Padre Tonino Falaguasta Nyabenda

 

Il Vangelo della 1a domenica di Quaresima (Luca 4, 1-13) ci parla di Gesù che resta nel deserto 40 giorni, tentato dal diavolo. “Non mangiò nulla in quei giorni e, quando furono terminati, ebbe fame” (Luca 4, 2). C’è pertanto allusione al popolo di Israele che passò 40 anni nel deserto e anche a tutta la nostra vita che è sempre insidiata dal “divisore”(= diavolo o satana) che ci vuole separare da Dio e dalla sua promessa. Tre sono le “fami” (plurale di fame) che l’uomo sperimenta: la fame riguardo alle cose, la fame riguardo alle persone e la fame riguardo a Dio. Gesù le ha superate tutt’e tre. Egli infatti rifiutò il potere politico (prima tentazione), rifiutò di fare un segno che obbligasse tutti a credergli (seconda tentazione) e di seguire la via umana (cioè satanica!) che evitasse la croce per ottenere il Regno. Noi, anche dopo il Battesimo, siamo posti di fronte a queste tentazioni fondamentali. Tutta la vita siamo tentati e dobbiamo manifestare la nostra fedeltà a Cristo. Egli è rimasto fedele ai fratelli, per obbedire a Dio suo Padre.
Siamo figli e figlie di Dio, grazie al Battesimo. Ma tutta la vita dobbiamo lottare per non essere succubi del tentatore che ci spinge a voler possedere noi stessi, gli altri e l’Altro (= Dio). Dobbiamo invece ricevere tutto come dono del Padre, amandolo quindi con riconoscenza. E inoltre, imitando Dio, dobbiamo amare gli altri come Dio ci ama (Matteo 25, 31-46). In questo modo distruggeremo le relazioni di violenza, di guerra, di sopraffazione, di dominio, di peccato e di morte per cercare e per promuovere nella nostra vita solo amore, carità e pace.

San Daniele Comboni (1831-1881) ha sempre cercato nella sua vita di diffondere l’amore di Dio e l’amore del prossimo, esattamente come Gesù ci ha insegnato, spiegandoci i due comandamenti più importanti per i suoi discepoli. “Amerai il Signore tuo Dio – ha detto il Signore …- e amerai il tuo prossimo come te stesso!” (Marco 12, 30-31). Ma poi san Giovanni chiosa: “Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello” (1a Giovanni 4. 20-21). E cioè i due comandamenti si fondono assieme in uno solo. San Daniele Comboni così scriveva a suo cugino Eugenio, il 24 dicembre 1879, parlando di ciò che lo faceva lavorare in favore dei popoli dell’Africa Centrale: “Al mondo, grazie a Dio, non ho mai lasciato di amare la carità, e la vita del Missionario è carità”.
Infatti il vero discepolo di Gesù apre il cuore a tutti gli abitanti del Mondo, perché tutti sono chiamati a conoscere il Vangelo e a sperimentare l’amore di Dio, manifestato nel Cristo.

 

P. Tonino Falaguasta Nyabenda