Fedro, vissuto ai tempi dell’imperatore Augusto, scrisse una favola vera e profetica per tutti i tempi: Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, erano giunti allo stesso ruscello. Il lupo stava più in alto, l’agnello molto più in basso. Allora il malvagio, spinto dalla sua gola insaziabile, cercò un pretesto per litigare. «Perché», disse, «mi hai reso torbida l’acqua che sto bevendo?». L’agnello, tremando, rispose: «Come posso fare ciò di cui ti lamenti, o lupo? L’acqua scorre da te verso di me». Il lupo, non convinto, lo accusò di averlo insultato mesi prima. Quando l’agnello ribatté di non essere ancora nato, il lupo incolpò suo padre. Infine, il lupo afferrò e sbranò l’agnello ingiustamente.

 C’è un lupo arrogante, in questi tempi tristi e pericolosi, che vuole appropriarsi del mondo intero. Una sorta di Lucifero, tipo quello ritratto da Giotto nella cappella degli Scrovegni: tutto afferra e tutto inghiotte. Il lupo del nostro tempo ogni mattino si alza con una fame feroce, domandandosi: oggi a chi sbrano? Cuba, Venezuela, Colombia, la Groenlandia, Canada, Iran, Roma, Parigi?

Può vincere ma può anche finire male. Il tempo ce lo dirà. Ma non possiamo aspettare seduti sul la riva del fiume del destino per vedere la sua conquista o la sua disfatta. E neanche guardare le tavole rotonde dei potenti che parlano di pace, mentre il lupo continua a sbranare le sue vittime.

SILENZIO SUL FRONTE DEI CROCIFISSI  INNOCENTI

All’inizio Tutti scandalizzati per i morti Ucraini, pronti anzi a scatenare una guerra mondiale. Poi, tutti troppo prudenti o indifferenti per le decine di migliaia di morti palestinesi e per le immani distruzioni provocate da Israele. Urli di proteste per l’assalto del lupo a quel paese martoriato chiamato Venezuela. E già ci siamo quasi dimenticati degli innocenti uccisi in quell’invasione diabolica. E si parla poco del popolo agonizzante di Cuba, del popolo trucidato in tutto il Sudan, Congo e altri paesi che “non contano”. Misteri dell’insensibilità e della ferocia proprie di noi umani. Ma per capire il male delle guerre, torniamo alla striscia di Gaza, dove si continua a morire e dove tutto sembra tacere, mentre le armi e la crudeltà non hanno taciuto mai; dove il lupo affamato continua a passeggiare in cerca di nuove prede. Si sapeva che Israele si ispira alla dottrina ‘occhio per occhio, dente per dente’ ma qui abbiamo superato ogni limite. Siamo passati da un atteggiamento, che si poteva anche capire, alla barbarie. Ci meravigliamo delle distruzioni provocate dai Vandali, dagli Unni o dai Mongoli di Gengis Khan. Israele li ha superati tutti. Quel che è più stupefacente è che gli altri popoli o approvano o stanno a guardare. Un commando palestinese, nell’ottobre 2025 scorso, ha infidamente ammazzato almeno 1200 israeliani e fatto prigionieri altri 250. Crimine orrendo ed esecrabile, figlio di una situazione incancrenita: comunque ingiustificabile e da condannare senza riserve. Gli autori andavano perseguiti e puniti. Da quell’episodio è invece scaturita una reazione spropositata ed indiscriminata tendente, non tanto e non solo a punire i colpevoli, ma a cancellare un intero popolo dalla faccia della Terra. È accettabile? Si può pensare che una qualche divinità, fosse pure il terribile Dio dell’Antico Testamento, possa approvare una simile carneficina? Gli Ebrei hanno subito, anche nel corso della storia recente, atrocità mostruose: hanno quindi acquisito il diritto di commetterne altrettante nei confronti di una popolazione inerme?  Il problema della convivenza tra ebrei e palestinesi è certamente intricato e complesso e, per molti motivi, di non facile soluzione. L’olocausto non l’hanno perpetrato i palestinesi né hanno chiamato loro gli Ebrei nei loro territori. In ogni caso, data la situazione che si è creata, il dialogo e il confronto non hanno alternative. Per quanto riguarda noi, invece, forse è giunta l’ora di abbandonare l’atavica nostra ipocrisia che ci induce a stracciarci le vesti per alcuni morti e a rimanere del tutti indifferenti nei confronti di altri. Nessuno ha il diritto di uccidere indiscriminatamente altri esseri umani: non ce l’avevano i nazisti, non ce l’hanno i Palestinesi, non ce l’ha lo stato di Israele, non ce l’ha il lupo affamato. Se si riscoprissero le ragioni profonde dell’essere… ‘esseri umani’, forse si potrebbero trovare le strade per risolvere i contrasti in maniera pacifica, senza stragi né inaccettabili ritorsioni. Ma le strade non si vogliono trovare o non si vogliono vedere. Alcuni potenti gridano pace e si accarezzano il lupo; e non sanno che il lupo finirà per sbranare anche loro.

 INTERESSI INSANGUINATI

 La guerra è sempre una scorciatoia maledetta per risolvere, nella maniera più infame, meschini e sordidi interessi economici, tipo petrolio e affini, mercati da conquistare, territori su cui dominare, industria bellica da potenziare, arsenali militari da svuotare per far posto a ordigni di più devastante potenza. Ogni guerra, quale che sia l’esito, rappresenta sempre una disfatta per l’uomo, che risulta già sconfitto in partenza con la dichiarazione di guerra o l’apertura delle ostilità. La guerra chiama guerra e chi paga il prezzo più alto sono gli innocenti; le vittime sono persone che non indossano divise militari, compresi anziani, donne, bambini e   perfino malati negli ospedali. Ogni guerra è una “strage di innocenti”, difronte alla quale quella di Erode era quasi un gioco. 

 P. Teresino Serra

 

 

Fonti:  Saltas, Filofronia: Israele: contro e a favore ,2022

Alessandro Pronzato: I dieci comandamenti, Volume secondo: NON UCCIDERE