Nel 2003 gli USA invasero l’Iraq con il pretesto che Saddam Hussein possedeva armi di distruzione di massa. Le prove erano false e la guerra devastò uno dei paesi più avanzati del Medioriente. Oggi l’Iraq è lacerato dalle divisioni etniche e religiose. Il sud, con capitale Bassora, è controllato dagli sciiti; al centro Baghdad è dominata dai sunniti e il nord è governato dai curdi, con capitale Irbil.
I veri motivi di quella guerra furono: eliminare Saddam, uscito dalla sfera di influenza statunitense e intenzionato a “de-dollarizzare” il commercio del petrolio; accaparrarsi il greggio iracheno; piantare basi americane a due passi dall’Iran, altro paese nel mirino di Washington.
L’Ispettore generale speciale per la ricostruzione dell’Iraq, nel rapporto Learning from Iraq del 2013, ha documentato migliaia di progetti falliti. Oltre 60 miliardi di dollari sono stati sprecati, ricavati dalla vendita del petrolio iracheno e gestiti dagli americani.
Oggi è avvenuto qualcosa di simile in Venezuela, con modalità diverse. Il 3 gennaio scorso forze speciali americane hanno sequestrato Nicolás Maduro, presidente eletto di uno stato sovrano membro dell’ONU: una palese violazione del diritto internazionale. Il pretesto è che Maduro capeggi un cartello di narcotraffico e che il Venezuela esporti droga negli USA. Falso! Rapporti dell’ONU confutano tale tesi. Inoltre, i principali paesi latino-americani fornitori di droga al mercato americano sono Messico e Colombia.
Da oltre 20 anni Washington applica embarghi e sanzioni economiche contro il Venezuela, sperando di provocare un cambio di regime a Caracas e riportare il paese nella sua sfera di influenza. Nel 2019 Juan Guaidó fu nominato presidente ombra del Venezuela da Trump e confermato da Biden. Guaidó finito poi nei guai per delle foto scattate con alcuni leader dei Los Rastrojos, banda colombiana di narcotrafficanti.
L’operazione rocambolesca da Far West del rapimento di Maduro rientra nella strategia di una guerra per petrolio, oro e altre risorse naturali che gli USA conducono da decenni. Vogliono a tutti i costi il Venezuela perché il suo sottosuolo contiene la più grande riserva di petrolio al mondo. Inoltre, la Cina è il primo importatore del grezzo venezuelano. Gli americani cercano di controllare le riserve petrolifere mondiali per frenare l’avanzata cinese chiudendo i rubinetti dell’oro nero di cui la Cina ha estremo bisogno.
In questa logica s’inserisce la politica delle sanzioni contro l’Iran, uno dei principali produttori mondiali di combustibili fossili. Gli Stati Uniti stanno cercando di approfittare delle mobilitazioni di massa represse ferocemente a gennaio dal regime degli ayatollah. Gli USA vogliono controllare anche le risorse del sottosuolo di quel paese, partner strategico della Cina.
La Nigeria, principale produttrice di petrolio in Africa, è stata minacciata mesi fa dagli USA di intervenire per proteggere i cristiani perseguitati da Boko Haram. In realtà a Washington non interessa nulla della violenza che cristiani e musulmani subiscono nel nord della Nigeria: ciò che interessa è il petrolio. I cristiani a Gaza e in Cisgiordania subiscono quotidianamente violenze da parte degli israeliani, ma gli americani hanno sempre fatto orecchie da mercante.
Mostafa El Ayoubi – Per Nigrizia febbraio 2026

