Padre Giovanni Taneburgo

 

Il passo evangelico di questa domenica descrive l’evento della Trasfigurazione di Cristo Gesù, un evento stupendo che mi ha dato sempre tanta gioia. Infatti esso ci fa vedere il Signore come un grande artista che mise colori vivaci sul telone grigio della vita dei discepoli che presentava uno sfondo di tristezza e di mancanza di speranza.

Consideriamo alcuni punti:

  1. Prima della Trasfigurazione, Gesù aveva parlato della sua sofferenza e della sua morte. I discepoli erano diventati tristi perché, come tutti del popolo d’Israele, si aspettavano un Messia glorioso e potente. Con l’evento della Trasfigurazione Gesù volle assicurarli che l’ultima parola non sarebbe stata della sofferenza e della morte ma della vita.
  2. Gesù mostrò se stesso in un contesto di luce splendente per dare ai discepoli un’anticipazione della bellezza unica della sua Risurrezione e della sua Glorificazione. La gioia dei discepoli fu tale che Pietro chiese a Gesù se potevano rimanere sul monte per sempre.
  3. Il contesto della Trasfigurazione fu quello di tutte le manifestazioni di Dio nella Sacra Scrittura: la luce luminosa, un’atmosfera di grande gioia e la voce che venne dalla nube e che proclamò: “Questo è il Figlio mio, l’amato; ascoltatelo!”

Come dicevo sopra, la Trasfigurazione di Gesù fu per i discepoli un’importante esperienza della sua divinità e un’anticipazione della sua Risurrezione. Per Dio Padre fu un’occasione privilegiata per invitare i discepoli ad ascoltare il Figlio e ad avere fede in Lui.

E per noi che significato ha questo importante evento?

Esso ci presenta l’elemento fondamentale della fede: dire di si all’invito del Padre ascoltando Gesù e avendo fede in Lui. Fede in Gesù che significa vivere in modo creativo così da dare al Padre l’opportunità di dire a ciascuno e a ciascuna di noi: “Tu sei il mio figlio diletto, l’amato”, – “Tu sei la mia figlia diletta, l’amata”.

Un pensiero importante per la nostra vita è stato espresso da Papa Francesco nella Lettera Enciclica ‘Laudato Sì’. Con amore grande e anche con preoccupazione per il mondo, afferma il Pontefice, Gesù non lasciò mai cose, circostanze e persone così come le aveva trovate. Con il suo potere salvifico Egli trasfigurava ogni realtà e ora fa capire a noi che trasfigurati da lui, abbiamo il potere di trasfigurare le diverse realtà che ci toccano, in particolare le persone che incontriamo. Possiamo fare ciò captando e proclamando la dignità di ogni persona soprattutto i vicini, i poveri e gli abbandonati.

Nella vita del grande artista, Michelangelo, c’è un episodio che può esserci di ispirazione:

Un giorno un suo amico l’aveva cercato per diverse ore senza trovarlo. Quando stava per rinunciare alla ricerca, pensò a una grande cava di marmo fiducioso che là l’avrebbe trovato. Era proprio lì con lo sguardo fisso su un grande blocco di marmo. L’amico ebbe l’impressione che lo stesse contemplando e aveva paura di disturbarlo. Però poi si accostò all’artista, lo salutò e gli chiese cosa stesse facendo. Michelangelo fissò il suo amico nel volto e disse: “Vedi? In quel blocco di marmo così pesante e senza una forma precisa si nasconde un angelo e io voglio tirarlo fuori!” L’artista lavorò per tanto tempo e con un grande atteggiamento di religiosità, scolpì un angelo considerato il più bello tra quelli da lui creati.

Il Signore ci rende capaci di vedere la dignità presente in ogni persona e di aiutare tutti a vederla in se stessi per lasciarsi trasfigurare aiutati da chi opera nel nome del Signore.

Nell’essere strumenti vivi di trasformazione nelle mani di Dio, c’incoraggia la certezza che un giorno la trasfigurazione di tutto il creato sarà portata a compimento. Ciò avverrà nella Gerusalemme Celeste “dov’è la dimora di Dio con gli uomini. Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il Dio-con-loro. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi; non vi sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate”. (Apocalisse 21:3-4)

Giovanni Taneburgo
Missionario Comboniano