I droni non sono fatti solo per la guerra. A ricordarcelo è un programma in corso in alcuni paesi dell’Africa subsahariana che utilizza tale tecnologia per identificare ed eliminare i luoghi di riproduzione delle zanzare, portatrici di malaria, prima che scoppino le epidemie. Tra questi paesi ci sono la Sierra Leone e il Ghana.

Il 25 aprile di quest’anno, che segna il World Malaria Day, l’Organizzazione mondiale della sanità ha diffuso dati che rimangono allarmanti. Nel 2023 i morti per malaria sono stati quasi 600mila e si sono registrati 263 milioni di nuovi casi. Di questi il 95% riguardano la regione subsahariana. E i bambini rimangono i più vulnerabili. Il rischio per loro è che contrarre la malaria si riveli fatale.

Ma una nuova speranza arriva dal Giappone, dove è stata sviluppata una tecnologia all’avanguardia. A lavorarci una start-up, la SORA, che ha sviluppato SORA Malaria Control (laddove sora in giapponese significa “cielo”).

Si tratta di un servizio che combina immagini aeree da droni forniti di diverse tecnologie di intelligenza artificiale capaci di rilevare e gestire in modo efficiente le pozzanghere e, in generale corsi di acqua stagnante, che hanno un rischio considerevole di ospitare larve di zanzara.

Il progetto pilota è stato avviato nel 2022 ed è partito dalla Sierra Leone.

Questi droni, alimentati da telecamere dotate, come dicevamo, di intelligenza artificiale, pattugliano campi, zone umide e rive dei fiumi. Cercano le acque stagnanti dove le zanzare depongono le uova e una volta individuato il luogo dell’infestazione, depositano il larvicida sul posto, prima ancora che gli insetti si schiudano.

L’iniziativa che sta coinvolgendo, per esempio, in Ghana, governo e partner locali, compresi giovani ricercatori e volontari, pare stia già dando buoni risultati.

Un ulteriore elemento a favore di tale sistema è il fatto che, poiché le zanzare e l’acqua oltre la malaria, trasmettono molte altre malattie infettive, come il colera e la febbre dengue, sono in corso ricerche per applicare SORA Malaria Control anche alla creazione di sistemi di sorveglianza per queste malattie, che sono oltretutto, a differenza della malaria, trasmissibili.

Uno dei vantaggi di questo sistema è che i droni permettono di accedere a zone che il personale sanitario spesso ha difficoltà a raggiungere. Insomma zanzariere, farmaci ed eventualmente prevenzione, seppure importanti, si sono dimostrati non sufficienti.

E oltretutto, nonostante i progressi nella riduzione della trasmissione negli ultimi due decenni, la crescente resistenza a farmaci e insetticidi sta imponendo un ripensamento della strategia. Insomma, la malaria va prevenuta, sì, ma i farmaci non sono l’unico sistema.

L’alternativa può trovarsi in una tecnologia che magari ha bisogno di tempo per mostrare risultati considerevoli ma che dalla sua ha il vantaggio di essere sostenibile e di provare ad agire alle radici del problema. Del resto già nel 2019, l’Anti-Malaria Drones si è rivelata un’idea innovativa per l’utilizzo di droni in un agroecosistema irriguo di riso a Zanzibar, in Tanzania.

Consiste nell’irrorare diverse risaie con un drone Agras MG-1S, spruzzando un agente biodegradabile chiamato Aquatain, per creare una pellicola sulla superficie dell’acqua capace di soffocare le larve e impedire alle zanzare di riprodursi. I risultati – dicono – hanno mostrato una significativa riduzione delle larve e la cattura del 90% delle zanzare in un mese.

I droni, noti anche come velivoli senza pilota (UAV), offrono quindi un modo nuovo per combattere la malaria. Implementando questi interventi, i droni hanno il potenziale di interrompere il ciclo vitale delle zanzare e ridurre l’incidenza della trasmissione della malattia. Un modello che potrebbe essere replicato in tutto il continente africano.

Del resto, lo scorso anno, proprio affrontando il tema della tecnologia dei droni applicata alla prevenzione della malaria, l’African Union Development Agency si è espressa in questo modo: “Sebbene i metodi tradizionali di prevenzione e controllo della malaria abbiano compiuto progressi, sono necessari approcci innovativi per affrontare la persistente sfida delle infezioni trasmesse dalle zanzare. Una strategia innovativa e promettente è l’uso di droni per colpire le popolazioni di zanzare e ridurre la diffusione della malaria nelle comunità africane”.

Se l’obiettivo dichiarato è quello di ridurre i casi e i decessi di malaria del 90% ed eliminarla in 35 paesi entro il 2030, e visto che il target è ancora lontano, allora bisogna dare spazio a nuove, possibili soluzioni. Soluzioni che non possono essere neanche solo l’introduzione di maschi di zanzara geneticamente modificati, zanzare vaccinatrici o i vaccini stessi, le cui sperimentazioni pilota si sono concluse nel 2023 in Kenya, Malawi e Ghana. E che hanno coinvolto dal 2019 al 2023 circa 3 milioni di bambini.

Il vaccino, secondo l’OMS, avrebbe ridotto l’incidenza della malaria in quelle aree del 13%. I dati sull’utilizzo dei droni non sono ancora disponibili. Una maggiore diffusione del sistema e la sua sistematica applicazione potrebbe aiutare a capirne l’incidenza nella lotta alla malaria.

Antonella Sinopoli – Nigrizia