Padre Romeo Ballan

Semplici fatti di cronaca o storia di salvezza?

III Domenica di Quaresima
Anno C – 20.3.2022

Esodo 3,1-8.13-15
Salmo 102
1Corinzi 10,1-6.10-12
Luca 13,1-9

Riflessioni

Auschwitz, Hiroshima, Torri Gemelle, terremoti, tsunami, cicloni, ennesimo incidente del sabato notte… E tutte le altre vittime di guerre (Kiev, Mariupol…), attentati, massacri, incidenti, fatti di cronaca nera, catastrofi, violenza, schiavitù, epidemie, aids… Di chi è la colpa di questi mali? Un castigo di Dio? Esiste un modo diverso di guardare le disgrazie? Possono essere un invito alla conversione del cuore? Come interpreta Gesù fatti del genere? Sono alcune delle molte domande che ci facciamo davanti a mali come questi. Gesù è informato e attento sui fatti del giorno (Vangelo): ci riflette su, li giudica con criteri propri, nuovi, non secondo la mentalità corrente, ne fa un’analisi critica, li commenta.

Alcuni tentavano di coinvolgere Gesù in una critica pubblica a Pilato per un atto certamente sanguinario e sacrilego (v. 1). La lezione che Gesù trae da quel fatto, come pure dalla morte di 18 persone per la caduta della torre di Sìloe, va ben oltre l’interpretazione comune della maggioranza, che semplicisticamente li attribuiva a un castigo di Dio. Gesù invece legge in questi fatti di cronaca l’invito di Dio a un cambio di vita, al fine di non perire tutti allo stesso modo (v. 3.5). La provocazione era insidiosa: nel caso di Pilato, credere che bastasse ribellarsi e soppiantare il procuratore romano; nel caso delle vittime della torre, pensare subito ad un castigo per un peccato, o all’opera di agenti esterni (Dio, compreso). È la reazione più frequente e più comoda: puntare il dito sugli altri, cercare un colpevole esterno, pensare che il male sia nelle cose fuori di noi, vincolare malattie o disgrazie a colpe commesse o a un castigo divino… Sono atteggiamenti tipici della mentalità pagana, che i missionari riscontrano spesso in ambienti non cristiani, ma anche tra cristiani non del tutto convertiti.

Tale mentalità impedisce di arrivare alle cause vere dei mali che succedono, ci porta al fatalismo e alla passività; ci fa dimenticare che la malattia e la morte sono connaturali con la nostra vita umana limitata; inoltre ci induce all’idea falsa di un Dio castigatore e interventista. Gesù ci libera da quella mentalità e ci offre criteri nuovi per affrontare problemi angoscianti e ineludibili circa il rapporto tra Dio e le disgrazie, la malattia, la sofferenza, la morte… Gesù va alla radice dei problemi. Anzitutto ci invita a rifiutare l’idea di un Dio che punisce e castiga, che abbatte le torri e fa morire gente innocente; Dio non c’entra con il crollo di una casa, con un ponte o un aereo che cade, un terremoto o un uragano. Gesù ci presenta un Dio che si prende cura di noi, guarisce, insegna, accoglie, perdona, è vicino a chi piange e soffre; non compie miracoli per far spettacolo o per supplire alle ingiustizie e stupidità umane. È un Dio che ci ha creati liberi, capaci e responsabili, in grado di risolvere numerosi problemi.

Gesù ci ammonisce: “Se non vi convertite, perirete tutti” (v. 5). Cioè, se continueremo a inquinare l’acqua, l’aria, il creato, ci distruggeremo tutti. Se continueremo a dimenticare Dio per mettere al primo posto il profitto e il denaro, prevarrà la cultura dell’indifferenza, della violenza e dello scarto, e moriremo tutti. Se non impareremo a convivere con rispetto e fraternità tra culture e religioni differenti, provocheremo una catastrofe universale. Gesù ci invita a convertici, a cambiare il cuore affinché le cose migliorino. Le cose andranno meglio se le persone cambiano dal di dentro; solo dal cambio del cuore verrà un miglioramento delle strutture umane, religiose, socio-politiche. Questa è la notizia buona e nuova: il Vangelo cambia la mentalità, il cuore, la vita. (*)

Quel commento di Gesù sui fatti di cronaca non è un’evasione, ma una lettura più profonda. Il Vangelo non passa ai margini della storia, non si limita a sfiorarla, ma entra dentro i fatti, arriva alla coscienza delle persone: è lì che Dio costruisce il suo Regno di amore e di libertà. “Il Regno di Dio non è qualcosa di parallelo alla storia, ma la interpella e la interpreta. I fatti della nostra vita ci permettono di comprendere meglio la portata del messaggio” (Gustavo Gutiérrez). Sfioriamo qui il rapporto, sempre misterioso, fra la Provvidenza divina e l’autonomia della storia con i suoi avvenimenti, che non sono, di per sé, portatori di castigo o di premio. Il cristiano, con discernimento illuminato dalla fede, sa leggervi dentro un messaggio, un’opportunità di ravvedimento, il senso dell’esistenza umana. Il cristiano sperimenta che l’amore di Dio non ci libera ‘dalla’ sofferenza, ma ci accompagna ‘nella’ sofferenza e la riempie della sua presenza.

Davanti a fatti dolorosi e atroci, non serve domandarsi: dov’era Dio con la sua onnipotenza? Si rischia di dimenticare gli ampi spazi di libertà che Dio affida all’uomo: solo l’uomo è responsabile delle ingiustizie che commette, dei mali che non evita, delle disgrazie che non previene. Dio non fa morire gente innocente; Dio non c’entra nulla con il crollo di una casa. Ermes Ronchi commenta: “Dov’era Dio? No. Dov’era l’uomo, quel giorno? Se l’uomo non cambia, se non si converte in costruttore di alleanza e di libertà, questa terra andrà in rovina perché fondata sulla sabbia della violenza e dell’ingiustizia”. Per due volte Gesù ripete: “Se non vi convertite, perirete tutti” (v. 3.5). Per questo Dio ci usa misericordia e pazienza: ci fa dono del tempo come realtà nella quale si attua la salvezza. Anzi ci concede un tempo supplementare, “ancora quest’anno”, per portare frutti (v. 7-9). Nella parabola del padrone che vuole tagliare l’albero (v. 7), possiamo vedere la nostra falsa idea di un dio castigatore, impaziente. Al contrario, il nostro Dio ama identificarsi con il vignaiolo che coltiva e pota la vite perché porti più frutto (cfr. Gv 15,1-2); Egli è il “Dio contadino” innamorato di ogni sua pianta, che attende con pazienza, disposto a dare sempre nuove opportunità, fare interventi di cura e di mantenimento (potatura, zappatura e concime: v. 8). Dio non si ferma a quello che abbiamo fatto ieri, ci offre nuove stagioni per fare meglio.

L’esperienza del popolo d’Israele, avverte san Paolo (II lettura), serva da esempio e ammonimento per noi (v. 6.11): nonostante che tutti siano stati testimoni e partecipi di innumerevoli opere di Dio a loro favore, molti non corrisposero alle attese di Dio e si persero (v. 5). Il monito è chiaro: non cullarsi in illusioni per presunti meriti, ma vivere umilmente nella coerenza (v. 12). Sempre con la fiducia riposta in Dio, amante e liberatore del suo popolo. Infatti, nel roveto che ardeva senza consumarsi (I lettura) Dio si è auto-rivelato a Mosè come Dio della vita, Dio degli antenati (v. 6), Dio che vede la miseria del suo popolo, ode il suo lamento, conosce le sue sofferenze, si fa vicino per liberarlo (v. 7-8). Egli è Colui che è (v. 14), Dio presente sempre, ovunque, per tutti. Emmanuele. Una presenza creatrice e liberatrice. L’impegno evangelizzatore dei grandi missionari nasce sempre, come per Mosè (v. 4-5), da una forte esperienza di Dio e dal coinvolgimento personale nella sofferenza della gente: tale è stato il cammino di Francesco Saverio, Pietro Chanel, Daniele Comboni, Francesca Saverio Cabrini, Teresa di Calcutta, Oscar Romero…

Parola del Papa

(*) «Servire Dio, liberi dal peccato, fa maturare frutti di santificazione per la salvezza di tutti».

Papa Francesco
Messaggio per la Quaresima 2022, n.1

 

Sui passi dei Missionari

20 B. Francisco Palau y Quer (1811-1872), sacerdote spagnolo dei Carmelitani scalzi. Fondatore, promotore delle missioni popolari, fu vittima di varie persecuzioni.

  • Bb. 38 Martiri dell’Albania, uccisi sotto il regime comunista fra 1945 e 1974: Mons. Vinçenc Prennushi (1885-1949), francescano albanese, arcivescovo di Durazzo, e 37 compagni martiri (vescovi, sacerdoti e laici), che furono beatificati a Scutari nel 2016. Oltre a questi 38 beati, varie decine di altri cattolici albanesi subirono prigionia, torture e morte durante la stessa persecuzione: vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose, seminaristi e numerosissimi laici.
  • Ricordo di Luis Espinal Camps (1932-1980), gesuita spagnolo, missionario in Bolivia, fedele annunciatore del Vangelo. Lavorò a fianco dei minatori e dei poveri per la promozione dei diritti umani e in difesa della democrazia. Rapito dai paramilitari, fu torturato e ucciso.

21 S. Nicolao della Flüe (1417-1487), laico svizzero, sposato e padre di 10 figli. Fu agricoltore, magistrato, ufficiale dell’esercito confederato, e deputato alla Dieta (Assemblea) federale. A 50 anni, con il consenso della moglie e dei figli, si ritirò a fare vita eremitica, ma continuò a essere consigliere e paciere. È patrono della Svizzera e Padre della Patria riconciliata e confederata.

  • Giornata internazionale per l’eliminazione della Discriminazione Razziale, istituita dalle Nazioni Unite nel 1966.

22 S. Nicola Owen (c. 1550-1606), martire inglese, fratello coadiutore gesuita. Durante 26 anni di persecuzione anticattolica, viaggiò per tutta l’Inghilterra, costruendo nascondigli per salvare i sacerdoti. Rinchiuso nella Torre di Londra, venne torturato a morte.

  • B. Clemente Augusto Von Galen (1878-1946), cardinale tedesco, chiamato “il leone di Münster”, la città dove fu vescovo dal 1933. Fu profeta di speranza e pastore coraggioso. Lottò apertamente contro gli errori del nazismo di Hitler e contro la violazione dei diritti delle persone e della Chiesa.
  • Giornata mondiale dell’Acqua, istituita dall’Onu nel 1992.

23 S. Turibio Alfonso de Mogrovejo (1538-1606). Amministratore laico nel tribunale dell’Inquisizione in Spagna, fu nominato arcivescovo di Lima (Perù) dove organizzò la vita ecclesiale, anche con la celebrazione di Concili regionali. Fu instancabile nelle sue visite pastorali e strenuo difensore degli indios. È patrono dell’episcopato latinoamericano.

  • Ven. Felice Tantardini (1898-1991), fratello cooperatore missionario nel Pime, per 70 anni in Myanmar. Si definiva “fabbro di Dio”, ma sapeva cavarsela in tutto: fabbro, falegname, agricoltore, infermiere, sacrestano, costruttore. Aiutava i poveri, istruiva i giovani, viaggiava sempre a piedi. Era un uomo di preghiera: recitava tre rosari al giorno, e concludeva la giornata con un’ora di adorazione.

24 S. Oscar Arnulfo Romero y Galdámez (1917-1980), martire, arcivescovo di San Salvador (El Salvador), coraggioso difensore del suo popolo oppresso e povero. Fu ucciso da un sicario, mentre stava celebrando la S. Messa vespertina, nella cappella dell’ospedale della Divina Provvidenza a San Salvador, dove viveva. Fu proclamato beato nel 2015 e santo nel 2018. Diceva: «Se mi uccidono, risusciterò nel popolo salvadoregno». Nell’omelia del 23-3-1980, vigilia della sua morte, lanciò il suo grido finale: «Vi supplico, vi prego, vi ordino in nome di Dio: cessi la repressione!». (Vedi 12/3).

* Dal 1992 si celebra oggi la giornata di Preghiera e Digiuno in memoria deiMissionari Martiri’, nell’anniversario del martirio di S. Oscar Romero.

25 Annunciazione del Signore – Maria rispose all’angelo Gabriele: «Eccomi, sono la serva del Signore» (Lc 1,38). – «E il Verbo si fece carne» (Gv 1,14).

  • S. Maria Alfonsina Danil Ghattas (1843-1927), nata a Gerusalemme e vissuta in Palestina. Fondò a Gerusalemme l’istituto Suore del Santo Rosario. «Diede testimonianza di mitezza e unità» (Papa Francesco).

26 Anniversario dell’enciclica Populorum progressio di Paolo VI (1967), sullo sviluppo integrale della persona e lo sviluppo solidale dei popoli.

 

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web: www.comboni.org “Parola per la Missione”

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