CHE COS’E’ CHE CI STA DINANZI?

 

Iniziamo la nostra riflessione con una domanda: “Quando pensiamo a ciò che ci sta dinanzi, che cos’è che ci viene in mente?  Ho pregato e prego ora in comunione con voi che tutti abbiamo ad accogliere ciò che il Signore ci propone oggi: “O Dio, principio e fine di tutte le cose, che raduni l’umanità nel tempio vivo del tuo Figlio, donaci di tenere salda la speranza del tuo regno, perché perseverando nella fede possiamo gustare la pienezza della vita. Amen!

Ecco una nota storica riguardante il grandioso tempio di Gerusalemme di cui ci parla il passo evangelico di oggi: esso fu distrutto dai Romani nell’anno 70 dopo Cristo. La sua tragica distruzione venne preannunciata da Gesù come simbolo della fine di un mondo tanto fragile, per parlare della nascita del nuovo mondo duraturo voluto da Dio.  Le considerazioni di Gesù sono salvifiche e incoraggianti, e con esse Egli vuole portare coloro che l’ascoltano a fidarsi di Dio e ad affidarsi a Lui.

Dio continua a rivelarsi come il Dio della vita. Infatti, come abbiamo detto nella preghiera sopra, Egli ci invita a tenere salda la speranza del suo Regno, perché, perseverando nella fede, possiamo gustare la pienezza della vita. Il titolo che potremmo dare alla nostra riflessione è questo: Capire il significato della vita e del tempo che Dio ci dona, e vivere la missione come nostra passione, da discepoli di Gesù, per difendere e promuovere la vita per tutti, al di là della caducità delle cose create. Come è bello e importante ciò che Gesù ci dice nel Vangelo: “Nemmeno un capello del vostro capo sarà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”.

Analizziamo il passo evangelico. Gesù è a Gerusalemme assieme ad alcuni dei suoi intimi discepoli per celebrare la sua ultima Pasqua, ammira la grandiosità del tempio ‘ornato di belle pietre preziose e di doni votivi’, ma allo stesso tempo, da vero profeta e con schiettezza, preannuncia la sua tragica distruzione: “Di quello che vedete non resterà pietra su pietra”. Questa è un’affermazione coraggiosa di Gesù. Infatti il tempio era ammirato dalla gente proprio a motivo della sua imponenza e del suo splendore ed inoltre, era considerato dimora di Dio. I discepoli sono sorpresi e chiedono: “Maestro, quando accadranno queste cose?” Invece di soddisfare la curiosità degli apostoli ansiosi di conoscere il futuro in termini umanamente chiari e in tutti i particolari, Gesù li invita a non abbattersi cadendo nel terrore; li invita invece a guardare al futuro con speranza e abbandono nelle mani di Dio. Egli vuole che gli Apostoli si aprano al realizzarsi progressivo del mondo profondamente nuovo, cioè del Regno di Dio, grazie alla potenza divina e alla loro predicazione.

Veniamo a noi. Consideriamo due aspetti della nostra vita: Il primo è caratterizzato dalla tanta negatività che c’è’ nel mondo; il secondo è caratterizzato dalla speranza motivata dalla rassicurazione di Gesù: Il Padre ci ama sempre e comunque, e vuole che tutti i suoi figli e le sue figlie abbiano vita e salvezza per sempre.

Primo aspetto: Stiamo continuando a fare esperienza di una società oppressa da tanti mali: guerre, catastrofi, sommosse, oppressione degli indifesi e dei poveri, malattie, orgoglio, egoismo, indifferenza, e tanti altri mali che spesso abbiamo chiamato disumani e diabolici. Per tutti c’è il grande pericolo di cadere nello sconforto, nella depressione, in un grande timore del futuro, e addirittura nella disperazione. Temo che siano tanti i disperati a cui guardo con compassione e misericordia, proponendo loro Gesù come guaritore di tutte le piaghe. Così come lo propongo sempre a me stesso, mentre desidero e voglio accoglierlo giorno dopo giorno.

Secondo aspetto: E’ l’atteggiamento della speranza in Gesù che è con noi, che ci libera dalle paure e dalle angosce grazie alla sua tenerezza, e che ci fa credere che Lui in comunione con il Padre e con lo Spirito Santo, conduce la nostra esistenza verso l’ultimo stadio di pace e di vita eterna. Ogni giorno prego per avere questa fede e pregherò sempre di più perché ce l’abbiate pure voi.

Un pensiero di natura missionaria riguarda la chiamata che il Signore ci rivolge perché abbiamo a collaborare con Lui, con Papa Leone e con tutti coloro che si impegnano per il bene del mondo e nella promozione della pace e della giustizia, per un futuro di salvezza e di vita piena per tutti. Teniamo sempre per certa questa verità: l’ultima parola non sarà delle forze del male, ma di Dio e di coloro che a lui rimarranno fedeli.

Un ultimo punto: Oggi si celebra la Nona Giornata Mondiale dei Poveri. Che tutti i seguaci di Cristo e tutte le persone di buona volontà, preghino e s’impegnino perché la povertà e le sue cause vengano eliminate nel mondo intero.

E che la Madonna e tutti i Santi e le Sante che hanno speso la loro vita e le loro energie per la MISSIONE, ci sostengano nel nostro impegno praticato, e direi, vissuto con generosità.

                                                       Giovanni Taneburgo – Missionario Comboniano