Padre Romeo Ballan

Il volto del Trasfigurato non vuole volti sfigurati

II Domenica di Quaresima
 Anno C – 13.3.2022


 

Genesi 15,5-12.17-18
Salmo 26
Filippesi 3,17-4,1
Luca 9,28-36

 

Riflessioni

Contemplare il volto! L’antifona d’ingresso offre una chiave di lettura del Vangelo della Trasfigurazione e di altri testi biblici e liturgici di questa domenica: “Cercate il suo volto. Il tuo volto io cerco, o Signore. Non nascondermi il tuo volto”. Una risposta a questa insistente supplica arriva da un monte, dove Gesù si trasfigurò davanti a tre discepoli prescelti: “il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante” (v. 29). La Trasfigurazione che i tre evangelisti sinottici ci narrano è un passaggio misterioso, difficile da interpretare, perché presenta un’esperienza ai confini dell’umano e del divino; usa un linguaggio simbolico, che ritroviamo nella Bibbia ogni volta che si parla di manifestazioni di Dio: monte, nuvola, luce, voce… Per i tre discepoli fu un’esperienza forte, entusiasmante: è bello per noi stare qui! esclama Pietro.

Gli evangelisti insistono sullo splendore luminoso che manifesta esternamente l’identità di Gesù; infatti la luce è segno del mondo di Dio, della gioia, della festa. Qui la luce non viene da fuori, ma emana dal di dentro della persona di Gesù. A ragione, Luca sottolinea che Gesù “salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto” (v. 28-29). È dal rapporto con il Padre che Gesù esce dinamicamente trasformato: la piena identificazione con il Padre risplende sul suo volto. La preghiera trasforma, ti cambia la vita, ti aiuta a guardare la realtà in modo diverso, con gli occhi della fede. In quella esperienza sul monte i discepoli intuiscono che il volto di Gesù rivela il volto di Dio, che quell’uomo Gesù è davvero il Messia. Lo capiranno pienamente dopo che Egli sarà risorto (cfr. Mt 17,9), quando anche i discepoli saranno radicalmente trasformati: allora lo comprenderanno e lo annunceranno ad ogni creatura (cfr. Mc 16,15). (*)

Il cammino di trasformazione interiore è lo stesso per Gesù, per il discepolo e l’apostolo: la preghiera, vissuta come ascolto-dialogo di fede e di umile abbandono a Dio, ha la capacità di trasformare la vita del cristiano e del missionario. Infatti, la preghiera è l’esperienza fondante della missione. Tale è stata anche l’esperienza di Pietro, sicuro di non essere andato “dietro a favole artificiosamente inventate”, essendo stato uno dei tre “testimoni oculari… mentre eravamo con Lui sul santo monte” (2Pt 1,16.18). In mezzo a confusione e paura (v. 33.34), Pietro avrebbe voluto evitare quel misterioso “esodo” – quello strano passaggio a Gerusalemme – di cui parlavano Mosè ed Elia con Gesù (v. 31); avrebbe voluto fermare nel tempo quella stupenda visione del Regno (v. 33) come una perenne “festa delle capanne” (Zc 14,16-18). “Ascoltatelo!” disse la voce di Dio Padre dalla nube (v. 36). Ascoltare, contemplare, in silenzio… È il primo atteggiamento da coltivare in presenza del sacro, di Dio, dell’Eucaristia, dei santi…

Pietro ha dovuto uscire dai suoi schemi mentali – puramente umani – per entrare nel modo di pensare di Dio (Mt 16,23). Lo stesso avvenne per Abramo (I lettura), del quale la seconda domenica di Quaresima ci presenta sempre una delle vicende emblematiche (la chiamata, il figlio Isacco, l’alleanza). Ad Abramo – anziano, senza terra e senza figli – Dio promette una terra e una discendenza, ma gli chiede in cambio l’assoluta adesione del cuore, la fedeltà all’alleanza (v. 18). Abramo capisce che il fatto di credere non è un’azione periferica, marginale, ma comporta lo spostamento del baricentro della propria vita su Dio. Per la fede, come spiega san Paolo (II lettura), abbiamo la forza di rimanere “saldi nel Signore” (v. 4,1) anche nelle prove, non comportandoci “da nemici della croce di Cristo” (v. 18), ma da amici che Lo aspettano “come salvatore” (v. 20).

Il volto trasfigurato e affascinante di Gesù è un preludio della sua realtà post-pasquale e definitiva; la stessa che è promessa anche a noi. Su questa vocazione alla vita e alla gloria si fonda la dignità di ogni persona umana, che per nessun motivo dovrebbe soffrire deturpazione. Purtroppo, anche oggi, in tutti i Paesi, il volto di Gesù è spesso deturpato in tanti volti umani, come afferma il documento dei Vescovi latinoamericani a Puebla (Messico, 1979): volti di bambini malati, abbandonati, sfruttati; volti di giovani disorientati e sfruttati; volti di indigeni e di afroamericani emarginati; volti di campesinos abbandonati e sfruttati; volti di operai mal retribuiti, disoccupati, licenziati; volti di anziani emarginati dalla società familiare e civile (n. 31-43). E la lista potrebbe continuare con le situazioni che ognuno conosce nel proprio ambiente. Oggi dobbiamo aggiungere: volti di donne e bambini impauriti che fuggono dalla guerra in Ucraina; ma anche da tante altre guerre… Sono altrettanti appelli pressanti alla coscienza dei responsabili delle nazioni e ai missionari del Vangelo di Gesù. Perché missione è restituire e garantire dignità e sorriso ai volti deturpati e sfigurati

Parola del Papa

(*) «Proprio seminando per il bene altrui partecipiamo alla magnanimità di Dio… Seminare il bene per gli altri ci libera dalle anguste logiche del tornaconto personale e conferisce al nostro agire il respiro ampio della gratuità, inserendoci nel meraviglioso orizzonte dei benevoli disegni di Dio. La Parola di Dio allarga ed eleva ancora di più il nostro sguardo: ci annuncia che la mietitura più vera è quella escatologica, quella dell’ultimo giorno, del giorno senza tramonto. Il frutto compiuto della nostra vita e delle nostre azioni è il “frutto per la vita eterna” (Gv 4,36), che sarà il nostro “tesoro nei cieli” (Lc 12,33; 18,22). Gesù stesso usa l’immagine del seme che muore nella terra e fruttifica per esprimere il mistero della sua morte e risurrezione (cfr. Gv 12,24)… Questa speranza è la grande luce che Cristo risorto porta nel mondo».

Papa Francesco

Messaggio per la Quaresima del 2022, n. 1

 

Sui passi dei Missionari

13 Anniversario dell’elezione di Papa Francesco (2013), cardinale Jorge Mario Bergoglio, nato nella capitale argentina (17-12-1936), figlio di emigranti piemontesi, gesuita e arcivescovo di Buenos Aires dal 1998. – Iniziò solennemente il suo Pontificato il 19 marzo, festa di san Giuseppe.

  • S. Dulce Lopes Pontes (Salvador de Bahía, 1914-1992), religiosa brasiliana, conosciuta come “Irmã Dulce” (Sorella Dolce), consacrò la sua vita al servizio dei poveri e degli operai.
  • Ricordo di padre Nicolas Kluiters (1940-1985), gesuita olandese, missionario in Libano, ucciso nella Valle della Bekaa, dove svolse per dieci anni un fecondo apostolato. Fattosi “pastore di pastori”, si impegnò nella catechesi e la formazione delle comunità cristiane nei poveri villaggi della zona, integrando assieme il “servizio della fede e la promozione della giustizia sociale”. È in cammino la sua causa di beatificazione ‘per martirio’.

14 Ven. Vasco de Quiroga (c. 1470-1565), giurista e avvocato spagnolo, missionario e primo vescovo di Michoacán (Messico), difensore e promotore degli indios, che con affetto ricordano l’amore straordinario del loro “tatá Vasco”, un vero padre nella fede per la Chiesa messicana. Nel suo programma e nella sua prassi pastorale voleva che i nativi fossero uomini e donne liberi, attori del loro benessere, cristiani autentici secondo il Vangelo.

  • SdD. Chiara Lubich (1920-2008), laica italiana. Ispirandosi alla preghiera di Gesù – «Perché tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21) –, fondò il Movimento dei Focolari, per l’unità e la pace nella famiglia, tra le generazioni, tra i popoli e le religioni.

15 S. Luisa de Marillac (1591-1660), vedova francese, fondatrice, assieme a S. Vincenzo de’ Paoli, delle Figlie della carità.

  • Compleanno di san Daniele Comboni (1831-1881), figlio di Luigi e di Caterina-Domenica Pace. Nacque a Limone sul Garda (Brescia) e morì a Khartoum (Sudan), come vescovo vicario apostolico dell’Africa centrale.
  • B. Artemide Zatti (1880-1951), laico salesiano italiano, medico missionario in Patagonia (Argentina).
  • Ven. Eusebio Francesco Chini (1645-1711), sacerdote gesuita di Trento, detto P. Kino. Dal 1681 fu missionario, esploratore e scienziato nei territori settentrionali del Messico e nel sud degli Usa, cominciando dalla Bassa California, poi Sonora, Arizona…, dove fondò più di 20 missioni e si adoperò per migliorare le condizioni di vita degli indios (nelle coltivazioni, allevamenti, artigianato…). È riconosciuto come “uno dei padri fondatori dell’Arizona”; per questo è onorato con una statua nel Campidoglio di Washington. Morì a Magdalena-Kino (Messico).
  • SdD. Akash Bashir (1994-2015), giovane cattolico pakistano, studente dell’Istituto tecnico Don Bosco di Lahore. Il 15 marzo 2015, mentre era addetto al servizio di sicurezza della chiesa di san Giovanni, con forza e coraggio riuscì a bloccare all’ingresso un attentatore kamikaze, che si fece esplodere, uccidendo se stesso e il giovane. Con il sacrificio della sua vita Akash Bashir evitò una strage dentro la chiesa, dove più di mille persone partecipavano alla Messa domenicale. È il primo ‘servo di Dio’ nella storia della Chiesa in Pakistan.

16 S. José Gabriel Brochero (1840-1914), sacerdote argentino, pastore esemplare e viaggiatore instancabile. A dorso di mula (lo chiamavano “el cura gaucho”) visitava casa per casa i suoi fedeli in regioni lontane. Morì cieco e lebbroso.

  • SdD. Lazzaro Graziani (1918-1961), cappuccino di Sarcedo (Vicenza), missionario in Angola, martirizzato per ordine di un capo protestante a Pangala, dove Padre Lazzaro stava preparando i fedeli alla Pasqua.

17 S. Patrizio (385-461), nato in Inghilterra, divenne il grande missionario ed evangelizzatore dell’Irlanda. Fu vescovo di Armagh. È patrono dell’Irlanda.

18 S. Cirillo di Gerusalemme (313 o 315-386), vescovo di Gerusalemme, noto per le sue catechesi. Fu spesso perseguitato dagli Ariani.

19 S. Giuseppe, sposo della Vergine Maria, «uomo giusto», si è fidato di Dio (cfr. Mt 1,19). Fu un umile falegname, padre legale di Gesù, testimone oculare della sua vita, custode della santa Famiglia di Nàzaret. «Ha amato Gesù con cuore di padre» (Papa Francesco). È “patrono della Chiesa universale” (B. Pio IX, 1870), “patrono dei lavoratori” (Pio XII), patrono della buona morte, invocato da numerosi santi e beati, venerato dal popolo cristiano in moltissime chiese, congregazioni, istituti e associazioni nel mondo intero.

 

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web: www.comboni.org “Parola per la Missione”

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