dal vento dappertutto. Da' vita inoltre a un arbusto e tra i suoi rami gli uccelli vengono a fare il loro nido (Matteo 13, 32). Gli uccelli sono immagine dei popoli pagani (cioè non Ebrei), chiamati anch'essi a entrare nel Regno di Dio per sperimentare la salvezza.
Il lievito poi, secondo la terza parabola, è una sostanza che scompare nella pasta, ma la fa crescere. Come la forza del messaggio di Gesù farà cambiare il Mondo. E qui interviene la pazienza di Dio, dove, nella realizzazione dei suoi piani, la precipitazione non trova mai posto. La pazienza di Dio si definisce meglio come misericordia. E la misericordia di Dio non ha limiti. Dice infatti il libro della Sapienza (V secolo prima di Cristo): “Padrone della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza”.
Certo la misericordia di Dio è infinita; ma questo non giustifica da parte nostra l'inattività, l'ozio, la pigrizia. Diceva don Lorenzo Milani (1923-1967), un profeta dei nostri tempi: “Le tue mani sono pulite, se tu le tieni sempre in tasca”. Bisogna allora darsi da fare, perché i valori del Regno di Dio siano diffusi nel Mondo intero.
San Daniele Comboni (1831-1881) non è rimasto con le mani in tasca. Si è dato da fare perché i popoli dell'Africa Centrale potessero sperimentare, grazie al Vangelo di Gesù, una rigenerazione vera e completa. Così scriveva al Cardinal Alessandro Barnabò, prefetto di Propaganda Fide e suo superiore, nell'aprile del 1870: “Io non ho che una vita da consacrare alla salute delle anime (dell'Africa Centrale): ne vorrei avere mille per consumarle a tale scopo!”.
Tonino Falaguasta Nyabenda
Missionario Comboniano
Vicolo Pozzo 1
37129 V E R O N A
