“Come posso prendere il tuo posto? …mica sono un sacerdote…”

Siamo nel nord-est della Repubblica democratica del Congo, nel villaggio di Rungu.Rungu è un grosso villaggio centro parrocchiale di una vastissima missione con l’estensione pari a regione italiana, che conta una novantina di villaggi, spesso difficili da raggiungere.
A Rungu operano le volontarie del Coe di Barzio, e tra loro c’era Maria Stocco. Un “grissino” di donna, con il cuore di una grande mamma, una grinta e una dedizione fuori dal comune, in tutto molto simile a Madre Teresa di Calcutta.
Ho vissuto a Rungu per 5 anni e ho avuto modo di conoscere bene e aver grande stima di Maria, così ho raccolto i suoi ricordi. Iniziando il suo racconto Maria mi dice che la sua vocazione missionaria ha le radici ai piedi della croce.

“Era la guerra. Nel 1945, i tedeschi in ritirata e per rappresaglia sono arrivati nel nostro paese San Martino di Lupari in provincia di Padova…, e hanno trucidato parecchie persone. Sono venuti anche in casa nostra e hanno ucciso i miei genitori. Siamo riamasti orfani. Eravamo due sorelle e due fratelli, decisi a restare assieme. Ma poi siamo stati divisi. In un primo tempo siamo stati accolti in un collegio comunale. Io e mia sorella restammo assieme. In me cresceva il desiderio di rispondere al male con il bene, e sono convinta che in tutto quello che ho sofferto ci sia la spinta a dedicare la mia vita per alleviare le sofferenze degli altri. Una nostra zia suora prese a cuore la nostra situazione, e ottenuto il permesso dalle superiore ci ha accolti nel collegio del Cottolengo a Torino”.
Verso i quindici anni mi sono ammalata e la malattia è durata oltre un anno. Una volta guarita ho voluto seguire il corso per essere infermiera generica, ma ho visto che se volevo fare le cose per bene avrei dovuto alleviare le sofferenze delle persone dovevo preparami meglio. Ho ottenuto una borsa di studio che mi ha permesso di continuare gli studi a Roma e con la pratica in ospedale ed essere in un primo tempo infermiera professionale e poi per caposala. Ebbi da parte di qualche ragazzo delle proposte di fidanzamento, ma ho sempre rifiutato perché sentivo in cuore che quella non era la mia strada.
Sono stata assunta dai Valdesi nell’ospedale a Pomaretto vicino a Torino. Qui ho avuto l’incontro che ha cambiato la mia vita. Facevo assistenza a P. Antonio Barbero della Consolata, di ritorno dallo Zaire seriamente ammalato. P. Antonio un giorno mi disse: “Maria, so che a giorni sarò in Cielo, ti chiedo di prendere il mio posto in missione nello Zaire” Gli dissi, “Come potrò prendere il tuo posto? Mica sono un sacerdote …” il padre replicò “Non preoccuparti di questo, tu vai. Sono convinto che farai molto bene. Sarai una brava missionaria”. Le parole di P. Antonio mi misero in agitazione. Quando morì i suoi fratelli mi diedero il suo crocifisso per mettere un sigillo al suo desiderio”.

Mi premurai di fare ricerche per trovare una associazione che fosse impegnata in terra di missione. Incontrai don Francesco Pedretti fondatore del Coe in diocesi di Milano che mio accolse a braccia aperte. Aveva giusto bisogno di infermiere per dar vita a un ospedale e altre opere nella missione di Rungu. Mi mandò a fare un corso di medicina tropicale ad Anversa. Poi assieme a tre altre “ragazze” giunsi a Rungu nella estate del 1982.
I nostri nomi ricordavano l’Annunciazione: Angela, Gabriella, Maria e Graziosa… ci soprannominarono “le quattro dell’Ave Maria”… I primi tempi sono stati un po’ duretti per imparare la lingua locale. Non sono molto dotata per le lingue ma piano piano ho imparato ad esprimermi bene in Lingala la lingua che mi permetteva di comunicare con tutti.
Quando giungemmo a Rungu, esisteva un piccolo dispensario con servizio di maternità non molto funzionale e con molti problemi. Vedendo le necessità e ottenuto i dovuti permessi dalle autorità con l’appoggio del vescovo della diocesi di Isiro-Niangara, ci siamo messe subito all’opera cambiare il volto di queste strutture e renderle adatte a rispondere alle esigenze sanitarie, curando in particolare la formazione del personale, e l’attenzione alle persone ammalate”.
In un primo tempo pensavo di restare in missione solo per uno o due anni e poi riprendere il mio posto di infermiera a Pomaretto. Ma mi sono innamorata della missione alla quale il Signore mi ha chiamata. Ora ho settantasei anni e sono trascorsi trentadue anni dal mio arrivo a Rungu. Sono stati anni intensi. Ho vissuto il susseguirsi di avvenimenti difficili come la guerra con la ritirata dei soldati di Mobutu che hanno fatto saccheggi un po’ ovunque, ma non a Rungu dove la gente ha protetto persone e case. In quei giorni ci è stato consigliato di trovare rifugio nel villaggio di Kana in foresta. I cristiani del luogo ci hanno veramente aiutato molto. Ho ricevuto moltissimo dalla gente, soprattutto dagli ammalati. Alle volte sento forte il dono che Dio mi comunica attraverso loro, una ricchezza incredibile che spesso mi commuove”.

La voce di Maria trema di commozione raccontandomi alcuni degli episodi che sono rimasti impressi nel suo cuore: La piccola Judith, che aveva solo quattro anni, era gravemente ammalata di cuore. Qui non si sono possibilità di interventi di cardiochirurgia e ancor meno di trapianti cardiaci. Mi diceva spesso “Maria, so bene che io muoio, chiama il padre per darmi il Battesimo e la Comunione”. Era vero. Mi commosse e andai subito a chiamare P. Enrico Zabeo, comboniano, che venne. Ricevette il battesimo e la Comunione con gli occhi che brillavano di gioia. Non c’era più niente da fare e alcuni giorni dopo venne dimessa perché potesse trascorrere gli ultimi giorni in famiglia. Non trascorsero due giorni che Judith mandò la sua mamma perché andassi subito da lei. Lasciai subito gli impegni e passando dalla parrocchia chiamai P. Enrico perché ci andassimo assieme. Judith ci accolse spalancando le braccia, con esclamazioni di gioia. Ci invitò a pregare con lei. Poi si rivolse a me e mi chiese di prenderla in braccio, cosa che feci con tutto l’affetto che nutrivo per questo tesoro. E proprio tra le mie braccia pochi minuti dopo Judith se n’era vola in Cielo.
Sono doni dall’Alto che ti ripagano di tutte le inevitabili incomprensioni e sofferenze e ti danno pace e gioia profonde nel tuo intimo. Sono convinta di quello che si dice spesso, che è più quello che riceviamo che quello che diamo, e che i poveri e gli ammalati ci convertono”.
Gli esempi come questo di Judith hanno costellato i lunghi anni della mia vita missionaria. Non posso che rendere grazie al Signore per avermi chiamato a seguire questa stupenda vocazione, per avermi dato questa nostra gente da amare, per essermi sentita amata da loro.

Nonostante Maria, avanti con gli anni, sia rientrata in Italia per stare accanto alla sorella anziana, la gente di Rungu la ricorda con stima e affetto. Una mamma ha voluto sottolineare chiaramente la riconoscenza e perpetuarne il ricordo di Maria battezzando la sua bambina come “Maria Stocco”.

Fr Duilio Plazzotta