Domenica 9 novembre la parrocchia di Conselve, in provincia di Padova, ha voluto ricordare P. Elia Pampolini, comboniano, deceduto a Castel d’Azzano (VR) il 5 ottobre scorso. Numerosa e riconoscente la comunità che ha potuto conoscere dalla viva voce dei comboniani di Padova che hanno animato la celebrazione quella che è stata la vita missionaria di P. Elia, soprattutto in Uganda.
Così l’ha ricordato P. Gaetano Montresor (nella foto), superiore della comunità:
“Elia è nato nel 1939; a 25 anni, è stato ordinato sacerdote nel 1964. È stato quello l’anno d’oro dei missionari comboniani: 58 giovani ordinati sacerdoti in un solo anno. Nei primi due anni di sacerdozio, p. Elia ha continuato i suoi studi, per essere ancor più preparato di fronte ai grossi cambiamenti in atto nella società e nella Chiesa. Siamo al tempo del Concilio Vaticano II e per la Chiesa e la società iniziava un cambiamento che continua ancora oggi, sia nel modo di vivere in società che nella Chiesa. Si incominciava a diventare più ricchi, (giravano più macchine), più istruiti (introdotta la scuola dell’obbligo), più tecnologici; il modo di vivere la fede: si iniziava a credere di meno, a frequentare meno la chiesa e le vocazioni diminuivano ed anche i matrimoni, arriva la legge sul divorzio. Anche i comboniani cambiano e diventano sempre più internazionali. Anche l’Africa è in cambiamento: gli Stati arrivano all’indipendenza, i primi colpi di stato, molto violenti, e la società si sviluppa nell’istruzione e nel progresso economico e nella fiducia nelle capacità dell’uomo africano.
È un momento bello della missione: sono numerosi i missionari e le suore milionarie, incominciano a partire anche i laici: le chiese africane hanno i propri vescovi, si celebra la messa nelle lingue locali, aumentano le vocazioni di preti e di religiosi, si costruiscono chiese e seminari, numerosi sono i battesimi. Le comunità cristiane in Italia e in Europa, sostengono le missioni. Il nostro giornalino Piccolo Missionario aumenta le sue copie e arriva a oltre centomila.
Elia parte per la missione in Uganda e vi resta quasi 50 anni. Ammalato ritorna in Italia e, dopo nemmeno due anni, muore il 5 ottobre 2025 a 86 anni di età, 61 anni di sacerdozio di cui una decina vissuti in Italia, nella formazione di giovani missionari e quasi 50 vissuti in missione Africa, in Uganda, dove arriva nell’estate del 1970.
Nonostante fosse particolarmente impegnato nell’insegnamento, non è stato un uomo di ufficio: quello che gli piaceva era stare con la gente. Oltre alla lingua inglese, ha imparato tre lingue africane, prima il Lango, parlato nella regione di Lira, poi l’Acholi, parlato in quella di Gulu, e lo swahili, parlato in vari stati africani e che è lingua ufficiale dell’Uganda. L’Uganda ha vissuto tempi difficili di dittatura e guerra, di terrorismo. In questa situazione anche 14 missionari comboniani e una suora comboniana sono stati uccisi.
Nel 1980, p. Elia ritorna ed è a Roma, impegnato nella formazione di giovani missionari. Dopo nove anni, ritorna in Uganda dove viene eletto per 6 anni, provinciale, responsabile di tutto il numeroso gruppo di comboniani. È ricordato per la sua capacità di dialogo, oltre che per la visione e per l’impegno a rinnovare, senza strappi, quello che gli pareva importante. Negli ultimi anni di missione è parroco nelle due diocesi di Gulu e Kitgum.
Ammalato, nel 2024, ritorna in Italia, prima nella comunità di Brescia e poi Castel d’Azzano dove muore domenica 5 ottobre 2025.
Un mese fa, il 9 ottobre, è stato celebrato il suo funerale, per rendere grazie a Dio della sua vita missionaria, con la presenza dei familiari, di amici e collaboratori in Uganda e di tanti confratelli che hanno dato bella testimonianza della sua vita e della sua missione.
Brevemente è così riassunto la vita e la missione p. Elia Pampaloni: un uomo buono, dolce, sempre sorridente, positivo, di un’umanità autentica e profonda”.



