Fin dalle prime parole pronunciate in piazza San Pietro la sera della sua elezione, da quel semplice “buonasera”, è apparso uno dei carismi di Papa Francesco: parlare al cuore della gente usando un linguaggio semplice, diretto e “bergogliano”. Il Papa, poi, ha arricchito la sua parola con immagini tratte dall’esperienza e vita di ogni giorno. È nato così un vocabolario tutto personale che è diventato uno strumento di comunicazione col quale Papa Bergoglio riusciva ad andare dritto al cuore delle persone. Da questo suo vocabolario, allora, scegliamo sei parole. E mentre apprezziamo questa originalità di Papa Francesco, trasformiamo queste parole bergogliane in propositi spirituali per vivere intensamente questo tempo di avvento. Per John Henry Newman il nome di ogni cristiano dovrebbe essere “avvento” o “colui che attende il Signore”. Invece dobbiamo riconoscerlo: da secoli, in occidente, l’attesa della venuta del Signore è una dimensione per lo più assente nella vita di fede di molti cristiani. Era il rammarico di Ignazio Silone che scriveva: “Mi sono stancato di cristiani che aspettano la venuta del loro Signore con la stessa apatia con cui si aspetta l’arrivo dell’autobus”. Papa Francesco ha sempre parlato di avvento come tempo di speranza, di cammino verso il nuovo di Dio, di tempo per continuare a “cristianizzarsi”. Le parole Bergogliane possono aiutarci a camminare con una fede più viva e vera verso Betlemme.
1. BALCONEARE
Si tratta di un’espressione tipica del gergo argentino, che indica l’atteggiamento di chi non vuole sporcarsi le mani e rimane passivo a guardare, appunto, dal balcone, guidato spesso da una curiosità inutile. Il rischio più grande per il cristiano è diventare ostaggio dell’indifferenza totale. Il Papa spesso ha raccomandato a tutti, soprattutto ai giovani, di non vivere “Balconeando”, col pericolo di essere spettatori passivi, evitando la responsabilità di essere protagonisti di cambiamenti per costruire un futuro diverso, migliore. Disse più volte Papa Bergoglio: “Il Vangelo non è un racconto fantasioso che si può “balconeare”, ma una chiamata all’amore da vivere ogni giorno insieme agli altri. L’indifferenza cresce dentro cuori abituati a non vedere più gli altri perché ripiegati nella ricerca del proprio interesse, in un individualismo narcisistico”.
2. CHIACCHIERICCIO
Tra le espressioni tipiche del Pontefice Argentino, questa è sicuramente una delle più usate. Francesco l’ha adoperata spesso rivolgendosi alle comunità dei religiosi e delle religiose. Per “chiacchiericcio” il Papa intendeva il pettegolezzo, lo sparlare degli altri alle spalle, il denigrarli senza avere il coraggio di affrontare la questione a tu per tu con la persona interessata. Il chiacchiericcio, insiste Papa Francesco, «è il contrario del Vangelo, perché è sempre una condanna dell’altro. Non mi stanco di ripetere che il chiacchiericcio è una peste per la vita delle persone e delle comunità, perché porta divisione, sofferenza e scandalo, e non aiuta mai le relazioni interpersonali».
3. UNA MAMMA TROPPO “MASCOLINA”
Francesco diceva così, riferendosi alla Chiesa. Le donne per il Papa sono «fonte di vita; sono coloro che fanno bello il mondo». «Se abbiamo a cuore l’avvenire, se sogniamo un futuro di pace, occorre dare spazio alle donne», ha detto più volte. La Chiesa, per papa Francesco, è mamma e, come diceva Bernanos, “solo una mamma si disseta con le lacrime dei figli che soffrono e piangono”; la Chiesa è donna e ha bisogno di più donne nei ruoli attivi. Così Bergoglio ha dedicato un’attenzione speciale alle nomine femminili. Agli inizi del 2025 Francesco ha nominato suor Simona Brambilla prefetta del Dicastero per la vita consacrata e le Società di vita apostolica. In seguito ha nominato suor Raffaella Petrini come prima donna presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano e presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.
4. ODORE DI PECORE
Papa Francesco presiedeva la sua prima Messa del Crisma da Pontefice e fu lì, davanti a tutti i concelebranti, che indicò con chiarezza che ogni sacerdote e chiunque abbia un ruolo di responsabilità nelle comunità cristiane cammini e viva con Suo gregge. «Questo io vi chiedo: siate pastori con “l’odore delle pecore”», disse il Pontefice e chiarisce: «Chi non esce da sé, invece di essere pastore diventa a poco a poco un mercenario, un funzionario dello spirito. “E più volte, poi, ha ricordato e spiegato questo concetto chiedendo ai sacerdoti e consacrati di essere «persone capaci di vivere, di ridere e di piangere con la gente; in una parola, di vivere la giornata in comunione con essa». “Vivere con l’odore delle pecore”: con questa espressione Papa Francesco ha sempre chiesto ai suoi sacerdoti di «spogliarsi di se stessi» per mettere al centro Dio e il popolo di Dio.
5. FARE CHIASSO
“Fate chiasso”: è una frase con cui Papa Francesco ha esortato soprattutto i giovani a non essere passivi, ma a sognare in grande, esprimersi e far sentire la loro voce per un cambiamento positivo nella società. Si tratta di un “chiasso” che incoraggia ad affrontare problemi come le disuguaglianze sociali, le guerre, l’ingiustizia, il razzismo. Papa Francesco crede nella forza dei giovani e incoraggia: “Fate chiasso per solidarietà con chi vive in situazioni disumane, per chi perde la vita nel mar Mediterraneo e per chi vive e soffre nelle carceri e nelle periferie dimenticate. Facciamo chiasso per tutto ciò che ancora ci riguarda: la giustizia, la democrazia e un futuro vivibile per le nostre e le future generazioni”.
6. LA BOMBA ATOMICA DELL’INDIFFERENZA
Il Papa ha spesso raccomandato di credere e lavorare per il bene di tutti, per essere solidali, particolarmente con quelli che soffrono e per credere in una fraternità universale. L’indifferenza, ci ha insegnato Francesco, cresce dentro cuori abituati a non vedere più gli altri perché ripiegati su se stessi. Papa Francesco scolpì il concetto con parole indimenticabili a Lampedusa, l’8 luglio 2013: «La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi, porta alla globalizzazione dell’indifferenza. Si, la nostra società è caduta nella globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro. State lontani da questo virus. L’indifferenza è pericolosa. L’indifferenza uccide come la bomba atomica». E sempre Papa Francesco ci invita calorosamente a “essere Cristiani di speranza contro la globalizzazione dell’indifferenza. “Solo la speranza nella vita eterna ci fa propriamente cristiani”, ha scritto S. Agostino. Oggi è molto difficile parlare di speranza, dare ragioni della speranza; eppure il compito di ogni cristiano è proprio predicare speranza con la propria vita. La speranza è esattamente questo: amare e fare amare la vita degli altri, particolarmente la vita di chi soffre e vive nel pericolo di perdere ogni speranza. Come ha scritto Emmanuel Mounier: “La speranza rifà ciò che l’abitudine disfa. È la sorgente di tutte le nascite spirituali, di ogni libertà, di ogni novità. La speranza semina inizi nuovi là dove l’abitudine immette pessimismo, disperazione e morte”.
P. Teresino Serra
Fonte: Avvenire 21 Aprile 2015: Il vocabolario di Papa Francesco
Antonio Carriero: Il Vocabolario personale di Papa Francesco-Parole profetiche per nostro tempo. Vol.2, Elledici.



