Missione e sinodalità vanno mano nella mano. È questa la prima sensazione che i 25 partecipanti del Simposio hanno avuto nella celebrazione dell’eucaristia la mattina del 4 giugno, quando p. Tullio Donati ha condiviso la sua testimonianza di sinodalità nella Chiesa di Trento: un’esperienza eloquente che ha provocato tutti e tutte ad essere più presenti sul territorio, a stare con, partecipando più che organizzando.

            A questo racconto si è agganciata anche Serena Noceti, nota teologa, nella sua riflessione Essere Chiesa sinodale-missionaria in Europa.  Serena ha sottolineato più volte la necessità, anche per gli Istituti missionari, di comprendersi o ricomprendersi in divenire, come corpi in movimento, per vivere con meno timore e più speranza i processi trasformativi sociali ed ecclesiali in atto. Anche per lei il binomio sinodalità-missione è inscindibile: sinodalità e missione o coesistono o vengono meno. Serena ci ha anche provocato ad “essere interfaccia vivente di altre Chiese” nel contesto europeo. Nella trasformazione della missione in atto, siamo chiamati a “spostare il baricentro” nel processo della sinodalità. Operazione ardua perché si scontra con “i meccanismi di blocco” individuabili a livello di soggetti, di dinamiche e di luoghi, anche nelle nostre comunità.

            Nel pomeriggio, p. Mario Menin – saveriano – ha condiviso sulla Settimana culturale del suo istituto, dedicata quest’anno al tema de La via sinodale della missione. Menin ha sottolineato la necessità e l’urgenza della trasformazione della missione. Trasformazione che può essere declinata attraverso quattro parole-chiave: amicizia, fraternità, accoglienza e ospitalità.

            Dai quattro gruppi di lavoro sono emersi alcuni semi di vita: la consapevolezza che dobbiamo cominciare da noi stessi e dalle nostre comunità; desiderio di cambiamento, di confronto, voglia di capire, di mettersi in discussione; resilienza nonostante le difficoltà in percorsi nuovi di presenza e missione. Inoltre, le seguenti sfide: formazione continua; internazionalizzazione della Provincia; vincere diffidenze e paure nel processo di cambiamento; superare la difficoltà di non saper comunicare e coinvolgere i giovani; riconoscere i ministeri, le competenze e la presenza femminile; discernere insieme, aprire gli occhi sulle fragilità dell’Europa. Infine, le seguenti proposte: non dare per scontata la spiritualità; relazionarsi con istituzioni e gruppi che stanno già vivendo il processo sinodale per imparare l’arte del camminare insieme; creare degli spazi di libertà, accoglienza, possibilità; raggruppamento delle Provincie.

            Non adorare le ceneri, ma custodire il fuoco, è stato lo slogan della giornata (5 giugno) dedicata alla riflessione su Missione e sinodalità nel cammino pastorale con fratel Enzo Biemmi, esperto di catechesi, che è partito da At 1,12-26, per invitarci a riflettere sulla duplice sottrazione nella prima comunità cristiana: quella della presenza fisica di Gesù e quella di Giuda. Un interessante specchio per riflettere sulle sottrazioni cui siamo chiamati a far fronte in Europa oggi: fine della cristianità (della civiltà parrocchiale e di un certo modello di missione) e fine della necessità della fede (e di Dio) per essere umani. Enzo ci ha invitato ad adottare lo stesso metodo per far fronte alla crisi: assumere la situazione il problema, leggerlo alla luce della Pasqua, individuare il compito, metter a punto il criterio di discernimento, eseguire il compito permettendo a Dio l’ultima parola.

Enzo ci ha incoraggiato a vivere queste sottrazioni, così come le ha vissute la prima comunità cristiana, non necessariamente come cattiva notizia ma come germi del nuovo. Non si tratta appunto di adorare nostalgicamente le ceneri ma di custodire profeticamente il fuoco. Suggestive le metafore usate: delle stelle che vediamo in cielo, molte sono ormai spente, ne percepiamola luce partita molto tempo fa. Altre stelle sono nate, ma la loro luce non è ancora arrivata a noi. L’aragosta cresce, non così il suo carapace. Per vivere, l’aragosta deve lasciare la vecchia corazza e costruirne una nuova, rimanendo vulnerabile per un tempo. In questa fase di metamorfosi della Chiesa e della sua missione potremmo vivere la condizione di “pellegrinanti nella speranza” (tema del prossimo Giubileo).

            Nel pomeriggio Reinhard Demetz, direttore dell’ufficio pastorale della sua diocesi, ci ha raccontato Il cammino pastorale missionario della diocesi di Bolzano-Bressanone. Si tratta di un programma improntato alla presenza della chiesa come missione sul territorio. Un programma che mira a formare comunità che condividono e sono aperte alla realtà locale.

Dai quattro gruppi di lavoro sono emersi i seguenti semi di vita: voglia di essere Chiesa constatando l’impegno dei laici che con gioia assumono servizi; dalla fine della cristianità può svilupparsi un nuovo inizio per la Chiesa e la missione; la trasformazione è possibile perché si vedono già dei germogli; lo Spirito agisce seminando possibilità/opportunità dove noi vediamo solo criticità; la crisi ci spinge a cambiare, imparare e ad ascoltare lo Spirito.  Inoltre, le seguenti sfide: la fine della necessità della fede per essere umani ci sfida a ritrovarne il significato più profondo; come Istituti missionari, siamo più organici al modello parrocchiale che sta tramontando, con il nostro ministero di sostituzione di preti, oppure al nuovo che sta sorgendo?;  si tratta di uscire da una logica di gestione dell’emergenza per passare ad una logica di accoglienza del nuovo kairos missionario e pastorale; accettare la dinamica del seme: umiltà ed umiliazione; liberarci dall’ossessione di tener tutto sotto controllo; capacità di entrare in rete; dare fiducia ai laici; declinare la sinodalità nella quotidianità delle nostre comunità religiose, missionarie; discernimento sullo stile della nostra presenza sul territorio. Infine, le seguenti proposte: favorire narrazioni e condivisioni di nuove esperienze nel continente; valorizzare maggiormente nelle comunità il prezioso lavoro del Gruppo Europeo di Riflessione Teologica (GERT).

 

Tutto può essere riassunto nella sfida emergente dal processo sinodale nella diocesi di Bolzano-Bressanone: Aprire strade all’audacia dello Spirito. Oppure nelle parole di Enzo Biemmi: Non adorare le ceneri, ma custodire il fuoco. Dobbiamo uscire da una logica di gestione dell’emergenza per passare ad una logica di accoglienza del nuovo kairos missionario e pastorale.