Venerdì, 1 Novembre 2019 

Matteo 5,1-12 Beati i miti, perché possederanno la terra

Solo la 1a e l’8a beatitudine hanno il verbo al presente. “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”. ”Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli”. Le altre 6 beatitudini sono la conseguenza della 1a: chi è povero è misericordioso, mite, puro di cuore… Ma chi accetta la 1a ha subito la persecuzione da affrontare (8a). E non dimentichiamo mai che le beatitudini sono la carta d’identità di Gesù e del discepolo. Comboni è l’uomo mite che si relaziona con tutti.

“Tutti poi i Pascià, Ministri dell’Interno etc. della Guerra m’hanno ricevuto con entusiasmo. Noi partiremo ai 30 corr.te da Suez. Siamo in sedici; e D. Pimazzoni (che è un angelo, e che disse non sentirsi in caso di far le scuole a Beirut etc.) verrà meco, a Berber gli darò la veste e la tonsura, e messolo sotto D. Losi e D. Luigi pegli studi, spero in pochi anni di avere un prete di primo ordine. Sono ancora indeciso su D. Rosignoli. Non vi sono mancanze gravi, D. Giulianelli istruito da D. Pennacchi, lo trattò forse con troppo rigore; egli insiste per venire in Sudan, e promette… ma vedremo”. (a p. Giuseppe Sembianti, Scritti, 6170-6180)

Las bihenaventuranzas son el documento de identidad de Jesus y deben serlo tambien del discipulo.

(In www.comboniani.org trovate i commenti di tutti i 15 giorni del mese eggiate e anche “La nostra presenza sul territorio” sotto la mia foto o nello spazio riservato alla casa comboniana di Troia)..

 

Sabato, 2 Novembre 2019 

Giovanni 6,37-40 Chiunque vede il Figlio e crede in lui ha la vita eterna

Se hai il cuore puro e buono accoglierai con gioia il messaggio di Gesù per viverlo e annunciarlo. E il regno di Dio produrrà in te la vera gioia che nessuno potrà toglierti. Ti darà vita in pienezza e salvezza. Anche in questo brano viene sottolineata la centralità del prossimo, perché “non vada perduto nessuno“. Comboni mette tutto a servizio della missione: persone e cose.

“Il primo mio dovere è quello di recarmi al più presto possibile nel mio Vicariato. Mai più banchieri al mondo, fossero anche santi del paradiso. L’unico banchiere di cui mi sia rimasta piena fiducia, è il mio caro economo S. Giuseppe, a cui ho raccomandato l’affare anche di avere un buon sussidio da Propaganda; anzi l’ho messo al muro questo santo e bravo economo S. Giuseppe perché Propaganda mi soccorra; e Viva Noè! Se Beppino non mi ascolta, l’ho minacciato di rivolgermi a sua moglie; e avendole fatto una buona novena (ordinandola alle mie Suore) per l’Immacolata, e un triduo all’Ispettazione del Parto (18 corr.te), son certo che mi esaudirà; ed il mio Economo Beppino deve avere un po’ d’amor proprio a non permettere che si ricorra alle donne per affari finanziari, che spettano agli uomini”. (al cav. Pelagallo, Scritti, 6186-6188)

Para los que creen el Reino de Dios es plenitud de vida y de salvaciòn. Nuestra vocaciòn es la vida.

 

Domenica, 3 Novembre 2019 

Luca 19,1-10 Oggi devo fermarmi a casa tua

Gesù si fa per davvero piccolo: guarda verso l’alto. Chi si sente grande guarda dall’alto! Dall’incontro dei due sguardi, quello di Gesù e quello di Zaccheo. La salvezza è Gesù che entra nella tua casa, nella tua vita. La conversione basce dalla presenza di Gesù, che fa tutto nuovo; che mette in ordine la casa, la tua vita. Daniele Comboni sa elogiare chi evangelizza: ammira la presenza dei gesuiti in Egitto.

“Sono rimasto commosso al vedere come, senza mostrarlo con calma e prudenza hanno fiutato e cacciato il naso dappertutto, e conoscono sì bene le piaghe e la situazione del popolo egiziano. Sono tre soli Sacerdoti, con due scolastici e qualche laico: ma essi sanno tutto e colpiscono il debole di un’anima, del tale e tale etc. e come hanno bene preparate le pedine per tirarlo al bene, a Dio. Ma intanto ho constatato: 1º. che i Gesuiti ad onta delle logge massoniche e della schiuma europea che ingombrano l’Egitto, sono altamente stimati dalla generalità, e perfino dai turchi, e da tutti gli orientali. 2º. Che se avessero un gran tempio o chiesa, ove fossero autorizzati a predicare la parola di Dio, ed a confessare, in poco tempo correrebbero molti a udirli, perché in Egitto si è avidi della Parola di Dio, e verrebbero tutti ad ascoltarli. Invece sinora hanno una sala per cappella”. (al card. Giovanni Simeoni, Scritti, 6198-6199).

Jesus mira hacia arriba! Se hzo pequeño. Quien piensa de ser grande mira hacia abajo y no encuentra a nadie!

 

Lunedì, 4 Novembre 2019 

Luca 14,12-14 Riceverai la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti

Daniele Comboni muore a 50 anni dopo che l’Africa e i poveri si erano impadroniti del suo cuore. Termina la sua ultima lettera scritta sei giorni prima della sua morte con queste parole: “Dio non abbandona mai chi in lui confida. Io sono felice nella croce, che portata volentieri per amore di Dio genera il trionfo e la vita eterna”. L’Abbà realizza sempre le sue promesse. Con questa certezza Comboni incoraggia chi s’impegna e non si lascia demotivare da chi critica.

“Fra un po’ di giorni sarò a visitare la tua chiesa della quale mi dicono mirabilia. Godo assai di questa grande opera che è gloria di Dio e una nuova prova del tuo zelo. E come un premio alle tue fatiche (oltre quello che troverai certo in Cielo) ti confermo la mia paterna soddisfazione. Ma ti confido ancora che una soddisfazione più grande l’ho provata in aver visto e toccato con mano, che il mondo è zeppo di birboni i quali ti calunniarono a più non posso. Io però, prudentemente, non te ne feci mai saper nulla aspettando che si sbugiardassero, come difatti è successo ecc. ecc., a loro marcio scorno e senza turbare la pace del tuo nobile cuore che ama l’Africa come il mio. …sono e sarò sempre tuo Padre”. (a don Vincenzo Marzano, Scritti, 6201-6202)

Nuestro Dios realiza siempre sus promesas. A nosotros el compromiso de vivir la mision como misericordia.

 

Martedì 5 Novembre 2019

Luca, 14,15-24 Costringili ad entrare, perché la mia casa sia piena

Una sera, la sera della moltiplicazione dei pani, Gesù “costrinse” i discepoli a salire sulla barca. Questa parola non è violenza ma ricchezza di motivazioni di fronte alle quali cadono resistenze e rifiuti. Anche la tua autenticità e le tue scelte trasparenti fanno cadere le mie resistenze e non lasciano spazio se non a un si di disponibilità. Solo così la casa si riempie. Comboni è il missionario che ci insegna bontà e prudenza nel giudicare.

“Sono così affaticato che quasi non posso più respirare. I greci, i copti soprattutto, e mille imbrogli ed affari, che hanno per fine la gloria di Dio etc. m’hanno occupato tutto ieri, ed oggi, e la notte tutta a scrivere e lavorare. Ieri mattina è partito D. Bortolo con Pimazzoni (che è un vero missionario) per Suez… D. Gius. Ohrwalder ha meno talento, più arditello, ma buono e attaccato fino alla morte alla missione, e disposto a morir subito. D. Paolo Rosignoli, ha poco attaccamento alla missione, poca voglia di patire… D. Paolo accetta tutto e di cuore etc. Dopo mille cose e circostanze che è lungo narrare, andai dai Gesuiti (P. Villeneuve in peculiar modo, e Salzani) e toccati i punti ed esaminati, col loro consiglio, io ho quasi deciso di prenderlo meco e guidarlo”. (a p. Giuseppe Sembianti, Scritti, 8203 e 6205)

Donde hay palabras de amor, palabras verdaderas, la vida llega a ser bendicion. Cae toda clase de resistencia, nace la disponibilidad y vamos a engresar en el Reino de Dios como los discipulos aceptaron de subir al barco.

 

Mercoledì, 6 Novembre 2019 

Luca 18,35-43 Tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio

Gesù giunge a Gerico. Un tempo il popolo di Israele aveva fatto cadere le mura della città. Oggi Gesù fa cadere ciò che impedisce a una persona di vedere e di seguire Gesù facendo della propria vita una missione. Un giovane, che partecipava per la prima volta a un incontro GIM, chiedeva dei depliant da diffondere e diceva: li presenterò ai miei amici, il Signore ha aperto i miei occhi, può aprire anche i loro. Comboni sa sorridere e costruire amicizia anche con i pascià del suo tempo.

“Nel 1879, in febbraio, vennero a trovarmi due pascià musulmani di alta levatura. Li ricevetti nel mio salone di Khartum, mentre io studiava un copiosissimo articolo del suo dizionario sull’Etiopia e articoli corrispondenti Egitto, Abissinia, ecc. Vostra reverenza, mi disse uno di questi, studia sempre: sempre colla fronte sui libri. Sì, studio sempre, risposi io; e studio i vostri fatti, le vostre guerre, le vostre pazzie e le persecuzioni che avete sempre fatto contro noi cristiani. Agiaib! (meraviglia!) soggiunsero quei due grandi pascià, e queste guerre si trovano su quel libro? Sì, risposi io; qui si trovano tutte”. (al comm. Moroni Gaetano, Scritti, 6210)

Es esto lo que deseamos: que las personas que nos encuentran en la vida de cada dia lleguen a dar gloria a Dios.

 

Giovedì, 7 Novembre 2019 

Luca 15,1-10 Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori

Gesù riceve i peccatori ossia gli esclusi e riceve chi critica questo modo di agire. Oggi siamo chiamati a decidere. Ce la sentiamo di identificarci con il volto di Dio rappresentato da quella donna che cerca la moneta, da quel pastore che cerca la pecora, da quel padre che accoglie il figlio che mai aveva smesso di chiamare “figlio”? Per il nostro Daniele fede e civiltà camminano insieme.

“Fede cattolica, e Civiltà cristiana nell’Africa centrale, ecco il sublime apostolato della grand’Opera della Redenzione della Nigrizia. Sotto questo sacro e glorioso vessillo noi militiamo, benedetti dal Vicario di Cristo, e dalla Santa Sede Apostolica. Fede e civiltà non furono mai nemiche fra di loro: e checché ne dica la terrena filosofia, checché ne pensino i cultori del senso e della materia, checché si vada insinuando dalla superba incredulità, sta però sempre in fatto, che Fede e Civiltà si baciano in fronte; né l’una può mai andare scompagnata dall’altra. Conciossiaché la Fede cattolica, colla predicazione de’ suoi dogmi, delle sue massime, dei suoi insegnamenti e della sua morale divina, porta sempre con sé, genera, e partorisce la vera civiltà cristiana: e questa a sua volta abbracciata e seguita dai popoli infedeli, per un poderoso irresistibile impulso è portata e spinta necessariamente a stringersi, come al suo centro, alla vera fede, nella quale riconosce la sua indivisibile amica, la sua maestra, la sua madre”. (Quadro storico delle scoperte africane, Scritti,6214)

A Luca le gusta mucho usar la palabra “todos”. Quiere que comprendamos que cerca de Jesus hay lugar para todos, que su corazon sabe abrazar a todos sin escluir a nadie: ni a mi ni a los demas.

 

Venerdì, 8 Novembre 2019 

Luca 16,1-8 Aveva agito con scaltrezza

L’amministratore non si piange addosso, fa una scelta, dimostra la sua decisione. Molti di coloro che seguivano Gesù erano indecisi e incerti. Non puoi rimandare a domani. La comunità di Luca ci dice che dobbiamo fare scelte nuove: per trovare nuove strade, per essere discepoli costruttori del regno. Quali scelte? Le scoprirai e le realizzerai se saprai vivere con orizzonti di misericordia. Alla luce di questa Parola Comboni legge la storia della missione africana. “Finalmente la Missione cattolica dell’Africa Centrale, eretta con Breve Pontificio 3 aprile 1846 dalla s.m. di Gregorio XVI, ed installata la prima volta in Khartum al febbraio del 1848, contribuì poderosamente ad illustrare colle sue opere, coi suoi studi, e colle sue esplorazioni la scienza geografica del sistema occidentale del Nilo. Nel 1849 e 1850 il D.r Ignazio Knoblecher di S. Canziano presso Lubiana, Capo della Missione cattolica, e D. Angelo Vinco dell’Istituto Mazza di Verona, ed altri missionari, raggiunsero il punto estremo toccato dalla spedizione egiziana nel 1841. Il Vinco fu il primo degli europei, che abbia fatto la più lunga dimora sul Nilo Bianco a quella latitudine; e nel suo soggiorno in quelle parti egli osservò il clima, la natura del paese, viaggiò alcune giornate lontano dalla riva, visitò i Beri, vide nuove tribù, ne studiò la lingua, i costumi e l’indole”. (Quadro storico delle scoperte africane, Scritti,6277)

Queremos dar nuevos pasos para encontrar nuevos caminos, para ser discipulos constructores del Reino de Dios.

Sabato, 9 Novembre 2019   

Giovanni 2,13-22 Lo zelo per la tua casa mi divorerà

Lo zelo è fondamentale per i progetti di un mondo migliore. Ma è uno zelo ben specifico, è “lo zelo per la tua casa”, cioè per le cose di Dio. “Gesù parlava del tempio del suo corpo”: dunque, ciò che veramente appartiene a Dio è proprio l’essere umano e quando questi è oggetto di sfruttamento, di strumentalizzazione, di mercato, diventando solo “mano d’opera a basso costo”, allora lo zelo dovrebbe veramente divorarci! La casa di Dio è la persona vivente, ogni persona! Comboni ne è convinto. Così legge la grande carestia di cui ci parlerà spesso.

“Le opere di Dio devono sempre nascere appiè del Calvario. La Croce, le contraddizioni, gli ostacoli, il sacrificio sono il contrassegno ordinario della santità di un’opera; ed è per questa via seminata di triboli e spine, che le opere di Dio si sviluppano, prosperano, e raggiungono la loro perfezione e trionfo.

La mancanza, o scarsezza delle piogge annuali del 1877 fu la precipua cagione della spaventosa carestia e siccità, che desolarono buona parte dell’immenso nostro Vicariato; e le regioni che restarono più gravemente colpite dal tremendo flagello, furono la Nubia Inferiore, la Nubia Superiore da Dongola al Mar Rosso, i paesi bagnati dal Fiume Azzurro e Fiume Bianco, e dal Nilo fra l’Egitto ed il Sobat, il Regno di Cordofan, le province del Darfur, le tribù di Gebel-Nuba. I Scelluk, e tutti i paesi che si stendono dal Bahar-el-Ghazal fino ai Gnàm-Gnàm, ed al Lago Alberto Nyamza”. (Relazione sulla carestia e la pestilenza, Scritti, 6377 e 6340)

Jesus hablaba del templo de su mismo cuerpo. Lo que de veras pertenece a Dios es el ser humano. Y cuando el ser humano es disfrutado allì hay que tener celo y defenderlo.

 

Domenica 10 novembre 2019

Luca 20,27-40 Poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio

Dio è il Dio della vita. Grazie a lui tutti vivono. Le promesse di Dio sono per sempre. La vita è per sempre. E, il dire che saranno come gli angeli, non implica l’esclusione del corpo nella vita eterna. Sottolinea invece che uomo e donna godranno della stessa dignità, che già deve essere ricercata e vissuta ora e qui. Il coraggio di una suora ci viene descritti dallo stesso Comboni. Trascrivo tutto il brano anche se lungo).

“Una sera, essendo in Malbes quasi tutti ammalati, o stremati di forze, e privi di ogni cosa per ristabilirsi, e di più sapendo che la missione di El-Obeid aveva estremo bisogno di acqua, una delle nostre laboriosissime Suore mossa a compassione di tanto infortunio, animata da un eroismo di carità, supplicò caldamente ed ottenne dalla Superiora il permesso di andare in cerca di acqua per trasportarla ad El-Obeid, ove avrebbe potuto soccorrere quegli assetati, e poi provvedere viveri e ritornare in Malbes in aiuto dei nostri, che mancavano di tutto. Essendosi recata ai pozzi, lottando animosamente con quegli africani, essa riuscì dopo molti stenti ad acquistare a caro prezzo due gherbe (grosse otri) di acqua; e caricato un cammello partì a piedi, con un moro recentemente riscattato, alla volta della capitale. Si trattava di un tragitto di sette ore difficilissimo, e ingombrato di belve feroci e di ladri ed assassini: ma la carità trionfò di tutti gli ostacoli. Essa continuò piena di coraggio, e non senza timore, il suo cammino in mezzo al fischiar delle belve e dei cani, ed al ruggir dei leoni che la facean tremare. Percorsi ben tre quarti e più di strada, il cammello smunto dalla fame e stremato di forze cadde stramazzone per terra. La Suora ed il moro tentarono ogni mezzo con vigorose frustate e corbacciate, (1) perché il cammello si levasse e continuasse il suo cammino; ma ogni sforzo tornò inutile. Che fare in simile frangente?… Rimaner là tutta la notte, era esporsi ad esser divorati dalle fiere od assaliti dai ladri; lasciar là solo il moro, e la Suora andar sola ad El-Obeid, era esporre il moro ad essere rubato colle due otri di acqua, ed esporre se stessa a grave pericolo; ed essa avea grande paura. Per un quarto d’ora rimase la suora perplessa e tremante; ma poi riflettendo agli estremi bisogni dei nostri di Malbes e di El-Obeid, confidando in quel Dio dell’amore che consola gli afflitti, ed in quella Vergine Immacolata che è il rifugio dei poveri, decise di lasciare il moro alla custodia dell’acqua, ed essa si mise sola in cammino per cercare soccorso. Era la notte tenebrosa, e rischiarata soltanto dal debole raggio di luna di tre o quattro giorni. Dopo qualche tempo ode il furibondo abbaiar dei cani, che le additano l’esistenza di un villaggio. Si ferma intimorita, perché l’avvicinarsi al villaggio è mettersi al pericolo di essere divorata dai cani, che sono pericolosi in quelle parti, benché provvidenziali. Ma d’altro lato scorge la necessità di chiamare soccorso. Laonde con quanta voce che avea, si mise a gridare verso quel villaggio circondato dai cani: Ja Nas taälu! Ja Nas taälu! O Genti venite! o Genti venite. Dopo pochi minuti ella vede comparire due robusti e pelosi Baggara (arabi custodi delle mandre) i quali accorsi a quelle grida strazianti esclamarono: “come mai signora, vi trovate qui di notte sola, con pericolo di essere divorata dalle belve, od essere rubata o assassinata?…” e con somma premura, alle preghiere della Suora, l’accompagnarono al luogo, ove avea lasciato l’acqua, e vi trovarono il cammello accosciato, ed il moro che lo custodiva; e dopo replicate e vigorose sferzate spingendolo colle nerborute lor braccia, riuscirono a rialzare il cammello. Né contenti di ciò, quei buoni africani accompagnarono e suora e moro e cammello fino ad El-Obeid, ove giunsero a mezzanotte più morti che vivi”.

(Relazione sulla carestia e pestilenza, Scritti, 6352-6354)

Hombre y mujer tienen la misma dignidad que desde ahora debe ser buscada, vivida y anunciada..

 

Lunedì, 11 Novembre 2019 

Luca 17,1-6 Perdona tuo fratello sette volte al giorno

Il perdono è bello, ma per essere autentico deve portare alla riconciliazione: una vita da riconciliati che non scava mai fossati e non alza mai muri. E il mio fratello è ogni persona. Gesù non parla di amici, ma di fratelli. Gli amici si scelgono, i fratelli si accettano.

“In mezzo a tanta miseria, o Eminentissimo Principe, debbo dichiarare solennemente che, tanto i missionari che le Suore non vennero mai meno nel coraggio e nello zelo pell’arduo loro ministero: fermi ed incrollabili nella loro scabrosa e santa vocazione, e missionari e Suore stettero fermi al loro posto, e lieti e contenti in mezzo a tante privazioni e sacrifizi lavorarono indefessamente per guadagnar anime a Cristo; e ciò che più fa risaltare la grazia del loro santo e penosissimo apostolato, i nostri missionari e le nostre Suore mai titubarono, né si scossero, né si scoraggiarono davanti all’infuriar della procella, né in mezzo alle più fiere malattie, né in faccia alla morte di tanti loro confratelli e consorelle: ma sostennero impavidi a piè fermo l’urto della spaventosa tempesta, confidando sempre in quel Dio, che atterra e suscita, che affanna e che consola, ed in quel divin Salvatore, che dopo la sua penosa Passione e Morte gloriosamente risorse. E questa loro abnegazione risalta ancor più al riflesso, che essi medesimi erano afflitti sovente da febbri, e ciò in un clima infocato, ove erano tormentati altresì dai morsi delle zanzare e di altri insetti, che li martoriavano notte e giorno. Insomma erano tutti sotto il peso dolcissimo della croce, privi affatto d’ogni umano conforto; ma pieni di forza, di coraggio e di speranza nella stessa Croce di Gesù Cristo, che è il contrassegno infallibile dell’opera del Signore”. (Relazione sulla carestia e pestilenza, Scritti, 6356)

Posiblemente tengamos mas necesidad de reconciliaciòn que de perdòn. El Señor sabe.

 

Martedì, 12 Novembre 2019 

Luca 17,7-10 Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare

Quello di Luca è il Vangelo della dedizione totale. Nessuno può vantarsi di aver fatto già a sufficienza da pretendere una ricompensa. Per noi tutto è gratuità e dono. “Se avessi mille vite, tutte le darei per l’Africa” scriveva san Daniele Comboni. Altro che sedersi e farsi servire!

“Noi siamo testimoni oculari della strage, che menò quella tremenda epidemia nei paesi bagnati dal Fiume Bianco ed Azzurro, e dal Nilo. In un’ora, in mezz’ora, in dieci minuti vedemmo colpiti da morte individui, che pria godevano florida salute. In parecchie città, borgate e villaggi, gran numero di abitanti e famiglie intere, che aveano sofferto la fame nel precedente anno, dopo essersi nutriti delle primizie dell’abbondante raccolta, cadevano morti presso le novelle derrate ammonticchiate nelle capanne o nei cortili delle loro abitazioni: e persone degne di fede, che ritornavano a Khartum da lunghe peregrinazioni nei paesi del Fiume Azzurro e del Fiume Bianco, mi assicuravano d’aver trovato città e villaggi quasi spopolati, e le case, le vie pubbliche, e le campagne ingombre di cadaveri putrefatti, distesi accanto alle biade, al durah, al frumento, ed al sesame che avevano raccolto, e che per la loro micidiale esalazione, l’epidemia s’era sparsa sopra vasti territori mietendo vittime dappertutto”. (Relazione sulla carestia e pestilenza, Scritti, 6361)

Para nosotros todo es gratuidad y don. No hay tiempo para sentarnos y para que los demas nos sirvan.

Mercoledì, 13 novembre 2019

Luca 17,11-19 Non si è trovato nessuno che rendesse gloria a Dio, all’infuori di questo straniero

A me piace immaginarmi Gesù e con lui la prima comunità cristiana che gioisce per l’affacciarsi di questo “straniero” alla finestra della riconoscenza. La finestra della riconoscenza ti fa scoprire il volto di un Dio che fa meraviglie in favore dei suoi figli, in favore di ogni donna e di ogni uomo. Solo chi scopre che tutto è dono, dono d’amore, impara a dare gloria a Dio e diventa persona libera. In mezzo alle difficoltà la certezza dell’amore di Dio dona forza a Comboni e ai suoi missionari.

“Verso la fine di settembre al declinar delle piogge, cocentissime febbri che degeneravano in tifoidee, morbi fierissimi d’indole micidiale, e malori d’ogni sorta colpirono quasi tutti i membri della missione; e maligno vaiuolo e tifo petecchiale estinse la vita di molti. Tutte le Suore di Khartum caddero gravemente inferme; e la stessa laboriosissima infaticabile Suor Saverina di Normandia, che da ben tre anni nel micidialissimo clima di Khartum non avea mai sofferto ombra di malattia, fu colpita da fierissima febbre che la condusse sull’orlo del sepolcro. Quasi tutte le allieve ed orfane dell’Istituto femminile caddero inferme, e molte di esse ebbero a soccombere sotto la falce della morte. Tutti i sacerdoti, meno un solo, con tutti i fratelli coadiutori europei, e quasi tutti i membri dello stabilimento maschile furono bersagliati da interminabili cocentissime febbri e fierissimi morbi, e molti giunsero agli estremi. Sennonché, davanti a sì spaventose calamità il cuore del missionario apostolico, dovrà smarrirsi e soccombere sotto il peso di tante sciagure?….Mai no. La croce è la via regale che mena al trionfo. Il Cuore sacratissimo di Gesù palpitò altresì pei poveri negri”. (Relazione sulla carestia e pestilenza, Scritti, 6368 e 6381)

Aprende a dar gloria a Dios solamente quien descubre que todo es don, regalo de amor.

 

Giovedì, 14 Novembre 2019 

Luca 17,20-25 Il regno di Dio è in mezzo a voi

Che bello quando riesco a vederlo il bello e il buono che è presente e che cresce nel mondo. Non è la minaccia del castigo né la paura che cambiano la tua vita. Cambia la vita ciò che è bello. E il regno, il sogno di Dio, è bello perché è vita per tutti e in tutti. Il regno di Dio non può non essere in mezzo a noi, finché c’è quel Gesù che ci ha detto: Io sarò sempre con voi. In mezzo alle sofefrenze Comboni sogna futuro per la missione, per l’Africa,

1º. Che Dio susciti dal seno della Chiesa dei fervidi e santi operai evangelici, e delle generose e pie suore di carità Madri della Nigrizia, che sotto alla bandiera del Vicario Apostolico dell’Africa Centrale, lo assistano e lo aiutino a conquistare quell’anime a Cristo e alla divina sua Chiesa. 2º. Che Dio susciti ancora dal seno della Chiesa e della civiltà cristiana dei generosi benefattori, che con sante ed abbondanti largizioni abbiano a coadiuvare questa grand’Opera dell’Apostolato dell’Africa Centrale, perché raggiunga l’alto suo compito, e si stabiliscano in quelle remote contrade tutte le opere cattoliche necessarie a mantenervi la fede e il divin culto, affinché quelle genti abbiano ad entrare a far parte del grande ovile di Cristo. Noi imploriamo dal Sacratissimo Cuore di Gesù, da Nostra Signora del Sacro Cuore, e dall’inclito Patriarca S. Giuseppe Patrono della Chiesa, ai quali è consacrato il Vicariato Apostolico dell’Africa Centrale, tutte le grazie e benedizioni spirituali e temporali sopra i nostri cari benefattori, fermi e saldi nel nostro grido di guerra: O Nigrizia o Morte, per Gesù Cristo, e pell’Africa Centrale”. (Relazione sulla carestia e pestilenza, Scritti. 6409-6411)

Es verdad el reino de Dios es en medio de nosotros. Y sabes porque?. Porque con nosotros està Jesus. Y con Jesus nosotros los discipulos que buscamos vivir con la fuerza del Espiritu, una vida de servicio, de condivision y de don.

 

Venerdì, 15 Novembre 2019 

Luca 17,26-37 Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva

Mi sembra di capire che i discepoli sono pronti per il ritorno del Signore, una volta che si siano liberati dall’attaccamento ai beni terreni. Ci sono molte cose che possono distrarci e portarci a non accorgerci della sua venuta. Solo chi è povero come Maria, la giovane donna di Nazaret, sa accogliere. Le mani piene non permettono di accogliere chi ti tende la mano. Dopo tante diffiltà Comboni può scrivere proprio a suo padre alcune belle notizie.

“In soli 29 giorni con una carovana di 16 membri dei nostri Istituti venni da Cairo in Khartum. E’ quasi un miracolo. Ma dopo Dio devo ringraziare il Khedive, o sovrano d’Egitto che mandò ordine a tutti i governatori del Mar Rosso, della Nubia e per dove io passava, di mettersi al mio servizio; per cui a Suakin trovai pronti i cammelli, ed a Berber pronto il vapore, che m’aspettava da undici giorni, e che trasportò noi e più di 200 casse in soli 5 giorni sul Nilo a Khartum; ove trovai D. Bonomi e le Suore, che ci sospiravano. D. Bonomi è un vero Missionario, e bravo amministratore. Saluto e benedico Teresa, parenti, Rettore, D. Luigi, amici, quei di Riva. Domenico vi saluta. Nel deserto piangeva, e diceva che non è avvezzo a tante pene, e che senza bere vino mattina e sera egli non può vivere. I due tedeschi D. Giovanni e D. Giuseppe sono veri missionari. D. Bortolo Rolleri vi saluta: sono contento di averlo con me: è esemplarissimo: d’altro lato io so stare anche col diavolo. La missione camminerà bene, nonostante i nemici che la attaccano: ma tutto dee piegare a Cristo”. (a suo padre, Scritti, 6428 e 6430)

Si tus manos estan llenas no te permiten de acoger a los que te ofrecen sus manos.

 

Sabato, 16 Novembre 2019 

Luca 18,1-8 Pregare sempre, senza stancarsi mai

La grande notizia è questa: il Padre vi ama! E non dimentichiamo che non esistono “non eletti”. Il nostro è il Dio di tutti, per tutti e in tutti. Il Dio vicino a quanto è uscito dalle sue mani. Chi continua a dividere l’umanità tra eletti e non eletti non pensa con il cuore del Dio di Gesù! Comboni è anche l’uomo della preghiera che non tralasciava mai neppure nei fìdifficili viaggi lungo il deserto

“Ma io, o E.mo Principe, non ho paura di nessuno al mondo, fuorché di me stesso, che esamino ogni giorno, e raccomando fervidamente al Cuore di Gesù, di Maria, e di Giuseppe; conosco assai bene i nemici della mia opera; e non ho nessun timore di essi, benché m’hanno fatto e forse mi faranno ancora e in Italia, e in Francia e in Germania del danno; perché le bugie e le poco ponderate relazioni hanno le gambe corte, e perché le Opere di Dio, che hanno per oggetto la divina gloria e la salute dell’anime, devono passare pel crogiuolo della Croce, che sola è simbolo di salute e di vittoria”. (al card. Giovanni Simeoni, Scritti 6437)

Nuestro Dios es el Dios de todos, con todos, para todos, Es el Dios de la vida para todos y cada uno.

 

Domenica, 17 Novembre 2019 

Luca 21,5-19 Io vi darò parola e sapienza

Attorno a Gesù c’è il popolo che va da lui “di buon mattino” nel tempio e ascolta. In quest’ ultima giornata passata nel tempio Gesù riassume il suo insegnamento dicendoci che accoglie il dono di Dio e costruisce futuro chi la propria vita non la fonda sulle realizzazioni umane del passato o del presente troppo spesso monumenti costruiti più per esaltare la grandezza umana, che la tenerezza del Dio che cammina con il suo popolo.

“Da quel che mi par di vedere, le cose si mettono bene. La mia venuta in Vicariato ed in Egitto (servus semper inutilis sum) era necessaria. Circa le Suore, atteso che ci manca l’elemento arabo, siamo più addietro di prima, non solo per la mancanza di Suore arabe, ma anche per l’abilità: le Suore di S. Giuseppe erano più capaci delle nostre tanto per l’interno della missione o case, quanto per l’esterno. E’ necessario che almeno la Superiora, od una delle Suore di ciascuna casa sappia il francese e più ancora l’arabo. Su ciò siamo proprio addietro (bisogna fondar case di Suore in Siria ed in Francia, e lo faremo se Dio ci darà vita, perché in Egitto e qui non siamo né in Verona, né a Trento, né a Milano, ma siamo in un mondo cosmopolita). Ma io non mi perdo di coraggio”. (a p. Giuseppe Sembianti, Scritti, 6454-6455)

Alrededor de Jesus hay un pueblo que se acerca a él tempranito, al comienzo del dia. Y Jesus presenta sus horizontes diciendo que los discipulos todo deben enfrentarlo con valentia porque la ultima palabra no pertenece a la muerte sino a la vida.

 

Lunedì, 18 Novembre 2019 

Luca 18,35-43 Tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio

Gesù giunge a Gerico. Un tempo il popolo di Israele aveva fatto cadere le mura della città. Oggi Gesù fa cadere ciò che impedisce a una persona di vedere e di seguire. Comboni è ormai alla fine. In questi ultimi 15 giorni dellìanno liturgico vogliamo ascoltare il suo cuore di credente.

“Ma si fa presto a giudicare e sputar sentenze specialmente dai patrocinatori di un Grieff, ma a venire in Africa a morire per Cristo questi sputasentenze non se la sentono. Da qui Ella vede quanto è buono il nostro caro Gesù, che permette che mi facciano soffrire anche quelli che io amo: ma io salverò D. Losi per la Missione africana, e difenderò l’innocenza di D. Luigi, e lo farò stimare a Roma per quello che merita secondo il mio subordinato parere e giudizio. Ah! se D. Losi, D. Luigi, ed io riusciamo a trovarci insieme in paradiso (e molto più se vi sarà, come spero, anche D. Bortolo Rolleri che …..” (a p. Giuseppe Sembianti, Scritti, 6462 e 6468)

El Señor Jesus abre tus ojos para que tambien tu hagas lo que El hizo: ayudes a todos a ver. Y no olvides nunca que los ojos que Jesus no puede abrir son los ojos de quien ha decidido di tenerlos cerrados!

Martedì, 19 Novembre 2019 

Luca 19,1-10 Oggi devo fermarmi a casa tua

Gesù si fa per davvero piccolo: guarda verso l’alto. Dall’incontro dei due sguardi nasce l’oggi della salvezza, che consiste nel fatto che Gesù entra nella casa di Zaccheo. Ricevere Gesù “nella propria casa” è la vera sorgente di ogni conversione. La conversione non è frutto del tuo impegno, ma della presenza di Gesù, che fa tutto nuovo; che mette in ordine la casa! Comboni sceglie come suo consigliere e confessore una persona molto esigente.

“Dio dispose che Rolleri venisse in Sudan, benché sia da 5 anni a me contrario, io giudicai che l’amoroso Gesù ha così disposto anche per mio vantaggio spirituale, perchè essendo il Rolleri austero, cocciuto, e sottile e aspro soprattutto nel giudicar me, stando io con lui e sopportandolo e subendolo, è una propizia occasione per me di portar pazienza, essere attento sopra me stesso, correggermi dei miei gravi difetti, chiaccheronismo, e peccati: per cui senz’altro, ascoltando l’ispirazione di Gesù, che è tutto amore e carità, ho scelto il rigido Rolleri a mio confessore, e consigliere, e amico intimo…”. (a p. Giuseppe Sembianti, Scritti, 6475)

A Zaqueo Jesus debe haberlo hablado cosas hermosas si este hombre de pronto decide de compartir. Antes ponìa al centro las cosas ahora las personas.

Mercoledì, 20 Novembre 2019 

Luca 19,11-28 Non vogliamo che costui regni su di noi

Gesù si sta avvicinando a Gerusalemme. L’entusiasmo cresce. I discepoli credono imminente la manifestazione del regno di Dio. Gesù spiega che prima ci sarà una rivolta contro il re (la sua Passione), seguita da un castigo (la caduta di Gerusalemme). E Gesù non si ferma: continua il cammino. L’ultima parola non sarà la Passione né la distruzione: sarà la vita; la vita per tutti. Comboni non fidende se stesso ma i suoi missionari. Non pensa a sé ma alla missione.

“Spero che io non sarò tanto piccolo e superbo da giustificarmi né presso l’E.mo nostro Padre il Card. de Canossa, né presso la Sacra Cong.ne di Propaganda: per me nulla. Ma giocherò la mitra per difendere anche davanti al Sommo Pontefice l’innocenza e la fedeltà de’ miei missionari, e di chi ha dato la vita per l’Africa. Viva Gesù. Dopo tutte queste miserie ed altre che non ho tempo di scrivere, io ho la ferma persuasione e veggo chiaro come l’O degli otto, che coll’assistenza di Gesù, Maria e del mio Beppo, riuscirò entro quest’anno ad effettuare il principio e l’incominciamento dei miei progetti sull’obiettivo degli stabilimenti attuali, e di avanzarmi verso le tribù che confinano coll’Equatore. Ho già favellato a lungo col gran Pascià, che mi vuole assai bene e seconda tutti i miei progetti, perché è convinto, benché fanatico musulmano, che la nostra Opera è Opera di sublime civiltà”.   (a p. Giuseppe Sembianti, Scritti, 6521)

Tenemos miedo de ser personas libres y por eso no queremos que Jesus sea al señor de nuestras vidas. Donde està Jesus allì florece la libertad!

Giovedì, 21 Novembre 2019 

Luca 19,41-44 Alla vista della città pianse su di essa

È tragico ciò che sta succedendo. Siamo di fronte a una società, di ieri e di oggi, che chiede pace e che aspetta un profeta. E questa società non trova né l’una né l’altro. La pace e il profeta non si trovano quando si programma il futuro in base ai propri schemi e tradizioni. Quando poi le scelte sono condizionate dalla paura, si trova solo distruzione e morte. Comboni riconosce il suo impegno per la missione e vive vera solidarietà con chi soffre, con Virginia. “Ho sudato e patito per salvare, bianchi, neri, protestanti, turchi, infedeli, peccatori, e prostitute; ho questuato da Mosca a Madrid, e da Dublino all’India per salvar neri e bianchi, per favorir vocazioni a buoni e a cattivi, ho fatto bene a gente che poi m’ha sputato in faccia, a buone giovani; ho questuato e sudato per alimentar poveri, infelici, preti, frati, monache, e piattere e bastarde (come era la def.ta Suor Marietta Caspi, ed è l’Augusta di D. Falezza); e non suderò e questuerò per Virginia, che fu uno dei più valenti e fedeli operai della vigna aspra e difficile dell’Africa, e che sempre mi trattò bene? Non suderò e non questuerò per Virginia che tanto ha sofferto per causa mia, poiché fu perseguitata essa e qualche altro soggetto, perché non vollero ribellarsi a me? Stando in Africa, come lavoro pei neri ed in pro di tanti bianchi, lavorerò per Virginia affinché si salvi l’anima in quello stato in cui vorrà il Signore. (A p. Giuseppe Sembianti, Scritti, 6580)

El llanto de Jesus es llanto que nace de un corazon que ama, lleno de ternura.

Venerdì, 22 Novembre 2019 

Luca 19,45-48 Si mise a scacciare quelli che vendevano

“Ma c’è anche un’altra questione: perché Gesù ce l’ha con i soldi, ce l’ha con il denaro? Perché la redenzione è gratuita: la gratuità di Dio. Gesù viene a portarci la gratuità totale dell’amore di Dio. Ed è proprio per questo che Gesù prende la frustra in mano per fare questo rito di purificazione del tempio”. (Papa Francesco) È necessario passare dalla sponda del vendere a quella della condivisione; del con-dividere. Per Comboni cndivisione è misericordia.

“Prego quanto so e posso la sua carità di avere tutta la bontà per Virginia, fino al punto, s’intende, in cui non ne abbia nocumento l’Istituto, e poi me ne avvisi che io provvederò alla meglio. Le farei un torto a dirle che in ciò non dia retta né a Giacomo, né a chi come lui ha anima buona ma piccola, e che non capisce, benché pretenda di capire: le vie del Signore sono misericordiose, e Deus charitas est. Come missionario fra i più sperimentati, perché vidi al mondo molte cose, so il mio conto, e conosco alcun che della grandezza del Cuore di Gesù, della Madonna, del mio caro Beppo. … Come mi disse il Santo Padre, finché faremo del bene sulla terra, soffriremo assai, perché il demonio si arrabatta, e circuit quaerens quem devoret; ma le corna di Cristo son più dure delle sue. Ella usi bontà con Virginia, e il Signore la aiuterà a rialzarsi, e rendersi degna della consolazione, e delle celesti e terrene benedizioni”.  (a p. Giuseppe Sembianti, Scritti, 6582 e 6584)

Es preciso dejar la orilla del “vender” para pasar a la orilla del “compartir”.

Sabato, 23 Novembre 2019 

Luca 20,27-40 Poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio

Dio è il Dio della vita. Grazie a lui tutti vivono. Le promesse di Dio sono per sempre. La vita è per sempre. E, il dire che saranno come gli angeli, non implica l’esclusione del corpo nella vita eterna. Sottolinea invece che uomo e donna godranno della stessa dignità, che già deve essere ricercata e vissuta ora e qui.

“Se Virginia fosse a Khartum sotto Suor Vittoria sul campo dell’azione, o in Cordofan sotto Sr. Amalia (nulla posso dire di Suor Teresa Grigolini, perché non l’ho ancor veduta e sentita) sono certo che formerebbe la delizia e di Suor Vittoria che la vorrebbe a Khartum e che me l’ha chiesta ripetutamente, e della popolazione orientale di Khartum che me l’ha dimandata più volte, e di Suor Amalia che mille volte mi disse che sarebbe felice di averla a compagna e maestra di arabo. Ma a ciò non son disposto ancora io. Dove dunque andrà Virginia? Certo che a suo tempo dee e vorrà visitare Beirut; ma ora non voglio; vorrei prima che facesse una cura in Europa, perché deve essere molto oppressa, passa talora le notti piangendo, e visse molto in diffidenza, ed in un sistema di vita affatto diversa dai 18 anni che passò nella Congregazione di S. Giuseppe”. (a p. Giuseppe Sembianti, Scritti, 6589)

En la eternidad hombre y mujer tienen la misma dignidad que desde ahora debe ser buscada y vivida.

 

Domenica, 24 Novembre 2019

Luca 23,35-43 Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava

Gesù non ha detto a quell’uomo che imprecava: – tu non sarai con me. E neppure troviamo la risposta alla domanda: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!”. La risposta dobbiamo darla noi. Proviamoci. Tu ci chiedi di impegnarci a far correre nella nostra vita la misericordia che guarisce noi e ogni fratello e sorella; tutta la creazione. Manca l’acqua e a Comboni gli si spezza il cuore.

“Sono arrivato in El-Obeid, capitale del Kordofan, ai 5 corrente, ore 9 ant. Fui meravigliato nel trovare una novella chiesa più alta, più vasta, e più bella della casa del governatore che qui passa per un monumento. Il tetto e la facciata sono quasi terminati, ma una parte della navata all’interno e i muri all’esterno non sono ancora intonacati colla calce per mancanza dell’acqua. La mancanza dell’acqua è la grave questione, questione annuale, questione tuttora da sciogliersi. Con del denaro si può in ogni tempo trovare qualche cosa da mangiare; ma per bere necessita molto denaro e in quest’anno medesimo i due stabilimenti della Missione han sofferto della sete. La spesa dell’acqua si eleva a 15, 20, 25 franchi per giorno secondo i mesi. Più il sole diviene cocente, più s’innalza il prezzo dell’acqua. Qual crepacuore quando la Superiora delle Suore viene a dire ai missionari: “Noi non possiamo preparare il nutrimento per le morette”; o quando un moretto grida: “Padre, io ho sete!” Fa d’uopo allora andare a trovare il Governatore per farsi dare un po’ d’acqua che si paga quindici o venti centesimi al litro. Ah! qual pena io provo quando penso a’ miei poveri missionari, suore e morette, che soffrono la sete per vari mesi e che sono travagliati dalle piogge e da altri malori nel resto dell’anno! Quale consolazione proverei invece, s’io vedessi qui finalmente una volta dell’acqua in quantità sufficiente!!. (A Stanislao Laveriere, Scritti, 6626 3 6630

La vida entregada de Jesus sana la infinidad de maldades que hay en el mundo. Jesus es el Rey, el Señor.

Lunedì, 25 Novembre 2019 

Luca 21,1-4 Vide anche una vedova povera

Erano in molti, ma Gesù vede quella vedova povera. Quella vedova rappresenta l’umanità oppressa e indifesa; rappresenta noi che siamo la comunità dei discepoli, anche noi i poveri e indifesi. Nel nostro dare tutto siamo grandi, risplendiamo come veri discepoli di Colui che ha dato tutto. Fiducia e riconoscenza sono sempre presenti nella vita di Comboni.

“Stia sicuro che nella barba di S. Giuseppe vi sono milioni a nostra disposizione, e stia sicuro che le Peccati non abuseranno, anzi (se eterogenee influenze avessero anche a trionfare momentaneamente di loro) esse chiederanno meno del necessario; e perciò è bene che ella le prevenga, e andandole a trovare, sia ella il primo a chiedere a loro di dar loro soccorsi. Ella dia loro ciò che vogliono: si tratta di dovere di gratitudine. Esse hanno dato con tanta carità; e noi diamo loro con carità maggiore. Si tratta di Gesù: per Gesù esse hanno dato, e per Gesù diamo loro; e Gesù tiene conto di tutto, se anche noi avessimo a dar loro più di quello che abbiam ricevuto. Tutto esce dalla barba dell’Eterno Padre per mezzo di Beppetto, e Beppetto lo faremo saltare per le Peccati che tanto l’hanno venerato ed amato. (a p. Giuseppe Sembianti, Scritti, 6643-6644)

Busca tambien tu ver a esta viejita y busca ver no simplemente su pobreza pero tambien ver su capacidad de darlo todo.

Martedì, 26 Novembre 2019 

Luca 21,5-11 Parlavano del tempio, ornato di belle pietre e doni votivi

È pericoloso fermarci a contemplare pietre che non hanno un grande e lungo futuro. Contempliamo invece gli avvenimenti scoprendo che in essi si manifesta e cresce il regno di Dio. Le difficoltà non sono mai una punizione (Dio non punisce), ma un dono che ci fa crescere. Beato chi non si scandalizza. Beato chi legge tutto con gli occhi di figlia o di figlio che si sente amato. Comboni sogna i suoi missionari “santi e capaci”. “Dunque, quanto all’educazione religiosa ella continui come ha fatto sinora, e come intende di fare, perché io conosco bene e profondamente il suo spirito, e il suo intendimento: santi e capaci. L’uno senza dell’altro val poco per chi batte la carriera apostolica. Il missionario e la missionaria non possono andar soli in paradiso. Soli andranno all’inferno. Il missionario e la missionaria devono andare in paradiso accompagnati dalle anime salvate. Dunque primo santi, cioè, alieni affatto dal peccato ed offesa di Dio e umili: ma non basta: ci vuole carità che fa capaci i soggetti. Una missione sì ardua e laboriosa come la nostra non può vivere di patina, e di soggetti dal collo storto pieni di egoismo e di se stessi, che non curano come si deve la salute e conversione dell’anime. Bisogna accenderli di carità, che abbia la sua sorgente da Dio, e dall’amore di Cristo; e quando si ama davvero Cristo, allora sono dolcezze le privazioni, i patimenti, il martirio. Povero Gesù! quanto è poco amato da chi dovrebbe amarlo! Ed io sono fra questi”.

(a p. Giuseppe Sembianti, Scritti

Es preciso que no nos quedemos simplemente a ver y a hablar de lo que nosotros vemos. Es preciso hablas de lo que ve Dios el Dios de la vida.

Mercoledì, 27 Novembre 2019 

Luca 21,12-19 Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno

Anche in questo 2019 sono state messe le mani sopra tanti credenti e altrettanti sono stati perseguitati. Anche in questo 2019 tanti credenti hanno dato testimonianza. Se tra costoro ci sei anche tu, potrai testimoniare che ti è stata data parola e sapienza. Potrai pure dire che neppure un capello del tuo capo è andato perduto: tutto è stato valorizzato. E potrai essere testimone che la perseveranza è la strada per salvare la vita: la tua e quella di tutti. Ne è testimone san Daniele Comboni.

“A quante difficoltà non dovremo andar incontro prima di abituare questo popolo alle idee e ai costumi del Vangelo!….. Esigere la pratica della legge morale, la restituzione, la rinunzia all’odio…. l’inviolabilità del matrimonio, la castità, la carità tutto questo è impossibile ad una natura decaduta! Come tocchiamo qui la necessità della grazia!….” Il solo pensiero che c’impedisce di non disperare, è la storia della Chiesa, che ci addita più di un popolo, barbaro quanto i nostri Cafri dell’Africa, essersi sottomesso al giogo di Cristo. Ecco cosa dice un gran Missionario Gesuita! Esperimentato da 20 anni di apostolato; e certi Cardinali di Propaganda che non hanno veduto che i saloni dorati di Parigi e Lisbona che non sanno la storia della Chiesa, e che non hanno mai sofferto e patito nulla. Ma basta, perché anche questo è disposizione di Dio, che tutto ordina bene…”. (a p. Giuseppe Sembianti, Scritti, 6661)

No te preocupes de lo que los demas pueden hacer contigo. Alegrate por lo que te espera y por la certeza que Dios es fiel y nunca te abandona.

Giovedì, 28 Novembre 2019 

Luca 21,20-28 Alzate la testa, la vostra liberazione è vicina

Vedrete Gerusalemme calpestata…, ma non spaventatevi. Alzate la testa: la vostra liberazione è vicina. Spesso ciò che sembra la fine è solo l’inizio. Se ti fermi alla fine vivrai da persona che fugge coperta di spavento e paura. Se scopri l’inizio del nuovo, lo accogli e lo coltivi, sarai persona libera.

“Povero il mio D. Francesco! non poter accender quante candele gli piace, e quando vuole per onorare il dolcissimo nostro SS.mo Cuore di Gesù, che è il più sublime tesoro che possediamo! Ah! no! ritiro affatto gli ordini dativi, e vi restituisco in piena libertà e facoltà di consumar quante candele volete, di far quante novene e funzioni ed esposizione dell’Aug.mo Sacramento che bramate, certo che col Cuor di Gesù e con la nostra Mamma Imm.ta non abbiamo nulla a perdere, ma tutto da guadagnare. Dunque state allegro, fate funzioni, novene, e bruciate candele come vi piace, e pregate Gesù che benedica all’ardua e laboriosa ed importante nostra missione”.

(a don Francesco Giulianelli Scritti, 6666)

Levanta la cabeza, mira lejos. Descubre que lo que parece el punto de llegada es simplemente el punto de departida.

Venerdì, 29 Novembre 2019 

Luca 21,29-33 Il regno di Dio è vicino

Se ci rendiamo conto che il regno di Dio è vicino, fiorisce in noi la vita bella che è pace e fiducia, impegno e incontro. Gesù lo dice ai suoi discepoli: il regno di Dio è vicino. Non è lontano è qui, è in te e attorno a te, Renditene conto, favoriscine la crescita e gioisci come chi il tesoro l’ha trovato. Dillo a tutti perché non ci siano rassegnati e vinti. Comboni scrive l’ultima lettera a suo padre e gli parla del villaggio di Malbes da lui fondato.

“Vi scrivo da una novella piccola cristianità, che noi abbiamo fondata nel regno di Cordofan in luogo di alcuni pozzi chiamato Malbes, ove noi abbiamo creata una piccola cristianità (che diverrà grande a poco a poco), poiché qui abbiamo confinato giovani e ragazze maritati insieme dopo avere ricevuta la educazione cristiana nei nostri stabilimenti di El-Obeid, assegnando a ciascuno un pezzo di terreno, del cui prodotto devono vivere, come vivono, e comprando a ciascuno un asino. Questa cristianità è sotto la condotta del moretto D. Antonio Dobale, che voi conoscete da Verona e Limone, e anche per cambiar aria, essendo qui più sano (ma caldo) vi mando spesso due Suore. Ora devo pensare, che crescendo le bambine, per bene allevarle cristianamente, vi stabilisco una casa di Suore”. (a suo padre, Scritti, 6674)

El sueño de Dios es para ti y para cada persona. Y nuestro Dios es el Dios que no està lejos. Es el Dios que te ama a ti mas de lo que ama a si mismo. Alabalo.

Mercoledì, 30 Novembre 2019  

Matteo 4,18-22 Essi subito lasciarono le reti

Le grandi decisioni non si prendono domani, ma oggi. Seguire Gesù è entrare nei suoi orizzonti. Segue Gesù chi può dire ogni giorno di più: lo Spirito mi ha consacrato per portare buone notizie ai poveri, all’umanità intera. Con un famoso autore direi: se dovessi rimanere con una sola parola del Vangelo, sceglierei la parola “beati”. Annunciatori di beatitudine! Oggi terminiamo con gli Scritti di Daniele Comboni e da domani primo dicembre inizieremo con una sorpresa il nuovo anno liturgico. Ecco un brano dell’ultima lettera che Comboni ha scritto il 4 ottobre 1881, sei giorni prina della sua morte. Impariamo a memoria l’ultima riga che riporto in grassetto.

“Che Virginia esca fuori dall’Ist.o di Verona è urgente per il suo morale, perché è troppo isolata, umiliata, avvilita. Si procuri di persuaderla ad andare per ora a Roveredo, e ne avrà conforto anche spirituale. A tale oggetto ho scritto ora a D. Gio. Bertanza che venga o mandi a prendere Virginia. Così l’Istituto delle Pie Madri ne sarà contento. Che avvenga pure tutto quello che Dio vorrà. Dio non abbandona mai chi in lui confida. Egli è il protettore dell’innocenza ed il vindice della giustizia. Io sono felice nella croce, che portata volentieri per amore di Dio, genera il trionfo e la vita eterna!. (a p. Giuseppe Sembianti, Scritti, 7245-7246)

Los grandes pasos no se hacen mañana, se hacen hoy. Felicidades a ti que anuncias las bienaventuranzas!