IL PERDONO RIGENERA LA PERSONA

Il primo punto a cui volgiamo la nostra attenzione oggi è il seguente: Il perdono di Dio rigenera la persona che l’accoglie. Il passo evangelico di oggi, ci parla di alcuni scribi e farisei che portarono a Gesù una donna sorpresa in flagrante adulterio. Nel loro comportamento notiamo due stonature. * La prima: essi volevano mettere alla prova Gesù volendo vedere se si sarebbe comportato secondo la legge di Mosè che chiedeva di lapidare le donne adultere, oppure no. * La seconda stonatura: la loro intenzione era discriminatoria; infatti, per la punizione, in linea con la cultura dominante nel popolo d’Israele, portarono soltanto la donna, lasciando da parte il complice. Dov’era quel tizio? Gesù intervenne con fermezza: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. Interessante notare come gli accusatori se la svignarono uno per uno, e come Gesù perdonò la donna, dandole però un chiaro impegno: “D’ora in poi non peccare più”. Così Gesù riabilitò quella donna perché non fosse più vittima, ma persona capace di amare e di amare bene e molto.

Abbiamo qui una chiara lezione contro due tendenze che sembrano così tanto presenti in tutti gli uomini e le donne di questo mondo: la tendenza a giustificarsi gettando la colpa sugli altri e cercando un capro espiatorio per ogni male, e la tendenza a costituirsi giudici che condannano. L’esempio di Gesù è chiaro: Egli non condannò la donna. Questo suo atteggiamento ci chiede di ricordare il comandamento che troviamo in Luca: “Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati (…). Con la misura con cui misurate sarà misurato a voi in cambio” (Luca 6,37-38). L’atteggiamento di Gesù ci porta anche a capire il male dell’intolleranza. Nel “Padre nostro” preghiamo: “Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Praticamente chiediamo al Padre di agire nei nostri confronti come noi agiamo nei confronti degli altri. Mamma mia! Cosa succederebbe se il Padre ascoltasse questa nostra invocazione?

Ecco allora come deve essere il nostro comportamento nelle nostre relazioni quotidiane in famiglia e nelle nostre comunità: condannare il male con fermezza, ma aiutare chi sbaglia o pecca perché si converta e non continui a sbagliare o a peccare. Inoltre dobbiamo ricordare che la radice del male è in ciascuno di noi, ed è migliorando noi stessi che possiamo sperare di aiutare gli altri a crescere nel bene; è migliorando noi stessi che possiamo sperare che il mondo diventi migliore. Stiamo celebrando il Giubileo della Speranza, e possiamo mettere quanto la Parola di Dio ci ha comunicato, nel contesto di questo grande evento.

La Quaresima volge al termine, e quindi la Pasqua si avvicina. Approfittiamo di tutto ciò che Dio – buono e misericordioso – ci dona per la nostra conversione. In modo particolare, impegniamoci a trovare occasioni e modi per celebrare la misericordia di Dio, per esempio, mediante il Sacramento della Penitenza, del Perdono. Inoltre, impegniamoci a fare tutto ciò che possiamo per migliorare le relazioni interpersonali nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità, apportando in esse un po’ più d’amore, di gioia, di pazienza. Che nessuno di noi abbia a cadere nell’indifferenza o nello scoraggiamento, pensando che niente più può essere fatto per eliminare ciò che sta corrodendo persone e cose.

Per intercessione della Madonna, in sintonia con le prime due letture della Liturgia Eucaristica di oggi, chiediamo al Signore la grazia di guardare in avanti con un atteggiamento di vera speranza. Com’è bello avere la convinzione che Dio può aprire nuove strade nel deserto di questo mondo facendolo fiorire per noi, per i profughi che fuggono dalla violenza, per i poveri, i perseguitati, gli anziani, i malati e proprio tutti.

E che il sogno della ‘fraternità e amicizia sociale’ che Papa Francesco e così tante persone nutrono in comunione con lui, prenda corpo nell’umanità tutta!

 

                                                                                                        Giovanni Taneburgo

                                                                                                    Missionario Comboniano