Padre Giovanni Taneburgo

 

Il primo punto a cui volgiamo la nostra attenzione oggi è il seguente: Il perdono di Dio riabilita la persona. Il passo evangelico ci parla di alcuni scribi e farisei che portano a Gesù una donna sorpresa in flagrante adulterio. Nel loro comportamento notiamo due stonature. * La prima: essi volevano mettere alla prova Gesù volendo vedere se avrebbe acconsentito con la legge di Mosè che chiedeva di lapidare le donne adultere, oppure no. * La seconda: la loro intenzione era discriminatoria; infatti, per la punizione, portarono soltanto la donna, lasciando da parte il complice. Gesù interviene con fermezza: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. Interessante notare come gli accusatori se la svignano uno per uno, e come Gesù perdona la donna, dandole però un chiaro impegno: “D’ora in poi non peccare più”. Così Gesù riabilita quella donna che non sarà più vittima ma persona capace di amare e di amare bene e molto.

Abbiamo qui una chiara lezione contro due tendenze che sembrano presenti in tutti gli uomini e le donne di questo mondo: la tendenza a giustificarsi gettando la colpa sugli altri e cercando un capro espiatorio per ogni male, e la tendenza a costituirsi giudici che condannano. L’esempio di Gesù è chiaro: Egli non condannò la donna. Questo suo atteggiamento ci chiede di ricordare il comandamento che troviamo in Luca: “Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati (…). Con la misura con cui misurate sarà misurato a voi in cambio” (Luca 6,37-38). L’atteggiamento di Gesù ci porta anche a capire il male dell’intolleranza. Nel “Padre nostro” preghiamo: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Praticamente chiediamo al Padre di agire nei nostri confronti come noi agiamo nei confronti degli altri. Mamma mia! Cosa succederebbe se il Padre ascoltasse questa nostra invocazione?

Ecco allora come deve essere il nostro comportamento nelle nostre relazioni quotidiane in famiglia e nelle nostre comunità: condannare il male con fermezza, ma aiutare chi sbaglia o pecca perché si converta e non continui a sbagliare o a peccare. Inoltre dobbiamo ricordare che la radice del male è in ciascuno di noi, ed è migliorando noi stessi che possiamo sperare di aiutare gli altri a crescere nel bene; è migliorando noi stessi che possiamo sperare che il mondo diventi migliore.

La Quaresima volge al termine e quindi la Pasqua si avvicina. Approfittiamo di tutto ciò che Dio – buono e misericordioso – ci dona per la nostra conversione. In modo particolare, suggerisco di impegnarci a trovare qualche occasione per celebrare il Sacramento della Penitenza che implica la confessione e l’assoluzione. Inoltre potremmo impegnarci a fare qualcosa per migliorare le nostre famiglie e le nostre comunità apportando in esse un po’ più d’amore, di gioia, di pazienza.

Per intercessione della Madonna, in sintonia con le prime due letture della Liturgia Eucaristica di oggi, chiediamo al Signore la grazia di guardare in avanti con un atteggiamento di vera speranza. Com’è bello avere la convinzione che Dio può aprire nuove strade nel deserto di questo mondo facendolo fiorire per noi, per i profughi che fuggono dalla violenza, per i poveri, i perseguitati, gli anziani, i malati e proprio tutti.

E che il sogno della ‘fraternità e amicizia sociale’ che Papa Francesco nutre e che tanti nutrono in comunione con lui, prenda corpo nell’umanità tutta! 

Giovanni Taneburgo
Missionario Comboniano