Padre Giovanni Taneburgo

MESSIAGGIO MISSIONARIO: LA VIA DELLA CROCE UNICA VIA DELLA VITA

 Oggi, ancora una volta e con un linguaggio chiaro e forte, Gesù ci dice: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. Accogliere questo messaggio, fu molto difficile per Pietro. Poco prima aveva detto a Gesù: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Matteo, 16.16). E Gesù l’aveva lodato: “Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli”. Ma Gesù quando cominciò a spiegare ai suoi discepoli che avrebbe concluso la sua vita in modo tragico per poi risorgere il terzo giorno, Pietro, manifestando delusione e disorientamento, disse: “Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai”. Allora, quello stesso Gesù che poco prima aveva lodato Pietro, lo sgridò con una espressione durissima, dicendo: “Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”. Pietro non aveva capito e non voleva accettare l’affermazione di Gesù secondo cui la croce sarebbe stata l’occasione necessaria per portare a compimento la sua missione con la risurrezione.

E gli altri discepoli? La loro reazione era esattamente uguale a quella di Pietro. Ecco perché, rivolgendosi a loro, Gesù disse: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. E noi? Abbiamo capito che la chiamata rivoltaci da Dio, nostro Padre, è la stessa di Gesù? La strada da seguire è la strada della croce che implica lotte e privazioni anche a costo di perdere la vita per amore. E’ così che quella strada conduce a una vita pienamente realizzata. Questo è il senso della risurrezione ed è qui il senso dell’affermazione di Gesù: “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12, 24). Questa è una delle tante immagini stupende suggerite a Gesù dalla natura, che troviamo nei Vangeli. Sono tutte ricche di significato e tutte conducono a riflettere sulla vita.

Nelle ultime omelie che vi ho proposto, ho sempre fatto riferimento alle situazioni così balorde che abbiamo nella nostra società, situazioni che ci toccano da vicino e ci fanno soffrire. Mi sono chiesto: Qual è la causa di fondo che ha generato queste situazioni? Ripensando al passo evangelico di oggi ho pensato al triste fatto che la via della croce e considerata come realtà da evitare, come maledizione mentre invece è motivo di gloria per i seguaci di Cristo. Ascoltiamo ciò che dice San Paolo: “Il linguaggio della croce è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio. (…) E poiché i Giudei cercano segni e i Greci cercano sapienza, noi annunciamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei e stoltezza per le genti; ma per quanti sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio, poiché la stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini” ( Prima Lettera ai Corinzi 1,18-25).

Qual è il nostro atteggiamento nei confronti della croce? In comunione di fede gli uni con gli altri, consideriamo la croce come via alla risurrezione e come condizione di coerenza e donazione a Dio e al prossimo. Così se ci adoperiamo perché il mondo cambi in meglio, dobbiamo ricordare che tutto ciò ha un prezzo, il prezzo della croce.

Concludiamo con la Colletta (L’orazione che introduce la Liturgia della Parola):

“O Padre, che guardi con amore ai tuoi figli, ispiraci pensieri secondo il tuo cuore, perché non ci conformiamo alla mentalità di questo mondo, ma, seguendo le orme di Cristo, scegliamo sempre le vie che accrescono la vita, Amen! 

Giovanni Taneburgo
 Missionario Comboniano