GESU’ CI SVELA QUALCOSA DI INAUDITO, DI INATTESO:
DIO COME TRINITA’
Domenica scorsa abbiamo celebrato la solennità della venuta dello Spirito Santo, ed è alla luce che da Lui emana, che possiamo comprendere il mistero della Trinità. Infatti, è lo Spirito che ci rende capaci di contemplare questo grande mistero rivelatoci da Gesù, il mistero del Dio Uno e Trino che professiamo ogni volta che facciamo il segno della Croce. Il teologo francese, Henri De Lubac, ha scritto: “Un mistero non è una realtà che non possiamo comprendere, ma è una realtà che noi in tanto comprendiamo in quanto entriamo in esso”. Una persona che guarda alla Trinità da spettatore o spettatrice, non potrà mai comprendere il grande mistero che è Dio. Ripeto: entrare nel misero di Dio, contemplare questo grande mistero, è la grazia che lo Spirito Santo ci dona.
Santa Elisabetta della Trinità pregava: “O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi completamente per stabilirmi in te, immobile e tranquilla, come se già la mia anima fosse nell’eternità. (…) Che ogni minuto mi porti sempre più nel profondo del tuo mistero”.
E Simone, chiamato ‘il Nuovo Teologo’, ha scritto: “Sulla riva del mare, l’uomo che contempla l’oceano infinito delle acque, non può scorgere la fine e non ne vede che una parte. (…) Chi si immerge completamente nell’acqua, sa soltanto di essere totalmente immerso nella profondità del mare. Questo è ciò che avviene a coloro che avanzano nella via dello Spirito ed entrano nella perfezione della conoscenza e della contemplazione”.
Nel contesto della fede, possiamo capire che queste realtà non sono troppo alte per noi, se soltanto evitiamo troppi ragionamenti che possono diventare dannosi e anche letali. Vedete, nel mio pellegrinaggio di missionario, in posti diversi, ho incontrato persone semplicissime, senza tanta educazione formale, che mi hanno sorpreso per il livello di contemplazione che mostravano di avere raggiunto. Ecco allora che chiediamo la grazia di poter contemplare Dio come comunione di tre persone, uguali e distinte, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, e di notare che la loro comunione è così profonda da essere unità. Che realtà stupenda: Dio non è un Dio solitario; Dio è relazione, danza e dono. Dio è comunione di persone!
Guardiamo ora a noi stessi. Cosa vuol dirci la Genesi quando afferma che Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza? Vuol dirci che la vocazione che Dio dà a ogni persona, è vocazione alla comunione. E’ nella comunione gli uni con gli altri, innanzi tutto nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità, che noi troviamo pace e gioia, e diamo testimonianza a Dio che è comunione. Quando ci ameremo veramente? Quand’è che metteremo veramente in pratica il comandamento dell’amore vicendevole, vivendo in pace con tutti, avendo gli stessi sentimenti di Cristo? Quand’è che vivremo di speranza, quella speranza che non delude “perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”? (seconda lettura).
Dio non ha mai smesso di amare il mondo, non ha mai smesso di amare noi. Questa consapevolezza dona grinta alla persona che ce l’ha; grinta per vivere nella comunione con la Trinità, mirando ad essere in comunione con tutti. Comunione quindi con le dimensioni della Croce: la dimensione verticale che indica la comunione tra Dio e noi, e quella orizzontale che indica la comunione tra noi e gli altri.
E, per oggi, termino con un bel suggerimento: Facciamo memoria del Battesimo che ha segnato in noi l’inizio della Vita nella Luce Trinitaria, per rinnovare il nostro impegno di vita cristiana.
Giovanni Taneburgo
Missionario Comboniano

