In questa Domenica, il Vangelo ci presenta l'inizio del discorso sul Regno dei Cieli, il terzo nel Vangelo di san Matteo. I Cieli indicano Dio. Non si tratta di una contemplazione delle bellezze della natura, ma di Colui che ha creato tutto e il tutto è stato affidato all'uomo, come dice il libro della Genesi: "Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino dell'Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse"(Genesi 2, 15). A ragione Papa Francesco parla della Terra come della nostra "casa comune", da rispettare, anche quando l'uomo è obbligato a lavorarla per ricavarne il suo nutrimento (Enciclica Laudato sì, n° 83). Dopo la disobbedienza del primo uomo (=Adam) e della prima donna (=Eva), la Terra, che era stata creata come "cosa molto buona" (Genesi 1, 31), fu maledetta. Dio disse: "Maledetto il suolo per causa tua (= di Adam)!... Con il sudore del tuo volto mangerai il pane" (Genesi 3, 19). Ma la condizione umana non sarà così per sempre. Anche la creazione sarà inserita nel piano di salvezza che Dio ha in mente. Nel libro dell'Apocalisse san Giovanni dice di avere visto “un cielo nuovo e una terra nuova...E vidi (= Giovanni) anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo... Udii una voce potente, che diceva: 'Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed Egli sarà il Dio con loro, il loro Dio'!" (Apocalisse 21, 1-3).
Tutto questo si compirà nella realtà del Regno di Dio. Ma ora dobbiamo ascoltare le parole di Gesù che ci spiegano come tutto questo avverrà nella storia della salvezza.
E Gesù, per fare ciò, utilizza delle parabole. Noi pensiamo la parabola come una storia raccontata dal Signore. Per capire veramente le parabole, invece, bisogna saperle interpretare. Esse sono un insieme di immagini, tratte da realtà terrene di cose che conosciamo e sperimentiamo, allo scopo di esprimere le realtà rivelate da Dio, che spesso richiedono una spiegazione ulteriore, più approfondita. Il capitolo 13 del Vangelo di Matteo presenta il discorso sul Regno dei Cieli che viene spiegato con sette parabole. Perché sette parabole? Sette indica la completezza dell'insegnamento. Gesù ci parla del Regno dei Cieli, ne indica la natura, i confini, la dinamica. Con la comprensione di queste sette parabole possiamo capire tutto del Regno, inaugurato da Gesù. Ma che cos'è, per il Signore, il Regno dei Cieli? Egli dà al Regno di Dio il primo posto nella sua predicazione. I miracoli che il Rabbi di Nazareth compie sono i segni della presenza di questo Regno. Ormai il dominio di Satana, del peccato e della morte sugli uomini ha termine. Allora per noi che ascoltiamo le parole di Gesù ne viene come conseguenza la necessità di convertirci per diventare veri discepoli di Gesù. I Vangeli sono stati scritti per questo, per farci scoprire la rivelazione progressiva dei misteri di questo Regno, specialmente con le parabole. Dopo la Pasqua, i discepoli arriveranno a una conoscenza completa di questa realtà, grazie anche all'azione dello Spirito Santo (Giovanni 14, 26).
Allora il Regno di Dio richiede l'ascolto della Parola di Gesù, che, come un seme, è gettata per terra e produrrà il frutto secondo le disposizioni del suolo: "il cento, il sessanta o il trenta per uno" (Matteo 13, 8). Questo Regno diventerà poi un grande albero. Perché questo Regno è chiamato a crescere. La Chiesa (che è segno visibile di questo Regno) ha la sua funzione: cioè quella di dare la sua testimonianza, finché i tempi saranno compiuti, quando gli invitati, venuti da tutte le parti del mondo, faranno festa con i Patriarchi e i Santi del Cielo. Tutti sono invitati a questa festa, tutta l'umanità senza distinzione di razza, di cultura, di religione, grazie a Gesù.
Per questo è importante capire il messaggio della parabola del seminatore. Del resto Gesù stesso si incarica di spiegarlo ai suoi Apostoli (Matteo 13, 18-23). Infatti si tratta dei misteri del Regno dei Cieli. E quali sono questi misteri? Che l'amore di Dio è universale. L'amore di Dio non ha un posto privilegiato. La semente viene sparsa dappertutto, con il sistema dello spaglio, come si usava ai tempi di Gesù. Poi passava l'aratro, con il vomere a forma di chiodo, che gettava la terra sopra la semente gettata sul terreno.
La semente è accolta in vari tipi di terreno, che indicano le disposizioni del cuore umano. La cosa più importante è la conversione. Bisogna accettare che la parola di Dio, seme gettato in ogni cuore, cambi la nostra vita, per finalmente vivere le beatitudini (Matteo 5, 1-12) e produrre frutti di grazia (Matteo 25, 31-46), cioè frutti di amore pratico per il prossimo.
Tonino Falaguasta Nyabenda – Vicolo Pozzo 1 37129 V E R O N A


