DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE
La liturgia di oggi è speciale. Non celebriamo la 32° domenica del Tempo Ordinario, ma ricordiamo la prima chiesa di Roma, costruita dopo l’editto di Milano del 313, con il quale l’imperatore Costantino riconosceva il Cristianesimo come una religione che si poteva praticare pubblicamente. Le persecuzioni delle autorità dell’Impero Romano erano ufficialmente finite. Ma le persecuzioni contro i Cristiani non sono mai cessate lungo la storia. Anche ai nostri giorni ci sono 350 milioni di discepoli di Gesù che non possono manifestare pubblicamente la loro fede, anzi spesso sono gettati in prigione o addirittura uccisi, divenendo dei martiri (specialmente nei paesi a maggioranza musulmana, oppure in Cina, nella Corea del Nord, in Israele e altrove). La dedicazione di questa chiesa avvenne nel 324. E’ la cattedrale del Vescovo di Roma e cioè del Papa. Per questo motivo la basilica lateranense è la madre di tutte le Chiese del Mondo. Per questo motivo la festa di questa Dedicazione prevale addirittura sulla liturgia della domenica. Fu consacrata dal Papa Silvestro e si chiama anche Basilica di san Giovanni in Laterano. I Vescovi di Roma hanno avuto una particolare attenzione per questa chiesa. Nella costruzione accanto alla Basilica, i Papi hanno sempre risieduto, eccetto al momento dell’esilio avignonese (1309-1377).
I testi della Messa di oggi mettono in risalto la funzione dell’edificio, nel quale i Cristiani si radunano per pregare e per fare memoria della Pasqua del Signore Gesù. Giustamente Papa Benedetto XVI dice a questo proposito: “La festa odierna celebra il mistero sempre attuale: che cioè Dio vuole edificarsi nel Mondo un tempio spirituale, una comunità che lo adori in spirito e verità (Giovanni 4, 23-24). Ma questa festa del 9 novembre ci ricorda anche l’importanza degli edifici materiali, in cui le comunità si raccolgono per celebrare le lodi di Dio”.
Leggiamo e meditiamo allora il Vangelo di oggi (Giovanni 2, 13-22). Si tratta del famoso episodio di Gesù che scaccia i mercanti e i cambiavalute dal tempio di Gerusalemme. E’ un episodio che l’evangelista Giovanni mette all’inizio della vita pubblica del Signore, mentre i Sinottici (i Vangeli di Matteo, di Marco e di Luca) lo mettono alla fine, poco prima della Passione. Per il quarto evangelista si tratta quindi di un gesto profetico. Gesù vuol far capire che è necessario rendere puro e santo il luogo della preghiera. Anzi il Signore si preparava ad abolire il tempio di pietra, per sostituirlo con un tempio di “carne”, perché, come dice san Paolo: “Nell’umanità di Gesù abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Colossesi 2, 9). Il tempio di Gerusalemme era una costruzione meravigliosa, tanto per la sua grandezza, quanto per i marmi, gli ornamenti dorati e le suppellettili preziose che vi si trovavano. La prima costruzione del tempio è stata realizzata dal re Salomone (10° secolo prima di Cristo). La seconda è stata fatta dopo la distruzione del tempio operata dal re babilonese Nabucodonosor nel 586 prima di Cristo. Il secondo tempio fu completato nel 516 prima di Cristo. Ma il re Erode il Grande (re dal 37 avanti Cristo fino al 4 dopo Cristo) ha voluto abbellire e ingrandire il tempio di Gerusalemme, forse per ottenere la benevolenza dei Giudei. E’ questo tempio che Gesù ha visto ed è in questo tempio che il Signore si fermava a volte per insegnare. I gestori di questo luogo di culto erano i sacerdoti, aiutati dai Leviti (che erano dei servi).
Ma per entrare nel recinto del tempio bisognava essere dei Giudei. I pagani e i Samaritani potevano accedere solo al “cortile dei gentili”, lo spazio più vasto, circondato da colonnati. Il luogo più santo si chiamava il santuario. Era diviso in due: la prima parte era il Santo; la seconda parte, separata dalla prima da un’enorme tenda, era chiamata il Santo dei Santi. Per gli Ebrei questo luogo era il sacramento della presenza di Dio. Dentro vi era conservata l’arca dell’Alleanza, scomparsa nel 586 prima della nostra era. La distruzione definitiva del tempio avvenne nel 70 dopo Cristo, ad opera dell’esercito romano, guidato da Tito, figlio dell’imperatore Vespasiano. Con questa distruzione, la liturgia dell’Antico Testamento è scomparsa. Sparirono anche i Sacerdoti come casta consacrata al culto. Rimase solo il culto della Parola, secondo la liturgia praticata nelle sinagoghe (luogo di preghiera dei Giudei della diaspora o dispersione, avvenuta nel 586 prima i Cristo).
Gesù scaccia i mercanti, i cambiavalute, i venditori di colombe, perché questo lucroso commercio era nelle mani dei Sacerdoti che ci guadagnavano parecchio e che rendevano la spianata del tempio “un mercato” (Giovanni 2, 16). Da qui la preoccupazione e la rabbia di questi personaggi che dissero a Gesù: “Quale segno ci mostri per fare queste cose?” (Giovanni 2, 18). E Gesù, pensando alla sua Pasqua, rispose: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere!” (Giovanni 2, 19). Allora l’evangelista Giovanni ci spiega la novità portata da Gesù. Ormai il tempio di pietra non è più necessario. E’ la carne dell’agnello di Dio che è il nuovo santuario. Il corpo di Gesù, Parola diventata carne, è la tenda di Dio fra gli uomini e le donne, durante tutta la storia dell’umanità. Grazie a Gesù, figlio di una donna (Gàlati 4, 4), il cielo si è aperto e viviamo in comunione con Dio. E la Messa, che celebriamo nelle nostre chiese, ci permette di partecipare a questa Pasqua, a questa liturgia della Nuova Alleanza. Siamo ormai figli e figlie nel Figlio. E Dio è il nostro Padre.
Tonino Falaguasta Nyabenda
missionario comboniano
Vicolo Pozzo 1
37129 V E R O N A



