ASPETTANDO LA BEATIFICAZIONE DI PADRE GIUSEPPE AMBROSOLI IL 20 NOVEMBRE

Dopo due anni, padre Egidio Tocalli, direttore dell’ospedale per 20 anni, è tornato lo scorso maggio a Kalongo

Padre Egidio è sceso in Uganda per accompagnare gli operatori dell’Associazione cattolica “Luci nel mondo” che preparano un video sulla vita di padre Giuseppe Ambrosoli, come richiesto dalla diocesi di Como e dal suo vescovo mons. Oscar Cantoni, nominato cardinale da papa Francesco.
A padre Egidio, che serba nel cuore un immenso affetto per quelle terre e la sua gente, abbiamo chiesto quali emozioni ha provato tornando a Kalongo e come ha trovato l’ospedale dopo tanto tempo.
«Due momenti davvero toccanti e coinvolgenti sono stati la Messa celebrata davanti alla tomba di padre Giuseppe il venerdì pomeriggio e la messa parrocchiale la domenica, animata da canti e danze meravigliose, come sanno fare gli africani.
Il parroco padre Ramon mi ha chiesto di celebrare la messa nella lingua locale, l’acholi (pronuncia acioli) che da dieci anni non praticavo. Ci credereste? Improvvisamente è saltata fuori, a mia grande sorpresa, gioia e meraviglia!
Ma l’emozione più forte è stata rientrare nella stanza che fu di padre Giuseppe, dove visse e lavorò per 31 anni, pregando, studiando i casi più gravi e scrivendo le lettere ai donatori e ai famigliari. In quella stanza, dopo la sua morte, quando dai miei superiori fui inviato nel 1990 a Kalongo per riaprire l’ospedale che padre Giuseppe aveva dovuto abbandonare, ebbi il grande dono di vivere per 20 anni, dormendo nel suo stesso letto!
Nella notte spesso ascoltavo il frastuono del cannone sparato contro il monte dai saldati governativi trincerati attorno al nostro ospedale e alla missione per respingere gli attacchi dei ribelli, intenzionati a distruggere l’ospedale. In quei momenti davvero la presenza spirituale di padre Giuseppe mi era di grande conforto e sostegno.
Mi ha molto colpito il nuovo reparto di pediatria, rinnovato grazie al sostegno della Fondazione Ambrosoli, oggi più funzionale e adeguato alla cura dei tanti bambini affetti da varie morbilità. E poi, l’unità di neonatologia curata e attrezzata, grazie al contributo di molti sostenitori, dal medico pediatra Tito Squillaci, che conobbe padre Giuseppe a Kalongo e che da alcuni anni fa ritorno periodicamente, con la moglie Nunziella, a prestare la sua opera all’ospedale.
Anche il reparto di chirurgia e medicina avrebbe bisogno di un rinnovamento strutturale…
Ma i bisogni dell’ospedale sono molti, occorre sostenere i costi di gestione e garantire un costante rifornimento di farmaci e materiale sanitario per la cura dei tanti pazienti. Senza dimenticare che Kalongo ha sofferto 20 anni di guerriglia, a cui vanno aggiunti i quasi 3 anni di rigido lockdown causa Covid-19.
La popolazione locale è molto impoverita e sono rare le famiglie che riescono a sostenere anche solo in minima parte il costo delle cure sanitarie. Aiutare l’ospedale significa dare ai più poveri una possibilità di cura e di guarigione.
La gente di Kalongo e dell’intera diocesi di Gulu si sta preparando con grande entusiasmo alla celebrazione per la beatificazione di padre Giuseppe.
Il prossimo 20 novembre, festa di Cristo Re e giorno della beatificazione di padre Giuseppe, sarà una grande festa per tutti. Così come lo saranno il 3 e 4 dicembre in occasione delle celebrazioni a Ronago (paese natale di padre Giuseppe) e
Como (la sua diocesi).


padre Egidio Tocalli