Testimonianza di padre Antonio La Braca

Antonio è nato a Troia il 27 dicembre 1937. È diventato sacerdote a Milano 57 anni fa, il 27 giugno 1965. Dopo una decina d’anni in Uganda e due in Egitto, da 37 anni è missionario in Sud Sudan, il paese più giovane del mondo. È nato, infatti, nel 2011. È un paese grande più di due volte l’Italia, ma con una popolazione di soli 12 milioni di persone.
Al suo arrivo in Sud Sudan, gli unici cristiani presenti nella zona erano i protestanti presbiteriani. Inizialmente era mal visto dai pastori protestanti che temevano facesse proselitismo, convertendo i protestanti al cattolicesimo.
Tutt’altra era l’intenzione di padre Antonio: quella di proporre il vangelo (e quindi la vita cristiana) a quanti ancora non lo conoscevano, la maggioranza della popolazione, che praticava la religione tradizionale africana.
Padre Antonio è stato il primo missionario a stabilire un punto d’appoggio a Old Fangak tra la gente nuer, dove formò la prima comunità cattolica. Da lì, padre Antonio si è spostato in altri centri. Il bello è che le comunità da lui fondate sono vive più che mai, capaci di autogestirsi e di evangelizzare. Comunità con i propri catechisti, i ministri dell’Eucaristia, gli animatori della preghiera comunitaria e lo studio della Bibbia. Comunità attente alle necessità dei più deboli, dei più poveri e degli anziani. Ogni comunità percorre il suo cammino, anche in assenza del sacerdote. Grazie all’opera dei missionari comboniani e delle comboniane, così come di altri istituti missionari, la maggioranza degli abitanti del Sud Sudan fanno ormai parte della Chiesa cattolica.
In padre Antonio vediamo la bellezza della comunità civile e religiosa di Troia formata da persone forti nella fede, solidali tra di loro e aperti all’accoglienza.

Gli abbiamo chiesto quali sono state le maggiori difficoltà da lui incontrate nei suoi 37 anni vissuti in Sud Sudan.
Con serenità, quasi sorridendo, ce le ha elencate: «Tra le principali difficoltà che ricordo, al primo posto metterei la viabilità. Era ed è tuttora difficile raggiungere le varie comunità in un territorio molto vasto. Ho incontrato poi vari problemi di salute dovuti soprattutto alla malaria. Non sono mancate difficoltà dovute alle incomprensioni fra le diverse etnie, ma anche tra i diversi gruppi religiosi. Ma la fede e l’amore per Cristo non mi hanno mai fermato. Sento di essere la persona più felice del mondo. Desidero continuare a trasmettere a tutti la mia felicità e la mia gioia evangelica».

Quando poi gli abbiamo chiesto che cosa ricordava del popolo sudsudanese, padre Antonio ci ha raccontato di quella signora molto indaffarata a preparare l’occorrente per un lungo viaggio. Padre Antonio dice alla signora di riposarsi un po’, e la signora con semplicità risponde: «Abuna (padre), non ci si stanca mai quando il cuore è contento».
Grazie, padre Antonio, di averci portato geograficamente lontano, ma tanto vicini nel cuore.

Anche noi qui in Italia, come voi in Sud Sudan, stiamo cercando di vivere il Sinodo che ci è stato donato, attraverso papa Francesco. E anche noi, con te
e le comunità cristiane del Sud Sudan che tu ami, vogliamo vivere comunione, partecipazione e missione.

padre Ottavio Raimondo
missionario comboniano