E’ arrivata anche quest’anno la Quaresima. Questo tempo speciale e santo ha un significato particolare. Il 5 marzo, Mercoledì delle Ceneri, siamo invitati a fare digiuno e astinenza. Ma Papa Francesco ci propone di fare, sì, digiuno e astinenza, ma soprattutto di pregare per la pace.  Ci sono tante guerre in giro per il Mondo, come nello Yemen, in Etiopia, in Siria, in Congo Kinshasa, in Mozambico, nell’Afghanistan,  e in altri luoghi, dove si soffre e si muore solo per l’ingordigia, la sete di potere e la voglia di accaparrare le ricchezze del pianeta Terra. Che, come dice Papa Francesco, è la “nostra casa comune”.

La Quaresima è un tempo forte, come lo fu anche il tempo dell’Avvento. L’Avvento ci preparava a celebrare la nascita di Gesù, il quale entra nella nostra storia umana e diventa l’origine della nostra salvezza. La Quaresima è il tempo che prepara alla Pasqua, dove si compie l’”Alleanza nuova ed eterna”, di cui parlava già in anticipo il profeta Geremia ( secolo). Così parlava questo grande profeta: “Questa sarà l’alleanza che concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni – oracolo del Signore: – porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore” (Geremia 31, 33). E nel Vangelo di Marco, Gesù dice, nell’ultima Cena: “Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: ‘Questo è il mio sangue dell’Alleanza, che è versato per molti’!” (Marco 14, 24). Nel Cristo l’Alleanza è eterna e per tutta l’umanità. E’ un’Alleanza non solo con il popolo eletto, ma con tutti i popoli del Mondo e per sempre. Qualunque cosa facciamo, lui (Gesù) è fedele. Possiamo metterlo in Croce, come succede quando pecchiamo e lo uccidiamo con la violenza, la guerra, l’odio, la sopraffazione nei riguardi del prossimo, perché, come ha detto Gesù all’apostolo Paolo, ancora Saulo, cioè ancora persecutore dei discepoli: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? … Io sono Gesù, che tu perseguiti” (Atti 9, 5). Quanto è fatto ai discepoli a causa del nome di Gesù, è fatto allo stesso Gesù (Matteo 10, 40).

Nella tradizione della Chiesa, il tempo quaresimale è stato istituito dopo il Concilio di Nicea (nel 325 dopo Cristo). Soprattutto a Roma, si organizzava questo tempo per coloro che dovevano essere perdonati dei loro peccati (= apostasia, omicidio e adulterio). Per coloro che si preparavano al battesimo poi, la Quaresima era il tempo forte, nel quale si meditava soprattutto il Vangelo di Giovanni.  

Il termine Quaresima viene dal latino e significa: quarantesimo giorno. Il numero quaranta ha un fondamento biblico. Indica, in primo luogo, gli anni di una generazione e poi anche un periodo la cui durata non si conosce esattamente. Per esempio: 40 giorni e 40 notti per il diluvio (Genesi 7, 4); il soggiorno di Mosè sul Sinai (Esodo 24, 18); il viaggio di Elia nel deserto (1 Re 19, 8); il digiuno di Gesù, all’inizio del suo ministero (Marco 1, 12). Questa cifra nella Bibbia scandisce la storia della salvezza. Ed è sempre un cammino fatto di disperazione e  di conversione, di cadute e di riprese, ma sempre per noi, un tempo di attesa della salvezza, che ci viene esclusivamente da Gesù.

La cerimonia delle ceneri è un richiamo evidente alla creazione del primo uomo. Dice la Bibbia: “Allora il Signore plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (Genesi 2, 7). L’uomo pertanto, pur avendo in sé il soffio divino, è pur sempre un nulla rispetto a Dio. Un soffio di vento basta per far scomparire la polvere. Di qui l’atteggiamento che dobbiamo sempre avere: l’umiltà e la sottomissione al Creatore, che però chiama l’uomo a vivere in comunione con Lui, se resta fedele alla sua alleanza. 

Nel Vangelo del Mercoledì delle Ceneri (Matteo 6, 1-18) siamo invitati a vivere nella verità, sapendo di essere capaci di peccato, ma anche amati da Dio. Fuggiamo pertanto l’ipocrisia e facciamo le pratiche ordinarie, come la preghiera, il digiuno e l’elemosina, per manifestare il nostro desiderio di avvicinarci al Cristo, nel nostro cammino di conversione. Allora “il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Matteo 6, 18). 

Il Vangelo della 1° domenica di Quaresima (Luca 4, 1-13) ci parla di Gesù che resta nel deserto 40 giorni, tentato dal diavolo. C’è pertanto allusione al popolo di Israele che passò 40 anni nel deserto e anche a tutta la nostra vita che è sempre insidiata dal “divisore”(= diavolo o satana), che ci vuole separare da Dio e dalla sua promessa. Tre sono le “fami” (plurale di fame) che l’uomo sperimenta: la fame riguardo alle cose, la fame riguardo alle persone e la fame riguardo a Dio. Gesù le ha superate tutt’e tre. Egli infatti rifiutò il potere politico (prima tentazione), rifiutò di fare un segno che obbligasse tutti a credergli (seconda tentazione) e di seguire la via umana (cioè satanica!) che evitasse la croce per ottenere il Regno. Noi, anche dopo il Battesimo, siamo posti di fronte a queste tentazioni fondamentali. Tutta la vita siamo tentati e dobbiamo manifestare la nostra fedeltà a Cristo. Egli è rimasto fedele ai fratelli, per obbedire a Dio suo Padre. Siamo figli e figlie di Dio, grazie al Battesimo.  Dobbiamo ricevere tutto come dono del Padre, amandolo quindi con riconoscenza. E inoltre, imitando Dio, dobbiamo amare gli altri come Dio ci ama (Matteo 25, 31-46). In questo modo distruggeremo le relazioni di violenza, di guerra, di sopraffazione, di dominio, di peccato e di morte per cercare e per promuovere nella nostra vita solo amore, carità e pace. 

San Daniele Comboni (1831-1881) così scriveva a suo cugino Eugenio, il 24 dicembre 1879, parlando di ciò che lo faceva lavorare in favore dei popoli dell’Africa Centrale: “Al mondo, grazie a Dio, non ho mai lasciato di amare la carità, e la vita del Missionario è carità”.

 

Tonino Falaguasta NyabendaVicolo Pozzo 1 – 37129   V E R O N A