Lunedì, 1 luglio 2019  Matteo  8,18-22 Vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva.

Non si tratta solo di una diversa posizione geografica ma di un cambio di mentalità. Vuoi essere discepolo di Gesù, missionario del Vangelo? Passa alla riva del distacco da cose e persone. Lascia ciò che per te è più importante.  Lo ha vissuto ogni grande missionario, lo ha vissuto Daniele Comboni.

“Ma le confesso ingenuamente che alla mia debolezza siffatti incoraggiamenti, in mezzo ai continui patimenti di questo laborioso Apostolato, furono una vera manna celeste, ed hanno raffermato e raddoppiato il mio coraggio e la vigoria del mio spirito, ed hanno portato un balsamo salutare all’animo di tutti i miei compagni. Quando si sa con piena certezza di fare la volontà di Dio, ogni sacrifizio, e tutte le croci, e la morte stessa sono il più soave conforto ai nostri animi, il più dolce compenso ai nostri patimenti. Il perché io supplico umilmente l’E. V. ad essere l’interprete presso i sullodati E.mi Cardinali della S. C. dei miei profondi sentimenti di gratitudine, di devozione, e di incrollabile fermezza nel corrispondere fedelmente alla lor benevola espettazione ed ai magnanimi lor desideri, che spirano la pura gloria di Dio, e la salute dell’anime”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 3683)

Dejarlo todo es el camino de cada dia del misionero, de cada discipulo. El corazon de todo es ser discipulo de Jsus a servicio del Reino de Dios.

 

Martedì, 2 luglio 2019  Matteo  8,23-27 Si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia

La tempesta placata anche in Marco e in Luca, precede l’esorcismo nella regione dei Gadareni. Gesù ha potere sulle forze della natura, come anche sulle persone. La natura e le persone attendono anche oggi una nuova presenza che offra liberazione. La vocazione del discepolo è liberare. Chi libera continua l’opera della creazione. Comboni coinvolge altri istituti per una vera liberazione. “Lo scopo unico, pel quale ho consentito di fondare una Casa Camilliana nel mio Vicariato, fu la speranza e il desiderio di salvare maggior numero di anime nell’immensa Vigna affidatami dalla S. Sede. E per riuscire in questo mio intento, è necessario che io proceda colla massima prudenza e moderazione, senza lasciare di tenere il mio posto, e sostenere con fermezza i miei diritti, che ridondano al maggior bene del mio Vicariato… Coll’aiuto del Signore, della Vergine Imm.ta e di S. Giuseppe, e tollerando con giubilo le inevitabili croci che li accompagnano, ho ferma fiducia di superare qualsiasi ostacolo, e di riuscire in ogni cosa”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 3726-3727)

Quien libera continua la obra de la creaciòn, la obra de Jesus el libertador.

  Mercoledì, 3 luglio 2019 Giovanni 20,24-29 Mio Signore e mio Dio!

In Gesù non troviamo giri di parole, ma piuttosto frasi brevi e a volte pungenti. Nel discepolo che vive con lo sguardo fisso in Gesù, come afferma san Daniele Comboni, non ci sono giri di parole ma la forza per proclamare Gesù come Signore della propria vita, come il Dio della vita.Tommaso vive una vera conversione, un cambiamento radicale.

“La carovana guidata dal P. Carcereri è giunta a Khartum ai 3 del p.p. febbraio, dopo 103 giorni dacché era partita dal Cairo, ma è giunto solo il personale della carovana (meno l’ottimo Giuseppe Avesani agricoltore Veronese, che perì annegato nel Nilo dinanzi a Scellal), e giunse con 19 cammelli per la via di Dongola. Tutto il resto di casse e provvigioni del carico di sessanta cammelli fu lasciato dal P. Carcereri a Wadi Halfa, cioè, più di 40 giorni lontano da Khartum. Gran parte di provvigioni, tutti i paramenti sacri speditimi da ogni parte d’Europa si perdettero o si guastarono nelle cateratte di Assuan; e se il resto delle provvigioni continua a rimanere in Wady Halfa, finirà per guastarsi. Una barca della carovana investita dall’urto dell’onde al passaggio delle cateratte ruppe negli scogli e colò a fondo: si potè tuttavia ripescare alcuni effetti guastati. Il danno venuto alla Missione, oltre a molti altri inconvenienti, è di più di ventimila Franchi, e forse più di trentamila; il che mi porta non piccolo sconcerto. Ma nella barba di S. Giuseppe si trovano celati non solo trentamila Franchi, ma migliaia e milioni di Ghinee; per cui non dubito che il caro santo Protettore della Chiesa cattolica e della Nigrizia non faccia il suo dovere, di riparare, cioè, all’opera africana del suo divino Figliuolo. A tale scopo specialmente sono rivolte le nostre preghiere in questo mese a lui consacrato”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 3767-3768)

El Reino de Dios pide un compromiso total.San Daniel Comboni lo habìa comprendido. Vivamos el segnorio de Jesus. Sea El el corazon de nuestras vidas.

 

Giovedì, 4 luglio 2019  Matteo  9,1-8 Gli portarono un paralitico disteso su un letto

I paralitici ci sono anche nella terra d’Israele, sull’una e sull’altra sponda del lago. Non chiederti perché. Agisci. Non perdere tempo a cercare le cause. Semplicemente avvicinati e agisci. Se vuoi evitare che qualcuno si meravigli o reagisca negativamente, rischi che non ci sia neppure chi lodi e benedica. Lo ha vissuto Daniele Comboni.

“Il Signore, che affanna e rallegra, in quello che con una mano mi offre una croce, a cui coll’entusiasmo di uno spirito, che volentieri accetta un pegno sicuro di protezione, mi sobbarco, additami coll’altra ragioni di speranza e di consolazione. Ho la ferma fiducia che il Divin Cuore di Gesù colla infinita sua bontà e misericordia riparerà a tutti i danni, come Quei che colla sua grazia guidò sempre, guida e guiderà l’Opera santa. E già difatti dopo cinquantacinque giorni di prospero viaggio per la via di Suez, Suakin e Berber facea pervenire in Khartum il dì 18 del p.p. Aprile la Superiora Prov.le delle Suore del Vicariato, S.ra Emilienne Naubonnet dell’età di cinquantasei anni, statane già trenta Superiora in Oriente, dove fondò le case di Saïda, Deir-el-Qamar e Beirut. Dopo Dio all’esimia bontà di V. E. vado io felicemente debitore pel dono di questa Superiora la quale essendo, come potei in questo frattempo rilevare, buona e laboriosa, di molto senno fornita e di esperienza, di grande coraggio e di provata abnegazione, servirà molto bene e alla regolare direzione delle Suore e al progrediente sviluppo dell’Opera”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 3834)

Los paraliticos existen en todo lugar. Acercate y actua.

 

Venerdì, 5 luglio 2019 Matteo 9,9-13 Ed egli si alzò e lo seguì

Lo schema della vocazione di Matteo è simile a quello degli altri apostoli. Fa riflettere il fatto che, quel primo gruppo di persone, sia formato da chi non ha né titoli onorifici né incarichi di prestigio a livello civile e religioso. Oggi, forse, sarebbe quanto mai importante, dare meno peso ai titoli e ai diplomi e rimettere al centro la sequela, frutto di un innamoramento. Ce lo dice anche Comboni.

“Nel vicino conquistato impero di Darfur si organizzano alacremente cinque grandi Mudirìe o province egiziane per opera di S. E. Ismaïl Ayub Pascià Governatore Generale e mio amico. L’Egitto diventa sempre più importante. Oltre alla recente conquista dell’impero del Darfur, una odierna lettera che ricevo dal Colonnello Gordon m’informa aver egli potuto compiere il tratto del Fiume Bianco da Regiaf a Kerri con una feluca, mentre si credette fino ad oggi impossibile la navigazione per le cateratte che lo facevano innavigabile. Sono quindi diminuite le difficoltà di comunicazioni fra Gondokoro e le Sorgenti nel Nilo, ed i Nyamza. Sembra che l’impresa di Gordon pieghi in meglio. Qui nel Sudan, grazie a Dio, mi trovo nelle più felici relazioni con tutti questi Pascià e Governatori, benché anche qui giungano i giornali turchi, arabi, e francesi, che rivelano a questi nostri governanti le deplorevoli gesta di Bismark, del Gran Visir, degli eretici e scismatici armeni contro i cattolici, e soprattutto palesino l’empia guerra che la framassoneria cosmopolita tiene accesa contro il Papato e la Religione cattolica. Io sto con cent’occhi ad osservare queste cose per preservare e tener lontana dal nostro Vicariato qualsiasi conseguenza. Spero che il Signore benedirà”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 38593860 e 3862)

Que se necesita para seguir a Jesus? Un enamoramiento!

Sabato, 6 Luglio 2019  Matteo 9,14-17 Si versa vino nuovo in otri nuovi

La presenza del Signore è festa nuziale. Fra il nuovo e il vecchio c’è incompatibilità. Associare l’uno e l’altro significherebbe rovinare tutto. Non si possono fare paragoni e confronti tra nuovo e vecchio. Si può solo scegliere il nuovo. È la sfida di ogni epoca della storia e anche della vita personale. No ai confronti, sì alle scelte. “Alcune Suore, che pure in Cairo pareano deboli, han ben conservata la salute. Come consta da esperienze scientifiche, e dall’esperienza fatta dai benemeriti Padri dello Sp. Santo e del S. C. di Maria nelle loro missioni dell’Africa Occidentale, e dalle loro Suore, la Suora in questi climi africani resiste più che il missionario. Insomma alla riflessione che vi sono molte anime da salvare, e che i negozianti non badano al clima per un vile guadagno, mi sembra che per ora sia prudente il tirare innanzi, perfezionando e correggendo ciò che è perfezionabile e correggibile coll’aiuto del Signore; molto più che Khartum per la strada ferrata del Sudan che si è cominciata a costruire, e per le vaste conquiste che si sono compiute e che si vanno compiendo dalle armi egiziane, pare destinata a divenire una gran capitale”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 3889)

No podemos quedarnos en comparar nuevo y antiguo: debemos escoger el nuevo. Y el nuovo es el Reino, es Jesus.

 

Domenica, 7 luglio 2016  

Luca 10,1-12.17-20 Pace a questa casa

Il discepolo è portatore, allo stesso tempo, della pace di Gesù, il maestro, e della propria pace: “la vostra pace”. La pace di Gesù e del discepolo è giustizia, libertà, dialogo, crescita, uguaglianza. È riconoscimento reciproco della dignità umana, rispetto, accettazione del diverso come dono. È vivere il faccia a faccia. Non il teschio a teschio. L’ha vissuto anche Daniele.

“L’accoglienza fattami da questa popolazione Nubana è stata straordinaria. Il gran capo spedì la persona più altolocata di questo paese a prendermi in Cordofan, ed egli stesso con cinquanta e più persone venne ad incontrarmi il giorno avanti al mio arrivo in una vasta selva, e passai la sera e la notte insieme in campo aperto, e la mattina ci accompagnò a Delen, ove tutta la popolazione fu in festa con spari di fucili, e segni non dubbi di sincera esultanza. Se debbo giudicare dal primo aspetto ed impressione che mi ha fatta questa popolazione, dal carattere, e buon senso, debbo concepire grandi speranze di guadagnarla alla fede colla grazia del Sacratissimo Cuore di Gesù: ma dobbiamo vincere molte superstizioni, e dobbiamo indurla a vestire. Del resto mi riserbo a dare un giudizio più sicuro, dopo averla studiata sulla faccia del luogo, ed avere esplorato altri monti. Del resto posso dire, che la missione qui in Delen è piantata: ho condotto meco le Suore in numero di due espertissime e di sicura moralità, e vi trovai le case per loro, preparate come le nostre dal Superiore da me da oltre mezzo anno spedito, D. Bonomi Luigi, il quale oltre alle altre buone qualità per presiedere a questa popolazione nera, ha anche quella di essere alquanto moretto egli stesso”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 3900)

En la medida en qua la paz la llevas puedes decir de ser persona de paz.

Lunedì, 8 luglio 2019  Matteo 9,18-26 Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata

Il Rabbì, appena giunto dall’altra riva, si mette in cammino su richiesta di un alto dignitario; si ferma di fronte a una donna anonima; prende la mano di una fanciulla morta. Il tutto è segnato dal dono e, quando c’è il dono di sé, cadono le lontananze, vengono superati gli ostacoli e trionfa la vita. Daniele Comboni l’uomo sempre in cammino gioisce per i nuovi orizzonti che si aprono.

“Oltre all’avere in quest’anno maggiormente consolidate le due Missioni fondamentali e centrali di Khartum e del Cordofan, abbiamo aperta e canonicamente eretta la Casa di Missione di Berber, ed abbiamo istituita la novella Missione di Gebel Nuba. Di più sembra che non tarderemo a riaprire la Casa di Scellal nella Nubia Inferiore, parendo che quel posto sia destinato a divenire importante per gli Europei ed Orientali cristiani, che attrae la costruzione della strada ferrata del Sudan, di cui è compiuto il tronco da Assuan a Scellal, e si è dato principio alla gran linea fra Wady Halfa e Mothhamma (in faccia a Scendy) che dee prolungarsi fino a Khartum. Finalmente si è cominciata la costruzione dei due importanti stabilimenti di Cairo, per acclimatizzarvi i missionari e le suore europee, sopra il terreno graziosamente largito alla nostra Missione da S. A. il Khedive d’Egitto”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 3904)

Jesus se para frente a una mujer enferma, toma la mano de una muchacha muerta. Con Jesus todo llega a ser regalo, con Jesus todo llega a ser cercano.

Martedì, 9 luglio 2019  Matteo 9,32-38 Non si è mai vista una cosa simile in Israele

Da una parte, l’ammirazione delle folle e dall’altra, la maliziosa accusa dei farisei. Da una parte, una nazione che va alla deriva per mancanza di guide,  dall’altra, la preghiera perché Dio, che ha promesso di occuparsi delle pecore, invii operai. Al centro, Gesù sempre in movimento di villaggio in villaggio. Anche Daniele e i suoi missionari vivono l’invio.

“Nel febbraio poi ho stabilito Superiore della nuova Missione il R. D. Luigi Bonomi del mio Ist.o di Verona, il quale giunto con altri compagni a Gebel Nuba nel marzo, e lavorando con gran zelo e attività, non senza vincere molti ostacoli, apprestò appiè del monte di Delen, vicino alla residenza del capo, un corpo di solide capanne all’uso del paese, cinto di una zariba o siepe di alberi e legnami, che contiene: 1º. in mezzo una cappella con avanti un piazzale. 2º. da una parte locali per dormitori, studio, refettorio, arti e mestieri pei missionari, fratelli artigiani e servi. 3º. l’altra parte locali per le Suore e per le negre con cucina. Ma la Chiesa Cattolica è avvezza a queste prove, e la grazia di Dio ci farà sostenere a piè fermo ogni prova. Queste sono difficoltà momentanee, di cui il Signore e la prudenza necessaria trionferanno. La Missione di Gebel Nuba diventerà floridissima sotto l’egida del S. Cuore di Gesù passando per quei tramiti e per quelle spine, per cui devono passare le opere di Dio”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 3911 e 3916)

De veras es hermoso este Jesus que siempre camina pasando por todas las aldeas!

Mercoledì, 10 luglio 2019  Matteo 10,1-7 Questi sono i Dodici che Gesù inviò

Avete notato? Il nome dei discepoli non viene detto non al momento della chiamata ma al momento dell’invio. Solo nell’invio, nell’andare uscendo da te stesso, tu ti realizzi. Il cristiano che evangelizza, è il cristiano che si realizza. E non dimenticare, che Gesù invia i suoi a chi si trova sbandato e perso. Che spazio ha nelle nostre comunità la nuova evangelizzazione e la missione ad gentes?

“Dapprima i Nubani hanno il vantaggio per i Missionari che non sono nomadi, ma hanno dimore fisse. Un altro pregio è che sono mirabilmente uniti, si aiutano a vicenda e nei pericoli comuni rischiano la loro stessa vita. Quasi mai sorge tra loro lite o contesa e si può dire che la loro è una vita patriarcale. Finalmente qui domina una moralità ancor superiore che non nelle altre tribù; e benché le giovanette siano quasi tutte completamente nude e sia rarissima quella che abbia uno straccio con cui coprirsi, pure i nostri missionari che da parecchi mesi si trovano qui con cento occhi per istudiarvi il paese, non hanno notato tra loro alcuna immoralità. Aggiungo ancora la sommissione ed obbedienza che professano al loro grande capo Kakum che è il loro sovrano spirituale e civile; si crede infatti di vedere una sola pacifica famiglia, cosa della quale noi tutti, Missionari e Suore che portavo con me, rimanemmo ugualmente colpiti. Tuttavia il capo non intraprende alcuna cosa di qualche importanza senza radunare il consiglio dei vecchi del popolo. Questi si presentano, prendono posto sotto un albero (Adansonia), discutono e trattano con tanta maturità di senno ogni piccola loro faccenda che fa stupire. Io fui ripetutamente testimone oculare di tali adunanze. Queste sono le ragioni più importanti, le quali fanno sperare che questa prima Missione dei Nuba prospererà bene; forse più tardi, quando questa sarà radicata, si potrà procedere oltre secondo il modello delle “Riduzioni in Paraguay”. (Relazione al comitato della Marienverein, Scritti, 3967-3969)

Jesus no envia a los suyos a los que ya estan caminando, los envia a los que se encuentran solos, sin esperanza.

Giovedì, 11 luglio 2019

Matteo 19,27-29 Voi che mi avete seguito, riceverete cento volte tanto

San Benedetto, giovane studente, contesta la società corrotta del suo tempo. Vive il brano del vangelo di Matteo che abbiamo letto oggi: cerca Dio, diffonde intorno a sé pace attraverso la preghiera e il lavoro. Gesù parla al plurale e Benedetto fa altrettanto perché tutto viene realizzato in una comunità fraterna la cui testimonianza coinvolge la società. Per Comboni Maria è la chiave che apre il cuore di Gesù.

“Ecco la bella Figlia del Re Davide, Maria Vergine Immacolata, che ha nelle mani questa preziosa Chiave, anzi Ella medesima è la mistica Chiave del Cuore adorabile del suo Figlio Gesù. Sì Maria apre questo Cuore e nessuno lo può chiudere; lo chiude e nessuno lo può aprire: Clavis David quae aperit et nemo claudit; claudit et nemo aperit. Ella apre questo Divin Cuore a chi vuole, come vuole, e quando vuole. Ella dispone dei tesori infiniti di quel Cuore divino, come a Lei piace, e a favore di chi Le piace. Ma e perché Maria può tanto sul Cuore adorabilissimo di Gesù? Perché Ella è la Madre avventurata di Gesù, e perciò è Regina e Signora del Cuore di Gesù. O Nome benedetto! O Nome adorato! O Nome il più bello dopo quello di Madre di Dio! Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù! Questo Nome ineffabile è miele alla bocca, melodia all’orecchio”. (Lettera Pastorale, Scritti, 3992)

San Benito ha sabito buscar a Dios y en esta busqeda ha encontrado la capacidad de contestar la sociedad de su tiempo y abrir el continente europeo a una nueva civilizacion.

Venerdì, 12 luglio 2019  Matteo 10,16-23 Vi mando come pecore in mezzo a lupi

Una missione piena di promesse e non esente da pericoli. Una missione in cui, all’impegno dell’inviato si unisce la forza dello Spirito. Matteo ricorda vari elementi della missione, validi anche oggi, e per me. Comboni non ha paiìura dei lupi, confida nella presenza di Maria nell’opera di evangelizzazione.

“Sì, seguiamo questa fulgida Stella di Giacobbe, Nostra Signora del S. Cuore e presto l’Africa Centrale troverà il suo Salvatore Gesù. Ed è perciò che Noi pieni di filiale fiducia a Lei ricorriamo. A Lei noi intendiamo d’offrire e di consacrare Noi stessi, Voi, Figli devotissimi, e tutte le anime dell’immenso Nostro Vicariato. Da Lei, Signora del S. Cuore di Gesù, speriamo gli aiuti, i mezzi e le grazie affine di potere stabilire e piantare su queste lande infocate dell’Africa Centrale il glorioso vessillo della Croce adorata di Gesù Cristo. E quando queste genti, che oggi ancora vivono nelle tenebre lagrimevoli dell’idolatria o del feticismo, saranno convertite e rifugiate nel Cuore di G. C., quando il Nome di Gesù risuonerà sulle labbra dei figli di Cam, allora un inno di gioia e di gratitudine si eleverà da tutti i petti e tutti esclameranno: Lode, Gloria ed eterna Benedizione sia a N.a S.a del S. Cuore di Gesù. Noi per Lei siamo entrati nel Cuore Sacratissimo di Gesù; noi per Lei conosciamo G. Cristo; per Lei noi partecipiamo alla Redenzione, alle grazie, ai meriti, alla eredità di G. C. Nostro Salvatore, e per Lei speriamo entrare un giorno nel Regno dei Cieli promessoci da G. C., cui sia gloria col Padre e collo Spirito Santo per tutti i secoli”. (Lettera Pastorale, Scritti, 3998-3999)

Quienes son los lobos? Los que no buscan la vida sino las cosas; los que no buscan el don sino su propia ventaja.

 

Sabato, 13 luglio 2019  Matteo 10,24-33 Non abbiate dunque paura di loro

Una delle espressioni che troviamo sulla bocca di Gesù, prima e dopo la sua Risurrezione, è l’invito a non aver paura. Il discepolo non ha paura. Non puoi aver paura. Non ha paura chi si sente amato, ma anche non ha paura chi fa l’esperienza che tutto concorre al bene di coloro che Dio ama. Non ha paura chi vive con cuore di figlio e di fratello. Non ha paura chi ha viscere di misericordia.

“Sì, noi Vi salutiamo, o Maria, o Sovrana Augusta del S. Cuore di Gesù. Vi salutiamo in questa Sacra Solennità, o Figlia prediletta dell’Eterno Padre, per cui la cognizione di Dio è pervenuta fino agli ultimi confini della terra. Vi salutiamo, o Domicilio dell’Eterno Figlio, il quale da Voi è nato vestito d’umana carne. Vi salutiamo, o abitazione ineffabile dell’Eterno Divino Spirito, il quale ha profuso in Voi tutti i suoi doni e tutte le sue grazie. O Maria, o Regina amabile del S. Cuore di Gesù, oh! come giungete opportuna nelle nostre necessità! Oh! come la Divina Provvidenza Vi avea riserbata per questi tempi e luoghi… Venite, sì, venite in mezzo a noi, o Vergine Immacolata, venite, regnate e dominate su tutte queste terre desolate e derelitte!.. Ah! Voi sola potete, o Maria, fecondare colla Vostra Benedizione questo suolo per 19 secoli arido e spinoso! Voi solo potete illuminare colla Vostra luce tanti poveri infedeli, figliuoli dell’infelice Cam, i quali vivono tuttora nelle ombre della morte! Voi sola potete donare a tanti milioni di sventurati il loro Signore e Dio!.. Ed è per ciò che noi dopo esserci offerti e consacrati al Cuore SS.mo di Gesù, oggi solennemente ci dedichiamo e ci consacriamo a Voi. Sì, a Voi, a N.a S.ra del S. Cuore di Gesù, noi ci offeriamo, ci doniamo, ci consacriamo”. (Atto di Consacrazione, Scritti,  4003-4004)

Quien tiene entrañas de misericordia no tiene miedo.

Domenica, 14 Luglio 2019  

Luca 10,25-37 Un Samaritano vide e ne ebbe compassione

Papa Giovanni XXIII diceva: “ora più che mai, siamo desiderosi di servire l’uomo in quanto tale e non solo i cattolici; a difendere i diritti della persona umana e non solamente quelli della Chiesa. Non è il Vangelo che cambia: siamo noi che incominciamo a comprenderlo meglio…”. Gesù ha aperto una via d’accesso a Dio, diversa da quella del sacro. Il mio prossimo non è chi mi è vicino, ma colui al quale mi avvicino. Lìù’ha vissuto Comboni l’uomo del dialogo.

“Io ho esaminato minutamente col buon P. Stanislao ogni cosa, abbiamo discusso tutti i punti, e ci siamo messi ambedue in perfetto accordo. Nella certezza che il cuore paterno di V. P. R.ma approverà quanto noi abbiamo deciso di fare dopo ponderata ogni cosa, io ho pregato caldamente il P. Stanislao ad assumere attualmente la direzione ed il governo della Missione di Gebel Nuba per darle un consolidamento forte, missione la più importante del Vicariato, e che tanto ama il P. Stanislao, e che preme tanto a noi tutti, e che è di tanta gloria di Dio. Il P. Stanislao ha accettato il mio invito, e sulla mia piena e totale responsabilità presso V. P. R.ma, egli partirà quanto prima per Khartum, Cordofan, e Gebel Nuba. La supplico quindi a fargli trovare in una delle suddette Missioni del Vicariato una lettera preziosa di V. P. R.ma che l’assicuri della sua santa Benedizione anche per questa nuova impresa a lui affidata. La sua paterna benedizione lo fortificherà nell’apostolica sua missione”.

(a p. Camillo Guardi, Scritti, 4014-4015)

El projimo no es la persona que se encuentra cerca de mi, es la persona a quien yo me acerco.

 

Lunedì 15 luglio 2019

Matteo 10,34-11.1  Chi accoglie voi accoglie me e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato

Oggi terminiamo la lettura del discorso missionario (Matteo 8,1-11,1). Il missionario non ha paura di fronte alle difficoltà che nascono dal suo annuncio. Il missionario sempre lascia tutto per seguire Gesù come Gesù ha seguito il Padre. Il missionario ha la certezza che non è mai solo: con Gesù è costruttore del nuovo, del Regno di Dio. Oggi Daniele Comboni ci regala la fotografia della vita delle popolazioni e dei missionari.

“Mi permetta di richiamare la sua benevola attenzione sullo stato del mio immenso Vicariato che è il più vasto dell’universo intero, più grande dell’Europa e il più difficile e laborioso. In questo momento non ho il tempo di scrivere, solamente la prego di destinare al mio Vicariato una molto buona porzione di tutto e soprattutto di stoffa per i Missionari e per le povere donne, per le quali occorrerebbe del solido perché dormono sulla terra nuda e vivono in piccole capanne; esse ricevono i vestiti, ma fino a ora ci è stato impossibile donarli loro. Nelle loro capanne si servono di vestiti per la notte, poiché il giorno è molto caldo e la notte è proporzionalmente molto fredda per chi non ha niente per coprirsi. Mi scuso per questi tristi dettagli, ma la maggior parte del mio Vicariato è più arretrata con la civilizzazione e nel costume dei nostri padri, all’epoca primitiva di Adamo ed Eva. E’ per questo che l’opera ammirabile che ha fondata e al presente così fiorente, può aiutare molto l’Africa centrale. Per l’amor di Dio mi mandi sia del vino, sia del brodo. Non saprei descrivere qui le privazioni che noi sopportiamo nell’Africa Centrale. Le Missioni dell’Oriente dell’India, della Cina, dell’America, dell’Australia navigano nell’abbondanza in confronto a noi: è per questo, mentre lei soccorre questi venerabili campioni della Fede, che certamente hanno anche le loro croci, perché è segno degli operai di Dio, non dimentichi l’Africa Centrale e voglia farmi un abbondante invio”. (alla marchesa D’Erceville, Scritti, 4030 e 4032)

Nada miedo frente a las dificultades, don total en el seguimiento di Jesus, certeza de ser vencedor como y con Jesus.