LA NOSTRA PRESENZA SUL TERRITORIO

 

Tutti abbiamo ricevuto lettere e riflessioni sul Natale. Tra quelle che abbiamo ricevuto noi qui a Reoia ce ne sono due che riportiamo almeno in parte.

La prima la scrive Lia. Eccola:

“Conservo gelosamente le lettere che mi inviate e che mi fanno riflettere e mi incoraggiano.

Perché quello che mi manca è il coraggio di fare qualcosa di più.

In questi ultimi anni ho preso coscienza di molte cose che prima non vedevo e non capivo ma non riesco ad andare oltre. Sono rattristata dalle tante notizie orrende delle ultime ore, c’è tanto dolore: tsunami, femminicidi, bambini che muoiono per mano di falsi chirurghi, poveri disgraziati che non hanno più niente… questa notte andrò a messa e pregherò.

E cercherò di non guardare il falso Natale che c’è in giro, fatto di luci caos regali divertimento…”

La seconda la scrive Carlo. Carlo si rivolge particolarmente

“A CHI RESPINGE I MIGRANTI ED È CRISTIANO E FA IL PRESEPE E SCRIVE LETTERE A GESÙ BAMBINO

Carissimi, è una grande festa per noi oggi! Per noi cristiani infatti oggi è apparso nella storia IL VERBO DI DIO, “per mezzo del quale tutto è stato fatto e nel quale era la vita e la vita era LA LUCE DEGLI UOMINI; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno sopraffatta” (dal vangelo di Giovanni). Ecco perché oggi è una grandissima festa, E’ LA FESTA DELLA LUCE! L’apparizione di questa luce era stata annunciata, come tutti sappiamo, da molti profeti nei secoli precedenti. Quello che lo fece con più dettagli e con maggiore profondità fu Isaia, 500 anni prima di Gesù: “Ecco il mio servo che io sostengo. Ho posto il mio spirito sopra di lui. Egli porterà la giustizia alle nazioni” (al capitolo 42). “Ascoltatemi! Il Signore mi ha detto: E’ troppo poco che tu sia mio servo. Io renderò te LUCE DELLE NAZIONI, te che sei IL DISPREZZATO, te che sei IL RIFIUTATO, IL RESPINTO DALLE NAZIONI” (al capitolo 49). “Non ha apparenza né bellezza, non splendore per provarne godimento. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, ERA DISPREZZATO e non ne avevamo nessuna stima” (al capitolo 53).

Carissimi, nel dolore ma anche con infinita speranza, VORREI CHE VOI PRENDESTE COSCIENZA che ogni volta che è stato ordinato di non salvare esseri umani che stavano naufragando in mare, anche con l’eventualità che sarebbero morti affogati, VOI VI SIETE IDENTIFICATI con quell’ordine; ogni volta che è stato ordinato a una nave, con naufraghi salvati e raccolti a bordo, di dirigersi verso la Libia e lì farli scendere, pur sapendo –e lo sappiamo tutti tragicamente bene!– che lì li avrebbero torturati, violentato le donne e sarebbero stati venduti come schiavi, ANCHE VOI AVETE DATO QUELL’ORDINE; ogni volta che è stato ordinato di chiudere i porti italiani alle navi delle ONG che volevano approdarvi per restituire alla terra uomini, donne e bambini che avevano negli occhi il terrore del mare che pochi giorni prima li stava per inghiottire, ANCHE VOI AVETE CHIUSO CUORI E PORTI; ogni volta che si è voluto criminalizzare (strumentalizzando chi di dovere) le ONG che salvano vite e che sostituiscono lo Stato in questo, ANCHE VOI CRIMINALIZZATE QUELLE ONG, rendendo mostruosamente un delitto il salvare la vita di altri esseri umani.

Finisco questa mia lettera per voi, citando ancora il profeta Isaia: “Smettete di fare il male, imparate a fare il bene, a ricercare la giustizia, a soccorrere l’oppresso, a rendere giustizia all’orfano, a difendere la causa della vedova” (dal capitolo 1).

Gesù è venuto per riunire, non per dividere, è venuto per includere non per escludere, è venuto per moltiplicare i pani e i pesci non per accaparrarli, è venuto annunciando: gli ultimi saranno i primi!”.

Grazie Lia e grazie Carlo. Le vostre due lettere ci motivano ad andare avanti in questo 2019 che vogliamo sia anche per noi l’anno di un rinnovato impegno missionario!

La nostra comunità comboniana di Troia qui è chiamata anche “La Mediatrice” dato che noi siamo i responsabili della Parrocchia santuario di Maria SS. Mediatrice. La statua della Madonna ce la rappresenta con il bambino in braccio. La mano sinistra di Maria è sul cuore del Bambino e la mano destra tocca il piede destro del Bambino. Una raffigurazione che ci dice: AMA e CAMMINA.

E noi amiamo e camminiamo. Ecco cosa ci attende.

15-19 gennaio visitiamo parrocchie e scuole per prendere accordi per i9niziative di animazione missionaria e di attività di promozione del MONDIARIO per l’anno scolastico 2019-2020.

16 gennaio visiteranno il presepe i ragzzzi di II e III media di Troia della parrocchia san Francesco

19 gennaio alle 19,00 incontro di preghiera con i catechisti delle 4 parrocchie di Troia

20 gennaio celebriamo la giornata mondiale dei Migranti e dei Rifugiati

20 gennaio domenica del CAMMINO GIOVANI per ragazze e ragazzi dal 18 anni in su. Iniziamo come sempre alle 9,30 e terminiamo alle 17,00. Alle 14,45 chiunque può partecipare alla testimonianza sulla Guinea Bissau dove un gruppo di volontari di Foggia ha inaugurato a Bigene in Guinea-Bissau il Punto Nascita “Maternità Sicura”. Saranno con noi i dottori Antonio Scopelliti e Rosario Magaldi (neonatologo) e Milena Picco  ostetrica.

20 gennaio avremo anche la visita al presepe da parte della Parrocchia di San Giuseppe di Manfredonia.

22 gennaio la nostra comunità di riunisce per l’incontro mensile di formazione permanente

23 gennaio a Roma si celebra l’inizio del giubileo ACSE alle 16,00 – Palazzo Poli (Fontana di Trevi). L’ACSE è un fiore all’occhiello dei Comboniani nel campo di assistenza agli immigrati. L’iniziativa risale a anni fa per opera di p. Renato Bresciani. Abbiamo pubblicato il libro TESTIMONE DI ACCOGLIENZA. Il libro può essere acquistato anche qui a Troia presso la nostra casa. Costo simbolico € 3,00

23-24 continuano le visite a Parrocchie e scuole

25 gennaio partecipiamo al ritiro spirituale del clero della diocesi di Lucera

25 febbraio alle ore 17,00 visiteranno il presepe i ragazzi della cattedrale di Troia

25-27 gennaio a Verona partecipiamo all’incontro sull’attività di pastorale vocazionale della famiglia comboniana. Noi di Troia in questo nostro inizio di Cammino Giovani abbiamo bisogno di confrontarci con tutte le altre comunità comboniane d’Italia.

28-31 gennaio a Pesaro partecipiamo all’Assemblea del segretariato della Missione per programmare insieme la nostra presenza di evangelizzazione in Italia.

 

APPENDICE

«Padre Ramin patrono del Sinodo per l’Amazzonia»

Una proposta

Dal Brasile l’appello del comboniano padre Dario Bossi:

«Questo mio confratello ucciso nel 1985 per la sua opera di pacificazione nei conflitti sulla terra possa essere d’esempio per il cammino della nostra Chiesa»

«Un missionario con il cuore di Gesù». Così padre Dario Bossi, missionario comboniano in Brasile, descrive padre Ezechiele Ramin in un video diffuso da VaticanNews. Un filmato in cui padre Bossi esprime l’auspicio che Ramin possa essere annoverato tra i patroni del Sinodo per l’Amazzonia, indetto da papa Francesco e previsto per il prossimo mese di ottobre.

Padre Ezechiele Ramin, a sua volta comboniano, fu vittima di un’imboscata nel 1985 a Cacoal, nell’Amazzonia brasiliana, mentre era di ritorno da una missione di pace legata al tema sempre caldissimo del diritto alla terra. «Appassionato di persone», vicino soprattutto ai poveri e alle popolazioni indigene senza terra alle quali ha dedicato la vita, potrebbe rappresentare una figura chiave non solo per la sua dedizione verso gli ultimi, ma anche in virtù del suo martirio, avvenuto alla giovane età di 33 anni, numero che lo identifica pienamente con la passione di Cristo.

La causa di beatificazione del servo di Dio – avviata a Padova, dove nella parrocchia di San Giuseppe Lele Ramin, era cresciuto – ha terminato la fase diocesana e gli atti sono ora all’esame della Congregazione per le Cause dei Santi.

In Brasile intanto la congregazione dei comboniani continua il suo impegno in favore della terra: padre Dario Bossi ha dato vita alla rete “Chiese e miniere”, che si occupa della difesa delle comunità affette dai danni dall’estrazione mineraria ad Açailandia, una provincia del distretto di Maranhao, nel nord-est del Paese. Come Padre Ezechiele Ramin, è espressione di una Chiesa profetica ma allo stesso tempo scomoda, poiché schierata dalla parte delle popolazioni indigene.

Infatti, come riportato da VaticanNews, secondo i dati del Comissao Pastoral da Terra (CPT), i conflitti per la terra si sono verificati in una zona corrispondente a più del 4% dell’intero territorio brasiliano. Questa percentuale corrisponde a circa 37 milioni di ettari quadrati, un’area grande più o meno quanto il Giappone. E il 2019 si è aperto con un conflitto a Colniza, che ha causato un morto e 9 feriti.

Alla fine del suo appello Padre Dario Bossi si augura che la figura di Padre Ezechiele Ramin «abbracciata con Dio e con la sua gente» possa essere di esempio per nuovi cammini della Chiesa e per una nuova ecologia in tutta la preziosa regione dell’Amazzonia. Alessandra De Poli