COMUNIONE CON CRISTO E VITA RADICALE ‘IN LUI’ E “PER LUI”!
Nel passo evangelico della Liturgia Eucaristica odierna, Gesù parla della radicalità della sequela in termini chiari e inequivocabili, per farci capire che il seguire Lui, non può essere in alcun modo una scelta di comodo. E’ una scelta totalizzante, senza riserve, nella concretezza della vita. Infatti, nel contesto delle nostre relazioni, Gesù ci chiede di metterlo sempre al primo posto, innanzi tutto perché è il posto che gli compete, e poi anche per evitare questo pericolo: se lo mettiamo al secondo posto, potremmo poi metterlo al terzo posto e pian piano all’ultimo. Ciò sarebbe una grande tragedia e un danno pesante per noi. Allora, se abbiamo buon senso, diciamo NO a questa tragedia, e chiediamo la grazia di mettere Gesù sempre al primo posto. La famiglia, la parentela, le amicizie, gli affetti, i beni che abbiamo per il nostro vivere dignitoso, i nostri progetti, e la nostra stessa vita, sono realtà belle e buone. Sono doni di Dio e non possono essere né messe in un angolo, né rinnegate. Ciò che Gesù chiede è che tutte le realtà che ho menzionato, e tutte le realtà che sono relative, vengano considerate con distacco, amando Dio al disopra di ogni persona e di ogni cosa. Per capire ciò, possiamo pensare alle parole che Gesù dodicenne disse ai genitori che amava intensamente e che erano preoccupati per Lui: “Non sapevate che io devo interessarmi delle cose del Padre mio?” E anche: “Chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà”. Perdere la propria vita come ha fatto Gesù, cioè donarla a Dio e agli altri, non soltanto i vicini, ma anche chi è nel bisogno, nella sofferenza, nella difficoltà.
Parliamo di dono. La prima lettura della Liturgia Eucaristica odierna, parla di una donna, che con apertura di mente e di cuore, offrì al profeta Eliseo una piccola stanza, un letto, un tavolo, una sedia, un candeliere e del cibo. Piccole cose, ma date in dono, furono occasione di un grande miracolo da parte di Dio: la nascita di un figlio per quella donna il cui marito era avanzato in età. Nel passo evangelico, Gesù ha una frase che rivela grande tenerezza e generosità massima: “Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca (…) non perderà la sua ricompensa”. Che pedagogia unica quella di Gesù; mette insieme il grande dono della vita con il piccolo dono di un bicchiere d’acqua fresca. Ermes Ronchi ha scritto: ”Non c’è nulla di troppo piccolo per il Vangelo, nulla di autenticamente umano che non trovi eco nel cielo. Perché l’uomo guarda le apparenze, Dio guarda il cuore”.
Concludiamo la nostra riflessione racchiudendo il tema che abbiamo trattato, ‘Comunione con Cristo e scelta di vita radicale ‘in Lui’, nella parola OSPITALITA’. Nell’accoglienza di Dio e di tutti coloro che sono nostri fratelli e nostre sorelle nella comune umanità, il nostro mondo interiore e tutti i nostri affetti vengono purificati e sublimati. E qualsiasi dono che offriamo a Dio, ci viene restituito trasformato e ‘deificato’. Deificato perché fatto proprio da Dio. E’ ciò che avviene in un modo privilegiato nella Celebrazione Eucaristica: offriamo pane e vino e, in cambio, riceviamo il Corpo e il Sangue di Cristo.
Che, per intercessione della Madonna, lo Spirito Santo ci dia la grazia di vivere la vita nuova da noi ricevuta mediante il battesimo e la passione, morte e risurrezione di Gesù: la nostra vita di “morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù” (2a lettura).
Quanto tempo aspetteremo ancora per dire il nostro SI’ pieno alla chiamata di Dio, nostro Padre, per diventare realmente com’Egli ci vuole? Perché non pronunciare quel SI’ adesso?
Giovanni Taneburgo
Missionario Comboniano


