1. Ascoltare/camminare

 

Il Vangelo: Giovanni 4, 43-54

Pregare il testo:

  • Entro in preghiera.
  • Mi raccolgo immaginandomi il cammino di Gesù da Sicar a Cana e dell’uomo da Cana a Cafarnao.
  • Chiedo ciò che voglio: non estinguere il desiderio di vita e credere a Gesù, sulla sua parola.
  • Traendone frutto, contemplo le persone: chi sono, che dicono, che fanno.

 

Da notare:

  • Dopo due giorni
  • Un profeta non ha onore in patria
  • Di nuovo in Cana di Galilea
  • L’ufficiale regio e il figlio ammalato
  • La preghiera di venire a Cafarnao per guarire il figlio
  • Se non vedete segni e prodigi, non credete
  • Signore, scendi prima che muoia il mio bambino
  • Và, il tuo figlio vive
  • Credette l’uomo alla parola
  • Scende e rinnova la notizia che il ragazzo vive
  • Il giorno e l’ora della guarigione è lo stesso in cui Gesù parla
  • Credette, lui e la sua casa

 

Altri testi utili:

Is 25, 6-12; Mt 8, 5-13; Lc 7, 1-10; Mc 7, 24-30; Lc 11, 29-32

  • Il Signore ama cambiarci

Siamo noi il «sogno di Dio» che, da vero innamorato, vuole «cambiare la nostra vita». Per amore appunto. A noi chiede solo di avere la fede per lasciarlo fare. E così «possiamo solo piangere di gioia» davanti a un Dio che ci «ri-crea», ha detto Papa Francesco nella messa celebrata lunedì 16 marzo 2015, nella cappella della Casa Santa Marta.

Nella prima lettura, tratta da Isaia (65, 17-21) «il Signore ci dice che crea nuovi cieli e nuove terre, cioè “ri-crea” le cose» ha fatto notare Francesco, ricordando anche che «parecchie volte abbiamo parlato di queste “due creazioni” di Dio: la prima, quella che è stata fatta in sei giorni, e la seconda, quando il Signore “rifà” il mondo, rovinato dal peccato, in Gesù Cristo».

Del resto, «il Signore si manifesta innamorato del suo popolo» arrivando persino a dire: «Ma io non ti ho scelto perché tu sei il più forte, più grande, più potente; ma ti ho scelto perché tu sei il più piccolo di tutti». Di più, «si potrebbe dire: il più miserabile di tutti. Ma io ti ho scelto così, e questo è l’amore».

«Credo che non ci sia alcun teologo che possa spiegare questo: non si può spiegare» ha rimarcato Francesco. Perché «su questo si può soltanto riflettere, sentire e piangere di gioia: il Signore ci può cambiare». A questo punto viene spontaneo chiedersi: che cosa devo fare? La risposta è chiara: «Credere, credere che il Signore può cambiarmi, che lui può». Esattamente ciò che ha fatto quel funzionario del re che aveva un figlio malato a Cafàrnao, come racconta Giovanni nel suo Vangelo (4, 43-54). Quell’uomo, si legge, a Gesù «chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire». E Gesù gli risponde: «Va’, tuo figlio vive!». Dunque quel padre «credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino: credette, credette che Gesù aveva il potere di guarire il suo bambino. E ha avuto ragione».

«La fede — ha spiegato Francesco — è dare spazio a questo amore di Dio; è fare spazio alla potenza, al potere di Dio, al potere di uno che mi ama, che è innamorato di me e che desidera la gioia con me. Questa è la fede. Questo è credere: è fare spazio al Signore perché venga e mi cambi».

Il Papa ha concluso con una significativa annotazione: «È curioso: questo è stato il secondo miracolo che Gesù ha fatto. E lo ha fatto nello stesso posto nel quale aveva fatto il primo, a Cana di Galilea». Nel passo del Vangelo di oggi si legge infatti: «Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino». Di nuovo «a Cana di Galilea cambia anche la morte di questo bambino in vita». Davvero, ha detto Francesco, «il Signore può cambiarci, vuole cambiarci, ama cambiarci. E questo, per amore». A noi, ha concluso, «chiede soltanto la nostra fede: cioè, dare spazio al suo amore perché possa agire e fare un cambiamento di vita in noi».