LA NOSTRA PRESENZA SUL TERRITORIO

Siamo giunti agli ultimi giorni dell’anno liturgico.

Un anno fa ho iniziato con una riflessione del vangelo del giorno e un brano degli Scritti di san Daniele Comboni. Il Signore mi ha aiutato e ho portato a termine questo impegno. Il brano del 30 novembre è tratto dall’ultima lettera che Comboni ha scritto 6 giorni prima della sua morte avvenuta il 10 ottobre 1981. La lettera termina con queste parole: Io sono felice nella croce, che portata volentieri per amore di Dio, genera il trionfo e la vita eterna!

E per il nuovo anno liturgico che cosa ci attende? Che ne pensate se dal primo dicembre iniziassimo una riflessione sulla prima lettura della liturgia del giorno così tocchiamo un po’ tutta la Bibbia? E poi? Poi aggiungiamo una frase giornaliera che chiamiamo: “Bella notizia” o con un altro nome che qualcuno di voi mi suggerirà. Di che si tratta? Di un pensiero di un grande personaggio o di un missionario o di qualsiasi altra persona, forse ci ciascuno di noi; un pensiero che infonda fiducia e gioiosità; sentimenti d’impegno e di condivisione. Non mancherà poi una frase in spagnolo per i tanti amici che ci seguono da Messico. Chiunque può inviare qualche pensiero che lo ha motivato ma sempre che sia un pensiero di fiducia e di sogno! Il resto ditemelo voi.

Nella prima parte del mese di novembre ho gioito per il corso di Esercizi spirituali che ho vissuto a Pesaro. Condivido con voi un gioiello. Eccolo: La bellezza della nostra vita è l’ospitalità. Ospitare e lasciarci ospitare è il segreto del discepolo di Gesù.

Meravigliosa la giornata del 9 novembre vissuta a Troia dove con le scuole abbiamo abbattuto i muri. E altrettanto entusiasmante il fine settimana a Giulianova in occasione della III giornata mondiale dei poveri. E ieri 17 novembre ho fatto un’esperienza bellissima a Giulianova in occasione delle terza giornata mondiale del povero. Ho trovato una comunità di persone vive per le quali il povero non è un problema ma una opportunità, un dono.

E ora ecco alcuni dei momenti che ci attendono nella seconda parte del mese.

20 novembre a Bari con una suora Comboniana e una della Consolata faremo il programma di presenza sul territorio pugliese degli Istituti Missionari

21-22 novembre visito scuole

24 novembre vado a Orsara per la Messa delle 11,00. Nel pomeriggio parto per Pesaro.

25-29 novembre sarò a Pesaro per partecipare all’assemblea delle comunità comboniane in Italia

29 pomeriggio e 30 in mattinata a Bologna per salutare alcune amicizie

30 pomeriggio e 1° dicembre a Viserba per un ritiro spirituale parrocchiale d’impegno missionario. Lo stesso giorno pubblicherò la prima riflessione biblica del nuovo anno liturgico.

Questa volta lascio una semplice e breve riflessione di Nigrizia sul razzismo in Italia.

Un abbraccio gioioso.

  1. Ottavio

 

APPENDICE

Appendice uno.

In questi giorni, in Italia, riaffiorano con forza parole e gesti di razzismo e odio. Accade sulle strade, sui campi di calcio, sui social e sulle carrozze dei treni. I bersagli di chi vuole escludere sono gli africani e coloro che vengono etichettati come “stranieri”.

Nigrizia, che per fedeltà alla sua missione è schierata da sempre con i più deboli, ribadisce il suo “no” a una società che cataloga i cittadini secondo il colore della pelle, la religione, la cultura.

Siamo impegnati, insieme a tantissimi altri compagni di strada, a promuovere la convivialità delle differenze per costruire una società radicalmente altra, fraterna e giusta. In Italia e nel mondo.

Siamo vicini alla senatrice Liliana Segre, al giornalista Nello Scavo, ai fratelli e sorelle di origine africana che si sentono insultati nella dignità. E chiamiamo ogni singola persona a battersi per un mondo che non perda mai di vista l’umanità.

Chiediamo a tutti coloro che condividono il nostro percorso di denunciare senza paura ogni atto di razzismo. Aiutiamoci reciprocamente ad affermare, con il nostro stile di vita, quel sogno di fratellanza universale che ci accomuna e ci sprona.

 

Appendice due

La Chiesa missionaria in una intervista a Papa Francesco.

L’autore Gianni Valente spiega a In Terris il senso missionario del libro:

Papa Francesco – SENZA DI LUI NON POSSIAMO FARE NULLA – Essere missionari oggi nel mondo – Una conversazione con Gianni Valente.

Il mosaico del duomo di Monreale in cui Cristo, camminando sulle acque, s’approssima a Pietro, esprime bene l’immagine della Chiesa in uscita che si delinea nel libro-intervista a Papa Francesco del giornalista Gianni Valente, pubblicato in co-edizione dalla Libreria Editrice Vaticana e dalle Edizioni San Paolo. Il contesto – come ricorda il vaticanista di Fides – è quello del Mese Missionario Straordinario, l’occasione per ribadire il paradigma stesso della Chiesa: “È stato un momento per riprendere in modo più organico i suggerimenti del Pontefice, le sue sottolineature sulla missione dell’opera apostolica, che è ben descritta da tutto il suo Magistero”. 

Facilitare l’incontro con Cristo

La riflessione sul ruolo missionario della Chiesa non può non intrecciarsi con l’esperienza personale di Papa Bergoglio, che confida al giornalista di essere entrato nella Compagnia di Gesù proprio in virtù della sua vocazione missionaria, anche se – specifica nell’intervista – “ho sempre avvertito che annunciare Gesù e il suo Vangelo comporta sempre un certo uscire e mettersi in cammino”. “Papa Francesco è fecondo perché suggerisce dati elementari della dinamica ecclesiale e quali sono le sorgenti dell’opera della Chiesa nel mondo. Le sue formule come ‘Chiesa in uscita’ – dice il giornalista a In Terris – esprimono una visione della Chiesa che non deve essere autoreferenziale. Nel libro, il Papa ricorda che la Chiesa esce da sé stessa perché è chiamata da Cristo farlo. Nelle sue risposte, il Pontefice permette a tutti di percepire questo dinamismo genetico dell’agire ecclesiale e offre a tutti la possibilità di rimanere anche un po’ spiazzati rispetto a certi stereotipi che sono cristallizzati nel linguaggio ecclesiale”. Contro il rischio di una staticità in seno alla Chiesa stessa, che potrebbe arrivare, mutuando le parole del Pontefice, ad “addomesticare Cristo”, Papa Bergoglio attinge alla sua esperienza di pastore: “Durante l’intervista – ricorda Valente – ho domandato al Papa quali fossero i tratti distintivi della missione apostolica e lui mi ha risposto che uno è quello di rendere facile l’incontro col Cristo. La Chiesa, cioè, più che creare nuovi stratagemmi, deve non far velo all’opera di Gesù. Ai tempi in cui era arcivescovo di Buenos Aires, Bergoglio ricorda l’esempio dei sacerdoti in Argentina che, accorgendosi che i genitori non battezzavano più i loro figli, hanno reimpostato completamente la pastorale ordinaria della vita della Chiesa sul sacramento del Battesimo di modo che fosse chiaro a tutti che il Battesimo è un dono che si riceve semplicemente, senza criteri di ‘adeguatezza’. Il Papa mi ha citato l’episodio per mostrare quanto interessante fosse far vedere come la percezione della grazia che previene ha ripercussioni concrete nella vita delle persone”. 

La Chiesa missionaria oggi

Perché sia missionaria, la Chiesa oggi non deve cambiare la sua semantica, ma piuttosto rifarsi alla genuinità, alla freschezza del Vangelo. “Essere missionari – ha ricordato il vaticanista – non va vissuto come una strategia, ma come adesione e riconoscimento che Senza di lui non possiamo far nulla. Il Papa ripete un’espressione a lui cara, dicendo che ‘non bisogna fare dogane pastorali’. La prossimità, il camminare nella vita quotidiana con le speranze e i dolori di chi è al nostro fianco, è la maniera ordinaria con la quale questo Spirito di annuncio si esprime”. Valente sottolinea come nel libro intervista il Papa sottolinea che “non si tratta di pensare la Chiesa come un edificio in cui si controlla chi può entrare e chi no, ma piuttosto di vivere sparsi in mezzo agli altri e testimoniare il Cristo laddove ci si trova: è il riflesso umano di questa testimonianza che si esprime in una sorta di vicinanza.  Uno dei passaggi che mi ha più colpito è proprio questo: quando parlava di missionari che vanno in terre lontane, il Papa ha ricordato quanto sia importante che essi rimangano lì, si calino nella vita quotidiana delle persone con cui vivono, perché è solo così che il loro lavoro diventa fecondo, nel loro farsi prossimo nell’orizzonte della vita ordinaria”. Un esempio di questa ordinarietà della vocazione del missionario è fornita da un aneddoto che il giornalista ha raccontato a In Terris: “Conosco Papa Francesco dal 2002. I giorni prima del Conclave è venuto a farci visita, poi la sera in cui è stato eletto Papa ha telefonato a casa nostra per dire che era diventato Pontefice. Voleva in qualche modo ricordare che era sempre vicino ai suoi amici”. MARCO GRIECO