ACCOGLIAMO CON GIOIA L’INVITO DI GESU’: “NON ABBIATE PAURA!”

 

Non abbiate paura! E’ così che Gesù chiede ai suoi seguaci, e quindi a noi, di non essere deboli e timorosi, ma di essere testimoni coraggiosi del Vangelo: testimoni che ripongono la loro fiducia nell’energia che lo Spirito Santo dona a tutti coloro che si aprono a Lui e alla sua azione. La prima lettura della Liturgia Eucaristica odierna ci fa capire che sin dai tempi del profeta Geremia, la persona che proclama la Parola di Dio, incontra difficoltà e ostacoli. Mentre egli invitava il suo popolo a non cercare alleanze umane di convenienza, e a fidarsi di Jahvè e della sua fedeltà, Geremia venne accusato di scoraggiare la gente e i soldati. Perciò venne gettato in una cisterna, subì la deportazione e morì in esilio.

La sua esperienza di coraggio nel compiere la sua missione, e di persecuzione da parte di tanti, ci porta a considerare il passo evangelico preso dal capitolo decimo di Matteo: Gesù manda i dodici apostoli in missione e dice loro parole di incoraggiamento e di consolazione, per infondere in loro coraggio. Dice loro di ‘non avere paura’. Perché? Perché, con un grande senso di realismo, Gesù sa benissimo che chi segue Lui, proclamando la sua Parola e dando a Lui testimonianza, incontra la persecuzione che porta alla croce, la Sua Croce. Ma sa anche che la Sua Croce, fatta nostra, è una Croce gloriosa che porta alla vittoria per la vita eterna.

Anche oggi i Cristiani sono derisi, perseguitati e addirittura uccisi un po’ ovunque nel mondo. Guai a noi se ci vergogniamo di essere cristiani, guai a noi se ci mimetizziamo per evitare problemi di qualsiasi tipo. Faremmo del male a noi stessi e alla Chiesa, e non daremmo testimonianza a Cristo e al Vangelo. Ci sono persone che ci provocano per farci cadere e per gridare ‘vittoria’ contro di noi. Ma ricordiamo il messaggio di Giovanni Paolo II: “Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo”. Il fuoco dei Comandamenti, il fuoco del Vangelo, della vita vera e dell’amore.

 A tale riguardo, preghiamo per il Papa e per i Vescovi perché non abbiano mai paura di proclamare i Comandamenti di Dio e le beatitudini del Vangelo; preghiamo per gli uomini e le donne di governo e per coloro che sono a servizio della società, perché le loro decisioni non siano in contrasto con i valori del Vangelo; preghiamo per tutti i cristiani perché rendano presenti con la loro vita i valori proclamati da Cristo Gesù e fatti propri in modo particolare nel Battesimo e  nella Confermazione; e preghiamo per tutti noi, perché  la convinzione di essere sempre nelle mani, anzi nel cuore di Dio, la convinzione che nessun male ci affliggerà  senza la presenza e il coinvolgimento  di Dio nella nostra vita, ci renda sempre più coraggiosi e persino gioiosi  nel dare la nostra testimonianza a Cristo Salvatore. Egli ci ha donato tutto e continua a donarci tutto il bene di cui abbiamo bisogno. E ciò che noi doniamo a Lui non può essere niente che sia meno del tutto: la nostra vita, i nostri cuori, le nostre mani, i nostri desideri, tutto. E’ così che Dio si china su di noi, e, come ha scritto Ermes Ronchi, intreccia la sua speranza con la nostra, il suo respiro con il nostro, la sua parola con la nostra.

Allora, lasciamo che Dio si mescoli con noi, lasciamo che la sua azione si mescoli con la nostra corrispondenza. Grandi cose avverranno a nostro vantaggio e a vantaggio di tutti. In uno dei suoi interventi in Spagna, Papa Leone ha detto con la forza della convinzione: “Finché la religione resta confinata nei banchi di chiesa, è solo una rappresentazione, un anestetico per non guardarsi dentro. Diventa fede solo quando si trasforma in rispetto, giustizia e compassione nelle strade, nei condomini e nelle case. La coerenza è l’unico vero termometro della bontà di una persona. Inginocchiamoci pure, ma rialziamoci, corriamo incontro al fratello, quello che non chiamiamo da anni, magari”. Pensiamoci e preghiamo!

 

                                                                                             Giovanni Taneburgo

                                                                                        Missionario Comboniano