Un dodicenne di Marsala dona la sua testimonianza sull’“amico” compaesano padre Mario Pellegrino comboniano in Sud Sudan

 

Mi piacerebbe condividere con voi questo mio scritto che vorrei venisse pubblicato su Il Piccolo Missionario, per me rivista davvero fantastica. Per me questa storia è bellissima: Mario, in fondo, è stato un bambino, e poi un ragazzo, come noi!

Sono Giovanni Badalucco, ho 12 anni e vivo a Marsala. Queste righe sono l’articolo che ho scritto per la mia scuola e che parla del comboniano padre Mario Pellegrino. Conosco Mario da più di 3 anni e l’ho conosciuto tramite mia madre, che a sua volta tantissimi anni fa l’ha conosciuto tramite il nostro parroco, don Enzo Amato. Oggi Mario è l’amico di tutta la famiglia, e dopo aver ascoltato più volte la sua testimonianza, quando mi è stata data l’opportunità di scrivere un articolo, non ho esitato a scrivere le parole di questo mio caro amico.

Ed ecco… “Abbiate un sogno”, sono state queste le parole rivolte da padre Mario Pellegrino ai giovani marsalesi. Questo è anche il grido di padre Ezechiele Ramin, missionario comboniano ucciso in Brasile il 24 luglio 1985, a causa del suo impegno in favore degli Indios e dei “senza terra”, ovvero piccoli agricoltori del luogo. “Abbiate un sogno, un desiderio, uno scopo nella vita per rendere il mondo migliore dove regna la giustizia”. Per realizzare questo sogno non bisogna per forza fare le cose in grande, basterebbe compiere gesti di gentilezza e di generosità, in modo da vivere in pace con il prossimo; cosa più importante, avere degli ideali, un’etica che permette di uguagliare la civiltà umana.
A noi giovani di oggi mancano proprio questi ideali, e a farceli mancare sono le dipendenze dai social network e, spesso, la mancanza di pace in famiglia. Padre Mario ha saputo di padre Ezechiele quando decise di diventare padre comboniano.
Non fu, la sua, una scelta facile, dato che aveva una laurea in ingegneria informatica e tante possibilità di lavoro. Ma decise di seguire le tracce di Comboni ed essere missionario in assoluta povertà.

Chi sono i comboniani? Sono un istituto fondato da san Daniele Comboni, un vescovo missionario vissuto nell’Ottocento. A quel tempo si dubitava se la gente “di colore” avesse un’anima. Lui però la pensava diversamente: riteneva che gli africani fossero persone come noi e che andavano aiutate. Ecco perché il suo motto era “Aiutare (salvare) l’Africa con l’Africa”. Oggi i comboniani sono presenti in 4 continenti: Europa, Africa, Americhe e Asia.

Padre Mario durante la sua visita presso la Chiesa madre di Marsala ci ha raccontato di un fatto che lo ha particolarmente toccato, un’esperienza vissuta da laico in Africa. Durante il cammino comboniano, giunto di notte ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, aveva preso un bus diretto al villaggio.
Incontrò tutti i semafori rossi. Ed ecco che davanti a uno, successe un evento significativo: da una scatola, uscì un bambino quasi nudo che si mise a battere le mani contro il vetro del bus, gridando “I’m hungry, I’m hungry” (“Ho fame, ho fame”). Padre Mario ci raccontava che per lui fu come se una spada gli trafiggesse il cuore.
Fu da quell’incontro che decise di donare la sua vita al servizio dei poveri.
Diventato prete il 3 novembre 2018, nella Chiesa madre di Marsala, venne inviato missionario nel paese più giovane del mondo, il Sud Sudan, teatro di una guerra che dura ormai da troppo tempo.

Ad aprile 2019, papa Francesco aveva baciato i piedi dei “capi” dei nuer e dei denka riuniti in Vaticano nella ricerca della pace. La guerra, oltre a generare povertà e fame fisiologica, provoca grosse difficoltà allo svolgimento normale degli studi: i ragazzi e le ragazze che intendono continuare nelle scuole superiori non hanno altra scelta che riparare nei paesi limitrofi (Kenya e Uganda).

L’esperienza dei padri Mario Pellegrino ed Ezechiele Ramin dovrebbero farci riflettere: tutti dobbiamo avere un sogno, per migliorare questo mondo affinché non ci siano più guerre e ingiustizie.

Giovanni Badalucco