Padre Vincenzo Percassi

 

Pasqua 2022

L’amore non è un ideale o un semplice sentimento occasionale. Esso anima e sostiene la concretezza della vita nei suoi dettagli, dal bacetto del mattino al proprio figlioletto, fino al gesto di gentilezza offerto o ricevuto in un ufficio pubblico. Ma sappiamo bene che non tutta la nostra giornata è impregnata di questo amore. Molto della nostra vita scorre senza amore ed è proprio per questo che essa finalmente muore. Feriamo e siamo feriti, moriamo e spesso lasciamo morire rassegnati all’idea che non esiste una vita diversa. Siamo così abituati a questa situazione dolorosa da non poter cercare niente di più e niente altro in questo mondo se non una vita che muore. Quanto strana doveva suonare la domanda dell’angelo alle donne che andavano alla tomba: “perché cercate tra i morti?” Non potevano ancora comprendere il mistero di una vita che non era di questo mondo e di un amore che non era di questo mondo, che accettano di mescolarsi proprio con la nostra vita di questo mondo, una vita che muore. Eppure, tutte le scritture e lo stesso Gesù lo avevano predetto: Il figlio dell’uomo deve soffrire, morire e quindi risorgere’. Il Figlio dell’uomo viene a vivere nel mondo proprio per morire e a partire dalla morte far rinascere la vita degli uomini. In Gesù la vita che non muore si unisce alla nostra morte, si nasconde come un seme nella terra e poi rinasce per farsi “presenza” nella nostra realtà “terrena”.
Chiara Lubich dira che la croce è la radice della carità. Da essa, infatti, come da una radice nascosta sottoterra, sgorga una linfa che nutre e sostiene la nostra vita e la nostra capacità di amare e rende tutto più vero, più stabile, più gratuito, più eterno. Perché in fondo vita eterna significa vita che vive di amore o, se vogliamo, amore che si concretizza nella vita. Dobbiamo solo imparare a riorientare il nostro cuore abituato a cercare solo “la vita che muore”. Il nostro cuore e’ abituato a tirare le solite conclusioni, ad accontentarsi di relazioni precarie o scialbe, a ignorare o addirittura a scartare la vita ogni volta che implichi un minimo di sofferenza; e’ abituato a cedere a qualsiasi compromesso pur di soddisfare ancora un poco se stesso. Insomma, un cuore rassegnato a vivere senza amare fino alla fine perché pensa che in fondo, alla fine c’è solo la morte. Pasqua annuncia che non e’ più cosi. “Perché cercate tra i morti? Adesso tra voi vi e’ una vita che non muore?”

La Pasqua e’ l’annuncio sconvolgente che la vita eterna e’ accaduta proprio a partire dai morti, dal sepolcro, dal cimitero. Essa ora attende solo di essere creduta e quindi “cercata” da noi tutti. Abituati a credere che la sola vita che meriti di essere cercata e’ quella che muore appunto, siamo chiamati a far scoppiare il nostro cuore di un desiderio nuovo: quello di una vita eterna. Quella stessa vita eterna che ha riempito gli inferi il Sabato Santo ed i cieli il giorno di Pasqua attende di impregnare anche la nostra realtà terrena. Cercare in questo mondo meno di questa vita eterna, meno di un amore senza fine, meno di una comunione piena con Dio in Gesù Cristo risorto significa vivere distratti, senza qualcosa di essenziale per il nostro cuore, pericolosamente esposti al sentimento di vuoto ed insignificanza. E soprattutto deboli nell’amore. Le guerre cui testimoniamo in questi giorni, come tante situazioni più o meno conflittuali a livello sociale, non sono espressione di un amore debole e quindi di una vita debole? Quel sogno illusorio che la vita sia una favola in cui “vissero felici e contenti per sempre, senza fine” non è più un’illusione. La vita eterna accade nella vita di chiunque crede e si lascia scuotere da una presenza viva che ha potuto scoperchiare la pietra del sepolcro ma trova resistenza, proprio come per i primi discepoli, davanti ai nostri cuori rassegnati, tristi, spesso induriti dall’abitudine e incapaci di stupirsi per qualcosa di più grande di noi che non possiamo misurare. La vita eterna accade ogni giorno se l’accogliamo. Ma questo a partire dalla consapevolezza realistica che non è possibile amare senza fine se non ci si dispone ad amare fino alla fine, fino cioè al sacrificio ed al dono di se.
La croce è la radice della carità.