LA GRATITUDINE CHE NASCE NEL CUORE MOLTIPLICA I DONI DI DIO
Nel passo evangelico di oggi, ci sono due punti che hanno attirato la mia attenzione in modo particolare. * Il primo riguarda Gesù che mostra il volto buono e misericordioso del Padre e che guarisce i dieci lebbrosi che si rivolgono a lui per essere guariti dalla loro lebbra (o malattia della pelle). * Il secondo punto riguarda la gratitudine di uno dei dieci lebbrosi guarirti; egli torna da Gesù per ringraziarlo, per riconoscere la sua signoria e rendere gloria a Dio. Pensate, uno su dieci, per di più un samaritano, uno straniero, che grazie al suo rendere gloria a Dio, riceve da Gesù un secondo dono. Gesù gli dice: “Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!” Guarigione fisica prima e poi guarigione come salvezza!
Per la nostra riflessione, è importante capire la situazione dei lebbrosi al tempo di Gesù. Era una situazione drammatica. Una prescrizione della legge ordinava a ogni lebbroso colpito da piaghe, di abitare fuori dell’accampamento, e quando andava in giro, di indossare vesti stracciate, di avere il capo scoperto, il viso coperto fino al labbro superiore e di gridare continuamente: “Impuro! Impuro”. Nel Vangelo vediamo come Gesù non ebbe paura di avvicinarsi ai dieci lebbrosi e di lasciarsi avvicinare da loro. Li guarì e disse loro di andare dai sacerdoti, come prescriveva la legge, perché essi prendessero atto della loro guarigione. Nove dei dieci guariti da Gesù, presero la loro guarigione per scontata e proseguirono il loro cammino per andare dai sacerdoti, dai parenti e dagli amici, per riprendere a vivere, senza quindi sentire il bisogno di ringraziare Gesù. Come dicevo sopra, soltanto uno sentì il bisogno di esprimere la sua gratitudine verso chi l’aveva guarito. Si gettò ai piedi di Gesù, lodando Dio a gran voce. Fece così un gesto che fu seguito da un atto stupendo e tonificante di Gesù che, riconoscendo la sua fede, gli disse: “Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!”.
Ecco ora una provocazione per noi tutti: quante volte nel nostro cammino di vita, avendo ricevuto tanti doni da Dio e da diverse persone, non abbiamo sentito il bisogno di esprimere riconoscenza e di dire grazie? Ricordo la sorpresa che Papa Francesco generò nelle menti e nei cuori di chi lo stava ascoltando, quando parlò della necessità di riscoprire il valore di alcune parole andate in disuso: ‘scusa, per favore, grazie”. Impegniamoci a usare queste parole a tempo dovuto. Saremo positivamente sorpresi del bene che l’uso di queste espressioni farà sia a noi che a coloro che ci ascoltano. E, a riguardo del dire ‘GRAZIE’, ricordiamo sempre un’espressione di Sant’Agostino che avevo in mente mentre scrivevo il titolo di questa riflessione: ‘La gratitudine è un gesto che moltiplica i doni di Dio’.
Tornando al lebbroso che si recò nuovamente da Gesù per ringraziarlo, notiamo la bellezza non soltanto del suo ringraziamento, ma anche del suo atto di adorazione. Avendo lodato Dio a gran voce, “si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi “. Questo gesto mi ha fatto ricordare il confratello comboniano, P. Bernardo Sartori, che tornò alla casa del Padre all’età di 86 anni, in Uganda. Entrato in chiesa alle 7.30, la mattina di Pasqua, un confratello lo trovò disteso per terra, morto, ai piedi dell’altare, con il rosario in mano e la lampada a petrolio ancora accesa. P. Bernardo che come missionario operò per tanti anni tra i Musulmani, nella zona del dittatore, Idi Amin Dada, sempre in compagnia con la Madonna da lui chiamata Mediatrice e Sultana d’Africa, è stato definito, “L’uomo-in-ginocchio”. Quando pregava, si metteva così spesso ai piedi dell’altare, prostrato davanti a Gesù, col rosario in mano. La preghiera era il respiro del suo cammino di vita.
Chiediamoci: che importanza diamo alla preghiera nella nostra vita? Che il Signore ci dia la grazia di saperci prostrare spesso davanti a Lui, ai suoi piedi, con le nostre menti aperte e i nostri cuori spalancati, per lodarlo e accogliere i tanti doni che ci offre con generosità.
Giovanni Taneburgo
Missionario Comboniano



