Spesso siamo parcheggiati dentro una religione che non scalda il cuore, una religione fatta solo di norme, di riti, di poca fraternità e poco calore umano e spirituale. Siamo parcheggiati dentro una religione esteriore, formale, che non cambia la vita. Domandiamoci: le nostre parole, i nostri riti, creano nel cuore della gente il desiderio di Dio oppure sono lingua morta, che parla solo di sé stessa e a sé stessa? Quando Dio non scalda il nostro cuore, diventiamo persone chiuse, comunità chiuse, e senza amore. La fede senza amore è fanatismo. La preghiera senza amore è ipocrisia e non arriva a Dio. La croce senza amore è una tortura. Nella vita l’amore è tutto (Papa Francesco, Epifania 2022).
AMARE SEMPRE E TUTTI
Nella legge mosaica esistevano 248 ordini e 365 divieti, un divieto al giorno, si direbbe. Gesù, come al solito, spiazza e va oltre: colloca al cuore del suo Vangelo un comandamento che suona come un consiglio: tu amerai. Non un obbligo, ma una necessità per vivere. Non amare è come morire. Per Gesù il vero comandamento è usare bene il cuore, mettere il cuore a servizio dell’amore, ogni giorno. Chiaramente, nella logica evangelica di Gesù, la missione del cuore è amare sempre e tutti. Ecco la legge dell’amore di Cristo: “Voi siete miei discepoli e dovete amare con un cuore cristificato. Dovete amare in una maniera diversa, consumandosi per creare vita, come il chicco di grano” (Gv 12,24). La domanda per noi allora è come amiamo, quanto amiamo, chi amiamo? J. Maritain scrisse: «Abbiamo bisogno tutti di molto amore per vivere bene».
SOLITUDINE ESTIVA
L’estate è tempo per riposare, rilassarsi, respirare aria di mare e di montagna. È tempo per stare insieme spensieratamente. Ed è giusto. I paesi e le città, specialmente il fine settimana, si svuotano. Rimangono gli anziani, i poveri e gli ammalati, più soli che mai. Attenzione: potrebbero rimanere troppo soli, troppo tristi, troppo isolati. L’anzianità non è una malattia. La malattia è la solitudine. E di solitudine si muore. Ci sono anziani, e ammalati, che tengono la televisione accesa tutto il giorno per sentire quella voce che fa loro compagnia. Non sono pochi gli anziani che si siedono vicino al telefono o col cellulare in mano, sperando che qualche figlio o figlia, che qualche parente o una buona persona li chiami. Spesso l’attesa dura giorni. Così la solitudine può diventare un inferno per i nostri anziani e anziane, per molti migranti, per i clochard o qualcuno che ha perso tutti i parenti o è dimenticato da tutti. E quando l’estate finisce la solitudine rimane. Purtroppo la solitudine non conosce stagioni. Gli anziani, gli ammalati i poveri, i rifugiati e i senza tetto lo sanno bene.
AMARE L’ALTRO “DIVERSO”
Altro è la persona che sta di fronte a me, è il mio “prossimo”, il mio vicino, che rappresenta il limite della mia libertà, ma anche la possibilità di ricchezza nella relazione. L’altro è oltre me, vicino o lontano, ma sempre un altro che pensa e agisce in modo diverso, ha i suoi desideri, che non sempre coincidono con i miei, le sue speranze, la sua storia, i sui costumi. La sua presenza stimola l’apertura con tutto ciò che essa porta di diverso.
Altro è il diverso: colui che viene da una cultura diversa, che ha un modo “altro” di concepire la vita, il cibo, l’abbigliamento; è portatore di tradizioni estranee ai miei occhi. La sua diversità è una grande sfida: relativizza la nostra stessa cultura e rivela che ci sono altri modi di vivere la vita e di organizzare la società.
AMARE L’ALTRO “SCONOSCIUTO”
L’altro è lo sconosciuto: può essere vicino o lontano, ma è sempre avvolto nel mistero; stimola la curiosità, e a volte anche la paura. È presenza perturbatrice, inquietante e rinnovatrice. Rompe gli equilibri esistenti, scompiglia le certezze, sconvolge le sicurezze, mette in discussione ciò che è stato stabilito, apre a nuovi orizzonti e crea possibilità insperate.
AMARE L’ALTRO – AVVERSARIO
L’ Altro è l’avversario dal quale potrebbe venire la minaccia, il pericolo, la sofferenza e forse anche la morte. Contro di lui si ergono barriere e muri di protezione, si stabiliscono difese, o si cerca di tenerlo lontano e fuori. Altro è l’altra riva, la sfida, l’oltre. Diventa un problema quando la relazione è negata, il ponte è tagliato, il muro è alzato. Perché la relazione non è facile: esige il contatto, l’incontro, l’ascolto, la capacità di adattamento e di lasciarsi trasformare. L’altro diventa problema perché minaccia la tranquillità acquisita, destabilizza la struttura costituita, porta confusione, conflitto e preoccupazione…
Chiunque sia l’altro è sempre là, fuori di me, di fronte a me, come il mio opponente in positivo o in negativo. Ma, più che la sua persona, è la sua differenza il vero problema. Differenza che provoca, minaccia, stimola e, soprattutto, testimonia che con il diverso è impossibile o difficile convivere. Vi è una terribile malattia che acceca ancora molte persone: il rifiutare l’altro, il diverso. Negare la diversità è chiudersi in un mondo di copie identiche, di burattini tutti uguali e schiavi di pregiudizi insensati.
Il risultato è che quando l’altro e la differenza non sono assunti, gli altri finiscono per essere respinti, alienati, allontanati, come scomodi, perturbatori della quiete individuale e sociale, pericolosi per l’ordine pubblico. Bernanos, nel Diario di un curato di campagna, scrive: “Verrà un giorno in cui tutte le leggi scompariranno e tutte le virtù scompariranno; resterà solo l’amore”. Tutto passerà (proprio tutto!) e rimarrà solo l’amore; e se scomparisse l’amore, scomparirebbe la voglia di vivere”.
A cura di P. Teresino Serra
Fonti:
Card. Gianfranco Ravasi: Le parole del Mattino pag. 255
Luigi Schiavo: L’invenzione del diavolo: quando l’altro è demonizzato (pg. 184-186)



