Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: «Chi dice la gente che io sia?».  Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti».  Ma egli replicò: «E voi chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». (Mc 8,27-29)

 

Chi sono io per voi?

Duemila anni fa un uomo pose questa domanda a un gruppo di dodici amici. Colui che pose la domanda sembrava un uomo di paese, che si rivolgeva ad un gruppo di pescatori. Niente faceva supporre che fosse un personaggio importante. Vestiva poveramente. Sia lui che coloro che gli stavano attorno erano incolti, non avevano ciò che il mondo chiama «cultura»: Non possedevano titoli né appoggi; non avevano soldi né po­tevano sperare di averne in futuro. Erano tutti giovani e due di loro sarebbero morti nel giro di due anni di morte violenta. Tutti gli altri, non molto tempo dopo, sa­rebbero finiti chi sulla croce, chi sotto la spada. Furono odiati dai po­tenti fin dal principio e lo saranno per sempre. Neanche i poveri però riuscivano a comprendere le parole di quel­l’uomo e dei suoi dodici amici: era in realtà un incompreso. I violenti lo giudicavano debole e imbelle; le autorità, al con­trario, violento e sedizioso; gli intellettuali lo disprezzavano e insieme lo temevano; le guide religiose ufficiali del suo popolo lo ritenevano un bestemmiatore e un nemico del cielo. Certo, molti lo seguivano per la strada mentre predicava, ma per lo più venivano attirati dai suoi gesti spettacolari o dal pane che talvolta di­stribuiva anziché dalle parole che uscivano dalle sue labbra. Tutti, in effetti, lo abbandonarono quando si scatenò sul suo capo la tempesta della persecuzione, e soltanto la madre e tre o quattro amici gli rimasero accanto nella sua croce.

 

Duemila anni dopo

Dopo ventun secoli la storia continua a ruotare intorno a quel­l’uomo. Gli storiografi – anche quelli a lui più avversi – continuano a dire che un dato fatto o una data battaglia ebbero luogo nel tal anno e tanti anni prima o dopo di lui. A di­stanza di duemila anni dalla sua vita e dalla sua morte si continua a scri­vere ogni anno migliaia di volumi intorno alla sua persona e alla sua dottrina. E ogni anno centinaia di uomini e di donne lasciano tutto – la propria fami­glia, le proprie usanze, talvolta perfino la patria – per seguirlo total­mente come quei primi dodici amici.

 

Ma chi è quest’uomo?

Chi è dunque quest’uomo per il quale tanti sono morti, amato da molti fino alla follia e odiato da altri fino a  scatenare  violenze e persecuzioni contro i suoi seguaci?  Si sono proclamati suoi discepoli i missionari che percorsero le vie del mondo, solo per annunziare il suo nome, e suoi discepoli osiamo dichiararci anche noi, nonostante le nostre contraddizioni e debolezze. Chi è infine questo personaggio che sembra suscitare una dedizione totale o un odio irriducibile, questo personaggio che taglia la storia a metà come una spada fiammeggiante e il cui nome produce frutti così opposti di amore o di sangue, di entusiasmo o di mediocrità? Chi è?  È Il Dio che ha scelto di farsi uomo e da secoli vive nella storia di tutti e di ciascuno dei cristiani; cristiani con le loro lotte, i loro trionfi, le loro ferite, i loro fallimenti e i loro successi. E fortunatamente, nel corso di ventun secoli di cristianesimo, non è mancata mai questa presenza di uomini che hanno creduto ostinata­mente in Lui e che l’hanno appassionatamente amato e predicato.

 

  1. PAOLO, IL PRIMO INNAMORATO DI CRISTO

 

Paolo sarà il primo grande innamorato di Cristo dopo la di Lui morte. Sulla via di Damasco non si limitò a conoscerlo, cominciò a far parte di lui, a essere tutto lui. Paolo lo sente, lo conosce, lo vive. Gesù vive in lui amandolo di un amore pazzo e facendo di lui una creatura nuova. Paolo è totalmente afferrato da lui, inondato, posseduto. Questa presenza viva di Cristo appare in tutte le lettere dell’apostolo:«Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno» (Fil 1,21). «Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Né morte, né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8,35.38-39). «Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Ga12, 20). Cristo è tutto per Paolo, anima della sua anima, persona di cui riconosce la voce (2 Cor 13,3), uno di cui ci si può fidare senza titubanze (2 Tm 2,12). Per Paolo Cristo è la  persona della quale possiamo dire: So a lui ho creduto (2 Tm 1, 12).

 

  1. DISCEPOLI DEL SECOLO XX:

 

Seguendo il cammino e lo spirito di Paolo, i grandi cristiani del nostro tempo non si stancarono di predicare che l’essenza del cristianesi­mo è Gesù, l’amarlo  e il seguirlo.

 

  • ROMANO GUARDINI: Non c’è dottrina né sistema di valori morali né atteggiamento religio­so né programma di vita suscettibile di essere distaccato dalla persona di Cristo di cui si possa dire: ecco il cristianesimo. Il cristianesimo è lui stesso. Non è cristiano ciò che non lo contie­ne. Il cristianesimo è la persona dì Cristo. E se qualcuno domandasse che cosa c’è di certo nella vita e nella morte, di così certo che tutto il re­sto possa fondarsi su di esso, la risposta è: l’amore di Cristo.”

 

  • TEILHAHRD DE CHARDIN: “Nel corso della mia vita, ho potuto vedere e scoprire che tutte le cose convergono in un punto, in una persona: – e questa persona sei tu, Ge­sù. Cristo Gesù, sii per me il vero mondo. Che tutto ciò che è nel mondo eserciti il tuo influsso su di me, si trasformi sempre di più in Te, me­diante il mio sforzo. – È assolutamente necessario che Cristo occupi la mia vita, tutta la mia vita. Devo essere consapevole che Cristo cresce e si sviluppa in me non solo con l’ascetismo e la sofferenza, ma anche attraverso ogni sforzo positivo che io sia capace di fare, con tutto ciò che mi perfeziona natu­ralmente nelle mie conquiste umane. Perché il contributo cristiano al progresso dell’uomo non consiste semplicemente nel dare impulso a un compito umano, ma nel completare in qualche modo Cristo.”

 

  • BONHOEFFER: “Se la terra è stata degna di ospitare un “uomo” come Gesù Cristo, se un uomo come Gesù ha potuto vivere qui, allora anche per noi la vita vale la pena di essere vissuta. Se Gesù non fosse vissuto, allora la nostra vita nonostante tutti gli altri uomini che conosciamo, veneriamo ed amiamo, sarebbe priva di senso”.

 

  • GIOVANNI XXIII : Cristo è l’apice e il signore di tutta la storia. Il punto più luminoso del­le conquiste e degli sforzi umani e cristiani è il contatto diretto con Ge­sù. Egli è l’eredità più preziosa dei secoli. L’unica via per non perdersi, l’unica verità per non errare, l’unica vita per non morire, continua ad essere Cristo. Senza Gesù, senza una fede viva, una gioiosa speranza e una carità attiva in lui e verso di lui, la nostra vita penderebbe tutto il suo significato”

 

  • PAOLO VI: “Non ci sovrasti altra luce se non Cristo, luce del mondo. Nessun’altra verità attragga il nostro animo se non le parole del Signore, unico Mae­stro. Nessun’altra aspirazione ci animi se non il desiderio di essergli as­solutamente fedeli. Nessun’altra speranza ci sostenga se non quella che conforta, mediante la sua parola, la nostra angosciosa debolezza: ecco io sono con voi fino alla consumazione dei secoli”

 

  • GIOVANNI PAOLO II: “Spalancate le porte a Cristo! Che cosa temete? Abbiate fiducia in lui, abbiate il coraggio di seguirlo. Questo esige, evidentemente, che uscia­te da voi stessi, dai vostri ragionamenti, dalla vostra prudenza, dalla vo­stra indifferenza, dalla vostra sufficienza, dalle abitudini non cristiane che forse avete acquisito. Lasciate che Cristo sia per voi la via, la verità e la vita. Lasciate che sia la vostra salvezza e la vostra felicità, lasciate che occupi tutta la vostra esistenza per raggiungere con lui le vostre di­mensioni, perché tutte le vostre relazioni, attività, sentimenti, pensieri siano integrati in lui e, per così dire, «cristificati». Io vi auguro di poter riconoscere, con Cristo, Dio come il principio e il fine della vostra esi­stenza”.

 

  1. “ALTRI” CHE…PARLARONO DI CRISTO:

 

  • CAMUS: “Io non credo nella resurrezione però non posso nascondere l’emozione che sento di fronte a Cristo e al suo insegnamento. Di fronte a lui e di fronte alla sua storia non provo che rispetto e venerazione”.

 

  • DOSTOEVSKJ: “Quest’uomo fu il più eccelso sulla terra, la ragione per cui la terra esiste. Tutti il nostro pianeta, con tutto ciò che contiene, sarebbe una follia senza quest’uomo. Non c’è stato e non ci sarà mai nulla che egli sia paragonabile. È qui il grande miracolo”.

 

  • KAFKA: “Il mistero di Cristo è talmente vertiginoso che bisogna mettersi sulla difensiva perché non ci trascini nel suo gorgo”.

 

  • IBN ARABI (mistico arabo): “Chi soffre di una malattia chiamata Gesù, non potrà più guarire”.

 

  • KIERKEGAARD: “Signore Gesù, tu non sei venuto al mondo per essere servito e nemmeno per essere ammirato o semplicemente adorato. Tu stesso sei la via e la vita. Tu hai desiderato unicamente degli imitatori. Perciò distoglici dal desiderio di ammirarti e adorarti anziché imitarti e assomigliarti”.

 

  • CHE GUEVARA: “Credo nel Cristo vero…quel Cristo che i potenti del denaro e i potenti della religione hanno dimenticato…Io credo nel Cristo crocifisso per la verità e la giustizia. Andate nei villaggi e troverete il Cristo crocifisso nella miseria dei contadini. Andate nelle città, nelle banche, nelle case dei ricchi e gridate, domandate perché continuano a derubare Cristo, perché continuano a sequestrare ed uccidere Cristo”.

 

  1. E NOI, OGGI?

 

E noi? Chi è Cristo per noi? Noi povera, piccola gente, riusciremo a scorge­re la  grandezza di Cristo e seguirlo come Lui vuole essere seguito? Che cosa ci rimane se non rivolgerci a lui e chiedergli che ci conceda di vedere il suo volto, di conoscerlo, amarlo e seguir­lo? E intanto, i ca­valieri di questo mondo – il potere, il denaro, l’egoismo, l’individualismo – ridono di noi, e ci offrono i loro vitelli d’oro. E noi preghiamo:“Signore, a volte, a destra e a sinistra, ci ripetono che tu sei un sogno, un ideale impossibile. E noi continueremo a seguirti perché crediamo in te e abbiamo bisogno di te. Nei nostri cuori continua a levarsi lo stesso grande grido di fede dei primi cristiani: «Maranatha». Sappiamo che tu sei con noi… Forse sono sufficien­ti pochi centesimi di fede per scoprire che, in fondo, c’è un solo problema: sapere fino a che punto ti amiamo e siamo disposti a seguirti”.

 

A cura di Teresino Serra

 

 (cf.  J. L. Martìn Descalzo: Gesù di Nazareth, ED )