Padre Alessio Geraci

A partire dal cuore ……

In questa seconda domenica di Quaresima, le letture della liturgia ci presentano un Dio vicino, un Dio che entra in dialogo con le sue creature.

Lo vediamo nella prima lettura, dove il libro della Genesi ci parla del dialogo tra Abramo e Dio. È il momento della promessa di Dio ad Abramo: la sua discendenza sarà come le stelle del cielo, infinitamente grande. Il testo biblico ci dice che «Abramo credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia».

Questa seconda domenica di Quaresima è l’occasione propizia per chiederci sinceramente in cosa crediamo e soprattutto in chi crediamo oggi.

Molte volte crediamo alle promesse dei “politicanti” di turno, che approfittano della nostra buona fede e talvolta anche della nostra innocente ingenuità per continuare a ingannarci, ma la domanda che questa Parola ci ispira oggi è: crediamo in Dio e nella sua Parola, come ha fatto Abramo? Crediamo nelle promesse di Dio, nella sua infinita misericordia, nel suo enorme desiderio di vedere ognuno di noi felice, realizzato, sano?

La promessa di Dio ad Abramo diventa più di una semplice promessa; Dio infatti stabilisce un’alleanza con Abramo: «Alla tua discendenza io do questa terra, dal fiume d’Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate». Ecco perché diciamo con grande gioia che il nostro Dio è un Dio vicino, un Dio amico, è un Dio che stabilisce un’alleanza con ciascuno di noi perché l’unica cosa che gli interessa e lo preoccupa è che possiamo vivere una vita in abbondanza, in pienezza, in pace, una vita serena e felice.

Il Salmo di questa domenica esprime i sentimenti del popolo di Israele, che nella sua storia ha sperimentato concretamente la vicinanza di Dio. Anche oggi possiamo provare gli stessi sentimenti del salmista e cantare con grande gioia nei nostri cuori: «Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore? Il Signore è difesa della mia vita: di chi avrò paura?». Sì, è così che lo sperimentiamo ogni giorno anche noi: il nostro Dio è il Dio che viene in nostro soccorso, specialmente nei nostri momenti di maggiore difficoltà dove sembra che lottiamo per sopravvivere in questo mondo ferito e spezzato dall’odio, dalla violenza, dalla globalizzazione dell’indifferenza, dall’oppressione, dalle guerre, in Ucraina e in tutte le parti del mondo dove ci sono fratelli contro fratelli.

Sperimentiamo quotidianamente un Dio che ci protegge, che si prende cura di noi (attraverso persone concrete!), che veglia su ognuno di noi: con Lui al nostro fianco, non temiamo nulla!

Il Salmo si conclude con un’esortazione che per noi oggi diventa più di un semplice invito: «Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore». E noi, in chi speriamo? Nel Signore o in altri “signori”? In chi abbiamo riposto tutta la nostra fede e la nostra speranza? Nel Dio della Vita che ad ogni istante ci dona vita, o negli idoli di morte, che lentamente ci tolgono la vita?

Nella seconda lettura, Paolo scrive alla comunità di Filippi, con un’esortazione molto chiara: «fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi». In un’altra occasione, Paolo scrivendo la sua prima lettera ai Corinzi aggiungerà un accento molto bello e particolare: «Siate miei imitatori, come anch’io lo sono di Cristo» (1 Cor 11, 1). Paolo quindi cerca di imitare Cristo e noi cerchiamo di imitare Paolo, perché seguire Cristo significa concretamente essere suoi imitatori. Ma dobbiamo riconoscere che non siamo sempre stati e non sempre siamo in grado di imitare Cristo, di avere gli stessi sentimenti e comportamenti di Chi per esempio, ha perdonato anche i suoi carnefici. Molte volte accade ciò di cui Paolo ci parla in questo frammento che la liturgia propone questa domenica come seconda lettura: «molti si comportano da nemici della croce di Cristo».

Allora possiamo chiederci: quando diventiamo nemici della croce di Cristo?

Ogni volta, ad esempio, che con le labbra parliamo di Cristo ma poi il nostro stile di vita, i nostri pensieri, i nostri comportamenti, ci allontanano da Lui e ancora peggio, allontano da Lui anche le persone che ci circondano, la comunità. Ogni volta che stacchiamo la fede dalla nostra vita quotidiana ci comportiamo come nemici della croce di Cristo. Ogni volta che vogliamo un Cristo senza croce e un Cristo senza Chiesa diventiamo nemici della croce di Cristo.

Qual è allora il cammino che Paolo ci propone? Rimanere saldi nel Signore!

E in questo cammino quaresimale, perseverare saldamente nel Signore è anche osservare le pratiche quaresimali del digiuno, dell’elemosina e della preghiera, ma anche praticare le opere di misericordia corporali e spirituali. Ma soprattutto è voler cambiare, essere persone nuove, rinnovate e rinnovatrici.

Nel Vangelo di questa domenica Luca ci presenta la scena della trasfigurazione di Gesù.

Siamo nel nono capitolo di Luca e subito l’evangelista ci offre un dato importante: Gesù sale sul monte per pregare, in compagnia di Pietro, Giacomo e Giovanni. Ci mostra la centralità della preghiera nella vita di Gesù e ci spinge a chiederci se anche per noi, suoi discepoli missionari del 2022, la preghiera è davvero centrale nella nostra vita o ci lasciamo prendere dalla frenesia dei nostri ritmi quotidiani. Gesù non sale sul monte da solo ma in compagnia di Pietro, Giacomo e Giovanni: vuole far sì che i suoi amici più cari vedano e sperimentino tutta la bellezza della preghiera come un’esperienza unica.

La preghiera infatti è sempre un’esperienza unica, è l’appuntamento d’amore che si danno due amanti: Dio e noi, uomini e donne concreti, con volti concreti, nomi concreti, storie concrete. Sappiamo bene che la preghiera non deve essere qualcosa di automatico, meccanico, freddo, ma sempre qualcosa di molto spontaneo. Non si tratta di ripetere meccanicamente formule apprese a memoria di cui a volte non conosciamo o non comprendiamo appieno il significato, ma si tratta di aprire completamente la “porticina” del cuore a Colui che continua ad amarci, nonostante i nostri errori e orrori, perché Dio vuole stare con noi e ama la nostra compagnia.

E mentre Gesù pregava, «il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante». E proprio in quel momento apparvero Mosè ed Elìa, che rappresentano la Legge e i profeti. Ora, i profeti e la Legge sono i mezzi attraverso i quali Dio ha parlato al mondo nel corso dei secoli. Questi due grandi personaggi biblici conversano con Gesù sulla sua imminente morte a Gerusalemme. Pietro e i suoi due compagni si erano addormentati ma al loro risveglio videro la gloria di Gesù. In fondo anche questa è la Quaresima: molte volte anche noi ci addormentiamo nella nostra vita spirituale, a volte mettendo da parte la preghiera, l’incontro con gli altri fratelli e sorelle, il servizio…ci lasciamo prendere dal torpore, dalle mille cose da fare, e sembra che cadiamo “in letargo spirituale”. Ma è solo rimanendo svegli, con il cuore, gli occhi, le orecchie e le mani ben aperte che possiamo vedere la gloria del Signore.

E Pietro, come sempre, prende la parola: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa».

Stava ancora parlando, quando venne una nube che li coprì con la sua ombra. Dalla nube (chiaro rimando al mondo dell’Antico Testamento dove la nube rappresentava la presenza di Dio) uscì una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».

Quando la voce cessò, Pietro, Giacomo e Giovanni, pieni di paura per quanto stava accadendo, non videro altri che Gesù. Come a dirci che ora Dio parla per mezzo di Gesù, la “Parola definitiva del Padre”, che non viene ad abolire ciò che Dio ha detto attraverso i profeti e la Legge, ma lo porta a compimento.

La domanda che chiude la nostra riflessione di questa domenica è: nella tua quotidianità, ascolti Gesù? O lo ascolti solo quando ti fa comodo? Tante volte prestiamo attenzione a tante voci, che spesso si rivelano essere “fake news”, delle notizie false che ci confondono e ci dividono. E se prestassimo attenzione a questa voce che dal cielo ci chiede di ascoltare Gesù, il Figlio di Dio? Proviamoci, almeno! Che la luce della trasfigurazione (a cui noi tutti siamo chiamati come ci ricorda Paolo nella seconda lettura) illumini la nostra vita!

Buona domenica!

Con la missione nel cuore
Padre Alessio Geraci