Maestro, gli domandarono, è lecito o no pagare il tributo a Cesare?” Circa venti anni prima era stata rivolta la stessa domanda a Giuda il galileo, un famoso guerrigliero zelota, e la sua risposta era stata decisa: “ E’ meglio obbedire a Dio che agli uomini!”. La risposta gli costò la vita. La domanda rivolta a Gesù era  diabolicamente insidiosa.  La risposta  poteva essere semplicemente un “si” o un “no”.Con il “si” Gesù avrebbe  disgustato gli Ebrei, con il “no” i Romani. Con la sua risposta avrebbe dovuto suscitare le ire di entrambi, perché la frase andava contro i giudei per i quali Dio è il cesare e contro i Romani per i quali  il vero Cesare è dio. Gesù dà una risposta che  sconcerta tutti. Smascherando il tranello, Gesù disse loro” Mostratemi, disse, la moneta del tributo. Quando gliela portarono domandò: “Di chi è questa immagine e l’iscrizione?” Gli risposero : “ Di Cesare”. Allora disse loro: “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”(Mc.12,13-17)

 

CESARE NON È DIO

 La moneta che Gesù aveva in mano rivestiva un significato orrendo: era sacra per i Romani ed era blasfema per gli ebrei, che cercavano di non toccarla nemmeno. Per i Romani era sacrilegio non venerarla: a molti ciò era costato la vita. Per gli ebrei era sacrilegio perfino toccarla. Sul retro della moneta era rappresentata l’effige di Tiberio circondato da una corona di alloro, simbolo della divinità. Sul verso appariva Livia, vedova di Augusto, e madre dell’imperatore, seduta sul trono divino con, lo scettro in mano. L’iscrizione nel testo latino diceva: Tiberio Cesare, figlio augusto del divino Augusto, Pontefice Massimo. Il testo greco era anche più esplicito: Imperatore Tiberio, figlio adorabile del dio adorabile. La risposta di Gesù ha un duplice significato di protesta, di autentica rivolta: date a Dio quello che è di Dio allude evidentemente al primo comandamento – solo Dio adorerai – che è violato apertamente da questa iscrizione. Gesù non si oppone a che si paghi il tributo; questo gli sembra un problema di nessuna importanza di fronte all’offesa che si fa a Dio con quella moneta… Gesù innalza una barriera invalicabile: la religione non è compito dello stato.  Lo stato non può né dirigerla, né controllarla, né servirsene, né presentarsi come legittimato da essa. Il cesare è Cesare, però solo cesare.  Per i Romani, la risposta di Gesù è sovversiva e radicalmente pericolosa. Il regno di Cesare finisce. Il regno di Dio continua e tutti, anche Cesare, deve dare a Dio ciò che è di Dio.

 

L’UOMO PRIMA DEL CESARE

Di solito si dimentica la seconda parte della risposta di Gesù, che è la più importante. Se nella prima parte assesta un colpo mortale al clericalismo, nella seconda parte attacca a fondo il cesarismo, la pretesa che il potere non abbia limiti. La politica di Gesù  va più in là di ogni politica. Egli non disprezza i problemi politici, però li teme quando raccorciano la visuale dell’uomo, quando assolutizzandosi impediscono la visione del Regno di Dio.

Quando parla dell’esercizio del potere, Gesù pronuncia parole che contengono un principio di valore universale: “Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi, però non è così; ma chi vuole essere grande tra voi si farà vostro servitore” (Mc,10,42-44).  Gesù vuole che ogni tipo di autorità sia esercitata come servizio. Gesù non offre un modello concreto di società politica e civile. Solamente segnala e sottolinea una valore fondamentale: ogni modello politico deve servire al benessere, alla liberazione dell’uomo e non alla sua oppressione. La giustizia politica non è il Regno di Dio, però il Regno si realizzerà in una società fraterna e giusta.

Seguendo il maestro, i discepoli devono essere fermento e lievito nelle diverse forme di società politica e civile. La missione dei discepoli consiste nel discernere e denunciare tutto ciò che viola la dignità dell’uomo, perché il disegno di Dio si concretizzi pienamente.

“Bisogna obbedire a Dio prima che agli uomini” (At. 5,29). Questo principio è un muro contro il potere eccessivo di molti poteri politici e una garanzia per la  giustizia e la libertà di tutti gli uomini.

 

A CESARE IN NOME DI DIO E DEL VANGELO

 Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati e beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt. 5,6-9), ha detto Gesù.

Molti diffidano della politica, la giudicano “una cosa sporca”. Preferiscono tirarsene fuori, senza pensare magari che già il loro stesso rifiuto ha una rilevanza politica, è politica… della peggiore politica! Eppure chi crede non può non fare politica… in favore del popolo di Dio, chiaro! È l’azione politica a determinare le scelte fondamentali della società e le sue strutture, dal governo al consiglio di quartiere, dal partito al sindacato, dalla scuola al consultorio. Il Cristiano sa che la salvezza annunziata da Cristo non viene dalla politica; ma sa anche che le strade della salvezza percorrono questo mondo, si incontrano con i modi in cui l’uomo ricerca con l’azione politica nuovi assetti della convivenza sociale. Rifiutare l’impegno politico significherebbe, per il cristiano, lasciare che altri decidano in base a scale di valori spesso poco evangelici. Non solo. La politica è pure un modo concreto ed efficace per creare più spazio e contenuto all’amore, all’uguaglianza, alla giustizia, alla pace di tutti e alla difesa dei più deboli e degli ultimi

 

Teresino Serra

 

 

Fonti

Ermes Ronchi: Sciogliere le vele

José Maria Castillo: riflessioni bibliche

Jm. Martin Descalzo: Jesùs de Nazareth