LA BEATITUDINE DEL CONDIVIDERE CON I NOSTRI CUORI SPALANCATI

Per la nostra riflessione oggi, ci concentriamo sul passo evangelico e sul messaggio sfidante che ci presenta. E come pista di lancio non solo per la nostra riflessione, ma anche per la nostra preghiera, prendiamo innanzi tutto un insegnamento del Vaticano II che vuol farci capire che, come seguaci di Cristo, non possiamo essere spettatori neutrali della povertà e della miseria della stragrande maggioranza di persone e popoli del mondo. Infatti la Gaudium et Spes afferma che “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”.

Ecco allora come interpreto il messaggio del passo evangelico odierno: La vita non nasce e non cresce nell’isolamento. Infatti nell’isolamento c’è solo morte, e in esso è la persona stessa che si rende vittima di un abisso tremendo di egoismo ottuso, mentre pensa di potersela spassare non vedendo altro che i propri bisogni e le proprie fisime; il tutto trasformato in diritto! Il Signore non condanna una vita dignitosa in cui la ricchezza è segno del suo amore ed espressione della sua provvidenza. Ciò che Egli condanna è l’indifferenza gelida di chi è ricco e festaiolo e non si accorge di chi è nel bisogno. Veniamo alla parabola e poi verremo di nuovo a noi.

Nella parabola vediamo un abisso, un burrone incolmabile tra l’uomo ricco e il povero Lazzaro. L’abisso è innanzi tutto nel cuore del ricco, è nella sua vita e nelle sue false sicurezze che l’avvolgono come una corazza. Il povero ha un nome, Lazzaro; il ricco non ha un nome proprio ed è stato indicato dalla tradizione come ‘epulone’ per la sua abitudine quotidiana di godersela; il suo ‘biglietto da visita’ è il suo essere ricco. Ama il lusso, si prende cura dei suoi cani e ignora Lazzaro, considerandolo un nulla. Nella parabola si apre uno spiraglio sull’eternità: Lazzaro è presentato come trasfigurato accanto ad Abramo, l’uomo ricco invece è presentato negli inferi, afflitto dalla sofferenza di vedere di Dio da lontano senza potersi dissetare alla sua fonte di acqua viva, senza poter gioire per la sua magnificenza e per la gloria dei suoi Santi e delle sue Sante.

E adesso, veniamo a noi. Senz’altro c’è anche per noi il rischio di cadere nell’egoismo   che genera indifferenza e scava abissi, il rischio di usare le cose sentendoci padroni di esse, senza quindi trasformarle in dono per gli altri, vicini e lontani. Chiediamo al Signore perdono per quelle volte quando non ci siamo accorti di chi ci era accanto, soprattutto di chi era nel bisogno e nell’ abbandono. Chiediamo anche la grazia di avere sempre in noi la compassione del cuore per vedere e comprendere le sofferenze, le pene e i bisogni di tutti, e per condividere con tutti ciò che abbiamo, trasformando tutto in dono.

Che la Madonna, Mamma di Gesù e Mamma nostra, ci ottenga il dono della sapienza per capire, in sintonia con la parabola evangelica, che siamo convertiti all’apertura verso tutti e possiamo già contemplare ‘i cieli aperti’ per noi, non grazie a visioni, a segni prodigiosi, nemmeno grazie al ritorno di un morto. No, siamo convertiti dall’incontro con Cristo Gesù Salvatore e dal nostro incontro con tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle ‘in Lui’. Grazie a questa realtà stupenda, facciamo nostro l’invito di San Paolo a Timoteo (2na lettura della Liturgia Eucaristica odierna), e tendiamo “alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza”. Inoltre, cominciamo a gustare già sin d’ora la gioia che è gioia celeste.

Preghiamo per tutti coloro che sono chiamati a guidarci nella Chiesa e nella società in genere, perché tutti operino per il bene comune, con onestà, cura e vero impegno. E’ questa la MISSIONE in cui tutti sono e siamo chiamati ad essere coinvolti: l’impegno per il bene di tutti!

 

                                                                                                  Giovanni Taneburgo

                                                                                              Missionario Comboniano