1-15 settembre 2018

LA NOSTRA PRESENZA SUL TERRITORIO

Mi trovavo a Palermo il pomeriggio del 23 agosto. Ero seduto su una panchina della piazza del Teatro Massimo proprio lì dove tre anni fa, seduti per terra, c’erano una quindicina di giovani, dopo aver riflettuto e pregato sull’amicizia, avevamo iniziato a incontrare le persone offrendo loro un abbraccio gratuito.

Seduto su quella panchina contemplo una famiglia di origine africana anche loro seduti su una panchina quasi di fronte a me. Cinque persone: i genitori e tre figli piccoli che danno calci a un pezzo di plastica. Anch’io do qualche calcio quando quel pezzetto di plastica arriva vicino. Ne approfitto per chiedere alla bambina il suo nome. Si chiama Imperatriz.

Poco più in là una famiglia di indiani. Vorrei salutarli tutti e nel mio cuore sento di amarli.

Ho voluto presentarti questo momento di vita perché sogno che ognuno di noi sia una persona che abbraccia il mondo e che vede nell’altro solo e sempre un fratello, una sorella.

Dopo cinque giorni indimenticabili in Sicilia con un gruppo di una cinquantina di troiani, sono tornato a Troia dove il 25 ho vissuto una giornata bella con un gruppo di immigrati di seconda generazione e con famiglie di amici dei comboniani.  Ho dovuto poi rinunciare ad andare ad Assisi per il convegno “Giovani per il vangelo”.

In compenso il Signore mi ha regalato, o meglio, ci ha regalato come comunità comboniana di Troia momenti belli e importanti in questo fine agosto.

Abbiamo realizzato due incontri a Alberona sulla esortazione apostolica di papa Francesco “Gioite ed esultate”; una domenica a Roseto Valfortone; una celebrazione a Foggia alla chiesa di san Michele in ricordo di p. Ettore Frisotti.

Ed ora ci apriamo al mese di settembre.

3 settembre Ludy Peñalosa, laica missionaria comboniana, arriva a Roma da Guadalajara (Messico) e passerà alcuni giorni nella nostra comunità prima di continuare il suo viaggio per la Terra Santa.

5 settembre con il Comune di Troia ci si incontra per verificare la possibilità di organizzare un pullman per partecipare alla marcia per la pace da Perugia ad Assisi il giorno 7 ottobre

8-16 settembre  almeno un giorno, forse il giorno 10, visiteremo il Meeting del Volontariato 2018 presso la Fiera del Levante a Bari

9 settembre animiamo come missionari la processione e i successivi momenti con una riflessione missionaria. La processione inizia alle ore …..

11 settembre ci incontriamo come comunità comboniana per programmare la nostra vita e i nostri impegni dei prossimi mesi.

12 settembre alle 10,00 incontro di animazione Missionaria in casa di Maria Lombardi – Via Silvio Pellico 158 –  3898238198

13-16 settembre a Giovinazzo (Bari) si celebra anche quest’anno il seminario di studio su Nuovi stili di vita. Potremo partecipare solo all’inizio ma parteciperanno diversi amici e amiche di Bari e dintorni.

14-24 settembre p. Ottavio parteciperà a Firenze all’incontro Giovani Impegno Missionario (14-16). Poi andrà alcuni giorni in Liguria dai propri familiari e infine il 23 sarà a Lucca per festeggiare i 50 anni di matrimonio di sua sorella Sabina. Il 24 ritornerà a Troia.

 

Appendice

RIFLESSIONE IN VISTA DELLA MARCIA DELLA PACE PERUGIA ASSISI

Fermare le guerre? Soccorrere le vittime? Bloccare la corsa al riarmo? Accogliere gli immigrati? Combattere la povertà? Sensibilizzare la cittadinanza? Educare alla pace? Difendere i diritti umani? Lottare contro i cambiamenti climatici? Contrastare le mafie? Costruire una nuova economia? Cambiare l’informazione? Cosa dobbiamo fare, oggi, per costruire e difendere la pace? Quali sono gli impegni e le responsabilità degli operatori di pace?

Scriviamo assieme l’Agenda della pace.

Cominciamo facendo l’elenco delle cose che stiamo facendo, di quelle che ci preoccupano, di quelle che ci sembrano più urgenti.

Inviaci le tue idee e proposte di lavoro.

L’Agenda della pace sarà presentata in occasione della Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità del prossimo 7 ottobre. Se credi nella pace, se vuoi dare una mano alla pace, non mancare di dare il tuo contributo!

 Secondo l’ultimo Rapporto Oxfam l’82% dellincremento di ricchezza globale registrato nel 2017 è finito a favore dell’1% più ricco della popolazione, mentre la metà più povera del mondo (3,7 miliardi di persone) ha avuto lo 0%. Non si può parlare di pace con tale iniquità e diseguaglianza: solo quando tutta l’umanità potrà godere delle stesse risorse e opportunità, si potrà costruire un mondo giusto.

 

“La pace è figlia della giustizia”

Non si può pensare di costruire e difendere la pace in un lasso di tempo breve con soluzioni lampo e di emergenza, ma l’applicazione di strumenti nonviolenti e di buone pratiche di pace prevede un percorso graduale di cambiamento, che porti alla presa di consapevolezza che ciascuno nel suo piccolo, può fare la propria parte, nel quotidiano e a chilometro zero.

 

Un primo grande e importante strumento è il cosiddetto “voto nel portafoglio” (cfr. Il Voto nel Portafoglio – Cambiare consumo e risparmio per cambiare l’economia, di Leonardo Becchetti, ed. Il Margine, 2008): quando facciamo la spesa e quando decidiamo dove collocare i nostri risparmi possiamo promuovere una cultura di pace!

Esistono in commercio delle guide al consumo critico e responsabile (cfr. Guida al consumo critico – nuova edizione, editori Emi e Ponte alle grazie, 2011, a cura del Centro Nuovo Modello di Sviluppo; Miniguida al consumo critico e al boicottaggio,  editrice Monti, 2016, a cura del Movimento Gocce di Giustizia) che provano a raccontare in modo trasparente come le aziende utilizzano o sfruttano le risorse naturali ed umane di un territorio, oltre a portali online come NextEconomia dove vengono elencate le aziende più sostenibili, Behind the brands di Oxfam dove vengono assegnati punteggi per ogni “materia” di responsabilità sociale creando la pagella finale del marchio e infine le diverse Guide al consumo critico realizzate da Greenpeace.

 

Essere consum-attori, protagonisti di un consumo consapevole e responsabile, significa promuovere una cultura di giustizia e di pace, boicottando le aziende e multinazionali che non pagano un prezzo giusto ai coltivatori delle materie prime (soprattutto quelle di largo consumo non prodotte in Italia o in Europa, come il caffè, il tè, il cacao), che inquinano i territori spesso interessati da un’instabilità politica e civile, che depredano le risorse attraverso land grabbing e water grabbing, che sovvenzionano gruppi di criminalità organizzata e mafiosa, come il caporalato. Favorendo infatti ditte che garantiscono un’equa retribuzione ai lavoratori e un uso sostenibile delle risorse, si abbatte la logica dell’assistenzialismo che genera dipendenza dagli aiuti esterni, e si genera un’economia virtuosa che dà dignità a tutti attraverso il lavoro e attraverso l’uso sostenibile del territorio. Si pensi all’acqua e allo spazio (spesso deforestato) necessari per ottenere un certo alimento, dalla coltivazione, a ogni trattamento chimico subìto, all’energia per assemblare gli ingredienti nelle industrie e per il confezionamento, al carburante per trasportare il prodotto finito nei punti vendita, alla frammentazione degli habitat naturali che mettono a rischio la sopravvivenza di specie animali e vegetali: acquistare biologico e a chilometro zero sfavorisce le grandi industrie che detengono il monopolio delle sementi e dei prodotti chimici, che mettono a repentaglio sia la sicurezza alimentare mondiale, sia la qualità dell’ambiente.

 

Il voto nel portafoglio riguarda tutti i beni, non solo quelli alimentari: si pensi agli indumenti e alle calzature, alle tecnologie elettroniche ed informatiche, alla cosmesi e ai prodotti per l’igiene personale e domestica, ai trasporti, all’edilizia, all’energia e al riscaldamento…a tutti gli oggetti e le risorse utilizzati durante il tempo libero.

Sostenere una filiera di approvvigionamento delle materie prime, vegetali, animali e minerali, quanto più etica e trasparente è possibile. Numerosi prodotti attualmente utilizzano imballaggi biodegradabili e compostabili, ricavano le materie prime senza calpestare i diritti umani delle persone e senza inquinare l’ambiente, pagando un prezzo giusto a chi lavora in quel territorio senza generare le migrazioni forzate, per cause economiche ed ambientali.

Sta accadendo anche per l’edilizia, i beni tecnologici come i fair smartphone e l’energia elettrica.

 

Si vota con il portafoglio anche in banca: sono ben note, grazia al lavoro della Campagna Banche Armate, in sinergia con numerosi gruppi ed associazioni, le banche che utilizzano il denaro per investirli nella produzione di armi. Sono altrettanto ben note le banche che si sforzano di mantenere un rapporto trasparente con i propri clienti, investendo il denaro in progetti di cooperazione internazionale o che promuovono lo sviluppo locale, con lo scopo di migliorare la qualità della vita di un territorio.

Scegliere in che banca porre i propri risparmi significa sostenere o no la produzione e il commercio di armi: secondo il Rapporto dell’Istituto di ricerca internazionale di pace di Stoccolma – SIPRI pubblicato a maggio 2018 gli investimenti nell’industria militare a livello mondiale sono sempre più ingenti. Nel 2017 la spesa militare mondiale è stata di 1.739 miliardi di dollari e in particolare si è registrato un aumento di 81 miliardi di dollari in nuovi investimenti a favore della produzione di armi nucleari nel 2017. In Europa, i principali Paesi per spesa militare sono Francia (57,8 miliardi di dollari, -1,9% rispetto al 2016), Gran Bretagna (47,2 miliardi, +0,5%), Germania (44,3 miliardi, +3,5%) e Italia (29,2 miliardi, +2,1%).

L’Italia, attualmente impegnata in 32 missioni militari, si rende anche complice di alcuni conflitti, come quello in Yemen: continua, infatti, ad esportare armi verso i membri della coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita.

Trasferire in una banca non armata il proprio conto corrente, giustificando il cambiamento alla propria banca attraverso una lettera scritta, è un atto fondamentale per coloro che vogliono davvero promuovere e costruire la pace.

 

Un secondo strumento è l’informazione critica: scegliere di informarsi avendo cura delle fonti delle notizie, dando poco adito alle fake news e al sensazionalismo, scegliendo mezzi e strumenti di comunicazione indipendenti da interessi economici e politici, promuove una cultura di giustizia e quindi di pace. Si può costruire la pace preferendo la lettura di una rivista che si autofinanzia o che riceve finanziamenti da un gruppo ristretto e fortemente selezionato di inserzionisti, che propina un’informazione indipendente e critica, che denuncia all’occorrenza i sistemi che si rendono complici di ingiustizie e diseguaglianze.

Questo tipo di informazione facilmente crea i presupposti per far conoscere e dare l’opportunità di mettere in rete tutte le realtà che già operano e si mettono in moto per promuovere una cultura di pace.

 

In aggiunta, il cambiamento dello stile di vita deve essere accompagnato dalla valorizzazione della persona e delle relazioni umane. Il razzismo e la xenofobia, la tratta e il traffico degli esseri umani, il turismo sessuale, le schiavitù d’oggi, possono essere arginati grazie alla promozione di una cultura del diverso, dove le parole chiavi siano apertura, accoglienza, integrazione e relazione.

Oltre al monouso degli oggetti, anche le relazioni umane stanno via via diventando usa e getta: facilmente si cancella una persona dalla propria vita perché non si ha un tornaconto. Il recupero e “riciclo” di una relazione vissuta con gratuità reciproca costruisce la pace anche dentro di seè, a partire dal quotidiano, in ogni rapporto.

 

Il cambiamento è possibile, si marcia per questo.

 

Vicenza, 27 agosto 2018

 

Alessandra Pepe del gruppo CAMMINO GIOVANI di Bari – attualmente a Vicenza per il Servizio Civile